giovedì 2 ottobre 2014

Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti


Nella vita, tutto è cambiamento. Basti vedere come siamo da piccoli e come diventiamo da adulti, per avere poi un'ennesima metamorfosi da vecchi. Volendo proseguire, poi diventiamo ossa e infine polvere, insieme a tanti altri processi fisici/chimici che la mia ignoranza non mi permette di avere, ma ci siamo capiti. Tutto questo per dire che persino io sono cambiato nel tempo, spero di aver fatto un processo di maturazione nel poter giudicare non solo le mie passioni ma anche i vari fatti dell'esistenza, in modo da avere un comportamento retto e onesto. Molti però sostengono che mano a mano che il tempo passa sono diventato sempre più stupido, ma qui devo smentirli: lo sono sempre stato, solo che mano a mano che approfondivano la mia conoscenza hanno solo scavato maggiormente nell'abisso. E sono stato tanto stupido da aver giudicato male questo film la prima volta che lo vidi, spinto da una giovanile irruenza e da una specie di arroganza che tutti noi, prima o poi, abbiamo passato. Il tempo quindi ha fatto il suo corso e così, semplicemente senza fare nulla, mi ha cambiato. Ho fatto diverse letture, ne ho replicato la visione e alla fine, dopo dai e dai, credo di avere abbastanza materiale fra le mani per dire cosa mi ha convinto o cosa no. Tutto questo, ovviamente, senza togliere nulla alla mia stupidità che, poverina, vuole anche lei la sua parte.

Lo zio Boonmee, allo stadio terminale di una malattia ai reni, passa i suoi ultimi giorni di vita nella sua casa di compagna, circondato da alcuni parenti e da un fidato dipendente. Ma degli spiriti, quelli della moglie morta e sotto forma di fantasma e quello del figlio scomparso tramutatosi in spettro-scimmia, gli fanno visita...

E' facile, come ho fatto io ai tempi, bollare questo film come mera minchiata. Perché se ci si sofferma unicamente su quello che è l'aspetto principale, beh, ne saremmo del tutto giustificati. Si tratta infatti di un film lentissimo, cose che a confronto le riprese del matrimonio dei vostri genitori sembrano un film con Van Damme, e con degli sviluppi di trama davvero insensati e un finale incomprensibile. Da qui va detto quindi, ovviamente senza alcuna arroganza, che non è un film per tutti. Molto semplicemente, credo non sia un film pero occidentali, o almeno per quegli occidentali che non sono intenzionati a fare delle ricerche dopo aver visto un film. La produzione è thailandese quindi va a intendersi che tutto andrà a riflettersi secondo la cultura di quel luogo, totalmente e diametralmente opposta alla nostra, specie per quello che riguarda lo spiritismo. Ed è proprio di spiritismo che questo film di Apichatpong Weerasethakul (maronn a' Carmine, che nome!), premiato con la Palma d'Oro a Cannes proprio da Tim Burton in persona, va a parlare, con un linguaggio tutto suo e con gli stilemi tipici della propria cultura. Per quello che ho avuto modo di capirci qui si intende la reincarnazione, parliamo di un uomo che ha fatto il proprio ciclo di vita e, una volta giunto al fantomatico traguardo, sente quelle che sono state le proprie vite passate fare ritorno a lui. E' un film che parla di morte e di vita insieme, perché fondamentalmente sono una la diretta conseguenza dell'altra. Non c'è morte senza vita e non c'è vita senza morte, eppure l'unica cosa, anch'essa collegata a questo macabro binomio, è ancora una: il cambiamento. Nel morire una persona cambia il proprio stadio fisico ma, come detto nel primo paragrafo, inesorabilmente finisce per cambiare anche nel corso della propria esistenza. E' successo alla moglie di Boonmee, che divenendo spettro può dare uno degli indizi fondamentali all'esistenza, ed è successo a suo figlio, che inseguendo la scimmia nel paese delle scimmie-spettro è divenuto un loro simile a sua volta, quindi una persona che ha superato i confini umani per trovare il cambiamento. E il cambiamento, come ci fa intendere l'ultima, enigmatica scena, tocca tutti, che si accorgano o meno della cosa. Questo è ciò che ho tratto da questo film non facile ma, non per questo, poco affascinante. Perché nonostante in certi punti faccia proprio di tutto per non farti seguire, è sospeso in un'atmosfera favolistica che cerca di alleggerire tutta l'incomprensione che si è creato attorno, lasciando quindi un senso di leggerezza e malinconia che accompagna fino alla fine. Anche se è totalmente diverso, per certi versi mi ha ricordato Valhalla rising, poiché ha al proprio interno un'atmosfera pazzesca ed esageratamente bella, anche se il discorso che formulan è interessante, anche se però non è sostenuto per tutta la propria durata. Infatti certe digressioni appaiono abbastanza forzate e, nonostante la leggerezza di cui sopra, alcune scene impossibilitano dal non ridere - si, mi sto riferendo alla principessa sfregiata che si fa ingroppare dal pesce - quando invece il discorso va avanti. Forse si tratta di un ostacolo culturale (d'altronde, se non fossimo occidentali, quanto farebbe ridere la storia di una vergine che si fa ingravidare dallo Spirito Santo?) eppure alimenta un senso di incomprensione volontaria quando, alla fine delle cose, ciò che si racconta è molto semplice. Abbiamo quindi due scelte, come il bue che ci viene mostrato nel prologo: o scappare o accettare di farci guidare nella visione.

Non un film che consiglio a tutti, però è una pellicola che offre una svariata moltitudine di discussioni sulla vita e tutto il resto. E poi ci sono le scimmie.


Voto: ★ ½

6 commenti:

  1. Mi aveva lasciato un pò perplesso, ai tempi.
    E resto perplesso ancora oggi. ;)

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    1. Significa che allora il ricordo di quella sensazione è rimasto e che, proprio per quello, come minimo merita la sufficienza :)

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  2. Altro film da aggiungere alla lista "da guardare".

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    1. Altra cosa di cui mi dovrai far sapere ;)

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  3. La tua recensione me l'ha riportato alla mente e così ho deciso di rivedermelo l'altra sera, questo Zio Bonmee. Fu il mio primo approccio con il cinema di Apichatpong e devo ammettere che all'epoca mi lasciò parecchi dubbi. Successivamente però, ho approfondito su questo autore dal nome impronunciabile e ora, ogni suo film riesce sempre a regalarmi grandi emozioni (questo, a confermare quanto tu accenni in apertura al post). Il tema della reincarnazione è sempre presente nei suoi film; se posso consigliarti, uno tra i suoi migliori visti è "Syndromes and Century" (ne scrissi anche: http://visionesospesa.blogspot.it/2013/08/syndromes-and-century-sang-sattawat.html). Ovviamente, la prima cosa di cui ci si deve armare, è una grande pazienza ;)

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    1. Mi fa piacere che scrivi e che possiamo parlare di un film che ha colpito entrambi, sono così dare come occasioni! :D
      Purtroppo ho cercato di vedere altri film di questo atipico regista ma non riesco a recuperarli, son o troppo di nicchia. Spero di riuscire a rimediare in tempi abbastanza brevi.

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