venerdì 3 ottobre 2014

Vinodentro


Alle volte succedono cose strane. Un giorno stai camminando con la tua ragazza in città ed ecco che vedi uno che sembra lo Stanis di Boris. Eh no, non può essere lui, ha pure i baffi, quindi non ci pensi, Poi ti capita di partecipare come comparsa alla fiction di Romeo e Giulietta che Mediaset sembra non voler più trasmettere, scoprendo anche che la tua regione, il Trentino, sembra essere presa d'assalto dai cineasti filmici e televisivi di mezza Italia. E la cosa ti fa piacere, in fondo. Così passa il tempo, vedi qualche cinepresa che ti passa davanti, ma poi non ci pensi più. Fino a che non capiti davanti al cinema e vedi di un film che non avevi mai sentito nominare, Vinodentro, che è stato girato dalle tue parti e che ha fra gli attori principali proprio Stanis. E che quel film lo proiettano nella tua città con la presenza del regista... occasione ghiottissima, quindi, così ci vai con i tuoi soliti amici di merenda, sperando che alla fine ci sia anche una degustazione gratuita di vini pregiati. Così ci vediamo il film, ci piace pure e riusciamo addirittura a fare quattro chiacchiere col regista. Però niente degustazione, quindi la fregatura in fondo c'era.

Il commissario Sanfelice deve indagare sul caso di Giovanni Cuttin, ex direttore di banca, ora famoso e stimato enologo, la cui moglie è stata brutalmente uccisa. Cuttin però sembra non sapere nulla e inizia a raccontare al commissario una strana storia, sull'incontro con un sedicente Professore che gli ha fatto scoprire l'amore per il vino e dato inizio alle sue disavventure...

Di questo regista avevo visto, alle medie, il film Ilaria Alpi - il più crudele dei giorni, pellicola che non ricordo molto ma che mi aveva fatto appassionare alla storia di quel personaggio, dando origine da parte mia a una serie di ricerche che sfociavano nel maniacale. Per il resto però il suo non è stato un nome che ho mai ricercato particolarmente - questo ovviamente senza togliere nulla a lui e alla sua professionalità - per il semplice fatto che dopo il biopic sulla coraggiosa giornalista ha fatto pochi altri titoli che mi hanno solleticato l'interesse. Per dire, manco questo titolo mi incuriosiva particolarmente, anche perché quello dell'enologia non è un tema che non sento come mio, e sono andato alla proiezione più che altro per la particolarità dell'evento. Non avevo nessuna aspettativa e, forse per questo, sono rimasto piacevolmente meravigliato. Vinodentro non è un film imperdibile e manco un capolavoro, è una pellicola molto piccola e semplice, una goccia che si mescola insieme alle altre del mare della cinematografia, eppure, se vista in quella che è unicamente l'ottica italiana, appare quasi anomala. Perché per una volta non parliamo né di meridionali incasinati né di famiglie sfasciate, ci viene offerta una storia con un particolare intreccio e, sorpresa delle sorprese, uno sfociare fiale che sconfina nel sovrannaturale. Tutto questo ovviamente non influisce sul finale, perché se il film è scritto male, la storia, per quanto fuori dagli standard nostrani, rimane brutta. Qui però abbiamo un intreccio semplice ma non per questo poco coinvolgente, belle battute spiritose e mai troppo volgari che, col finale volutamente aperto e interpretativo (anche se durante la visione ci sono diversi indizi che ci fanno intuire la vera realtà delle cose), offrono un prodotto che non insulta l'intelligenza dello spettatore, senza però sovraesporla a sforzi eccessivi. Poche le note negative, fra le quali, però devo mettere l'attore protagonista, Vincenzo Amato, che non mi ha convinto particolarmente. Non ricordo di averlo mai visto in altri film, per quanto la sua pagina su Wikipedia faccia intendere che non è uno sprovveduto, ma la sua performance mi ha lasciato abbastanza freddino. Simpatico come sempre invece Pietro Sermonti (Stanis), che pur essendo un personaggio marginale riesce a dominare la scena quando è presente, anche se però è Lambert Wilson che ha la parte più interessante. Altra cosa che mi ha fatto abbastanza storcere il naso è la regia in alcuni passaggi, troppo minimale vista la deriva sovrannaturale, senza contare che nell'inizio mi è sembrato che ci fossero dei leggeri errori di grammatica cinematografica - chiedo magari a chi è più esperto di me, ma nel primo incontro con la ragazza misteriosa, quando Cuttin la incontra e poi scompare, non si dovrebbe mostrare un totale della stanza vuota? Cosa che però mi ha veramente sconvolto, purtroppo fattore totalmente avulso al film stesso, è stato il vedere su schermo i posti nei quali solitamente mi trovo a passare il tempo, cosa alla quale non sono abituato vedendo perlopiù film stranieri o girati in realtà cittadine distanti chilometri da me, e che mi ha fatto sorridere in più di un punto.

Enologi o meno, il film riesce a frasi apprezzare senza problemi. Nulla di particolarmente raffinato o cervellotico, ma comunque rispettoso dell'intelligenza dello spettatore. Bello, ma di una bellezza molto sottile... come un buon vino.


Voto: 

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