mercoledì 26 novembre 2014

Ghost in the Shell: Stand Alone Complex - 2nd GIG


Era da un pochetto che non tornavo a parlare di anime. E devo ammettere che pure le mie visioni in quel campo sono drasticamente calate, complice anche una serie di cose che mi hanno impedito di dedicarmi alle mie passioni nel tempo in cui avrei voluto, quindi urgeva un attimino il frammentare le visioni da compiere, concentrandomi solo su quelle essenziali, non solo per me ma anche per la natura di questo blog. Ritorno però a riparlare del magnifico mondo dei disegni animati nipponici ripescando uno dei franchise che più mi è caro, quello di Ghost in the Shell. Come sapete sono cresciuto drogandomi dei film di Oshii - cosa che penso abbia creato qualche squilibrio psichico in me - e, pur non avendo mai reperito il manga di Masamune Shirow per pigrizia, mi sono ugualmente fiondato sulle due serie animate che erano state realizzate dalla Production IG, lo stesso dei due lungometraggi. La prima serie mi aveva lasciato abbastanza freddino e, nonostante l'innegabile qualità, gli mancava quel quid per colpirmi a fondo come avrei voluto, forse perché ero più orientato verso la visiona lanciata dal maestro Oshii e non ero ancora pronto a quella più leggera di Kenji Kamiyama. Le cose sarebbero continuate in questa maniera oppure ci sarebbe stata la svolta definitiva?

Dopo i tafferugli della precedente serie, la Sezione 9 viene completamente ristabilita, ma i guai non tardano ad arrivare. I profughi delle precedenti guerre mondiali (la terza e la quarta) sono tutti rifugiati sull'isola artificiali di Deijima, ma sembrano avanzare, causando addirittura degli atti terroristici per declamare la loro indipendenza dal Giappone. A guidarli è il misterioso Kuze Hideo, che insieme a un gruppo chiamato gli Undici Individuali sta facendo tremare tutte le basi del potere giapponese. Come se non bastasse si intromette anche Kazundo Goda, lo sfregiato capo del Servizio Informazioni, che sembra giostrare tutto a proprio piacimento.

Devo ammettere che questa serie mi ha davvero sorpreso in positivo. Stand alone complex non poteva di certo dirsi uno spettacolo indegno ma, come avevo già scritto, non mi aveva soddisfatto appieno. Questa serie sembrava destinata a sortire lo stesso effetto, proprio perché la precedente aveva riscosso in tutto il mondo gran sostegno e, quindi, squadra che vince non si cambia. Kenji Kamiyama torna alla regia di un progetto che, però, sembra discostarsi molto da quanto detto in precedenza. E il perché ce lo dice giò la sigla d'apertura perché. stando a quanto riferiscono i titoli di testa, Mamoru Oshii sembra entrato a far parte del progetto. Un ruolo marginale, quello di autore del soggetto, ma nel vedere come la serie si dipana di episodio in episodio, credo che il suo contributo sia stato decisamente maggiore. Innanzitutto è molto più cupa, e non solo perché molte sequenze avvengono di notte. Nel senso che è cupa anche di giorno. C'è una quantità tale di temi scomodi, sporchi e morbosi che me l'hanno fatta amare all'istante. Non dico allo stesso livello dei film, ma comunque un qualcosa che ci si avvicina molto, mantenendo ugualmente una propria identità. Perché quello di Oshii è il lavoro di Oshii, due film che hanno fatto la storia e sono un punto di riferimento per tutti i cineasti, quello di Kamiyama invece è il lavoro di Kamiyama, forse meno colto e cervellottico, ma comunque dotato di una sua personale intelligenza che non lo fa sfigurare. Qui si deve gran parte del merito al precursore, ma la visione del giovane allievo ne esce inalterata. Solo più matura. E questo è decisamente un grande merito da attribuirgli, un'evoluzione che ogni artista degno di questo nome (o anche un semplice narratore) dovrebbe avere. E Kamiyama dimostra un controllo estetico e narrativo davvero notevole, con sequenze tecniche mai confusionarie, battaglie fluide e mai incomprensibili e dei movimenti della macchina da presa davvero suggestivi. Mi riferisco soprattutto a quella carrellata circolare che vede gli Undici Individuali sul grattacielo, davvero bellissima e animata in maniera davvero eccelsa. E sono soprattutto le animazioni ad occupare gran parte della meraviglia, perché la cura messa in questo progetto da ogni componente può dirsi davvero magistrale, a momenti non sembra neppure di guardare un serie televisiva ma un lungometraggio ad alto budget. Possiamo ben dire quindi che ambo le serie sono state delle opere create da un grande appassionato. Solo che nella prima egli aveva voluto dimostrare il suo approccio, accompagnare lo spettatore in un mondo che forse conosceva già ma che qui era stato tradotto dalla sua nuova visione, mentre a questo giro non si occupa più del mondo, ma di imbastire una storia che possa colpire duro e fare anche un poco di male. Ed è la storia che risalta maggiormente, perché gli episodi auto conclusivi sono decisamente meno (e, per quello che è il mio gusto personale, sono anche più sopportabili) e la vicenda degli Undici Individuali assume valori di complessità narrativa ed etica davvero ragguardevoli, raggiungendo lo status di vera grandezza. E lo fa in totale autonomia cosa più importante di tutte. Kamiyama fa di nuovo centro con il suo progetto di rilancio di uno dei marchi più famosi della storia dell'animazione giapponese. ci mostra intrighi, violenza, dibattiti politici ed etici (questi ultimi, a detta sua, sono quelli che lo hanno messo maggiormente in difficoltà) senza mai strafare e lasciando sempre lo spazio giusto per ogni cosa. Forse a differenza dei film di Oshii (che rimangono il mio chiodo fisso che mi impedisce una vera e propria obiettività, non voletemene) non farà la storia del suo settore, ma fa la storia del presente, dimostrando che intrattenere con intelligenza e un dispendio di budget notevole non è un'utopia. E in un mondo dove ha imperversato una serie come Sword Art Online, da tutti considerata un capolavoro nonostante la natura fetente, non può che essere un bene ripescare questa perla recente.

Sicuramente da vedere, sia per rigore di completezza sia per dei meriti che non si possono ignorare se ci si definisce appassionati di animazione.


Voto: 

3 commenti:

  1. Ne ho sempre sentito parlare ma non l'ho mai vista per paura di trovarmi a guardare una "nerdata".

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    1. I film di Oshii guardali assolutamente, sono due pietre miliari.
      Le serie per me non sono così indispensabili, ma sono decisamente lontane dall'essere delle 'nerdate', a mio parere.

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    2. Mi fido del tuo parere e porrò rimedio alla lacuna al più presto.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U