giovedì 27 novembre 2014

NO MORE EXCUSES (A WEEK WITHOUT VIOLENCE): Persepolis


Essere blogger, alla fine, vuol dire essere un po' dei cazzoni. Chiunque inizi a tenere un blog credo che, se ha almeno un paio di neuroni funzionanti, lo faccia unicamente come passatempo, senza pretese di avere una qualche voce in capitolo o di peso nell'argomento che va a trattare, E' un gioco e come tale va preso. Ma può diventare anche altro, nel suo piccolo, quando c'è la buona volontà. E lo può diventare proprio grazie a questi evential days, solitamente usati per celebrare una personalità del mondo del cinema, ma che, negli ultimi mesi, si sono rivelati utili anche per poter esprimere concetti che andassero al di là del mero contesto della settima arte. E' un perfetto esempio la campagna War no more (alla quale ho partecipato con Good morning Vietnam) fatta per il centenario della prima guerra mondiale, alla quale tutti abbiamo risposto con grande entusiasmo. E credo che, proprio per la sua natura sociale, succederà lo stesso con questo No more excuses, che si pone l'obiettivo di trattare il tema della violenza sulle donne. Non voglio fare inutile allarmismo come fanno i telegiornali, che hanno trovato la notizia che va di moda quest'anno e da un bel po' di tempo non fanno altro che bombardarci di ogni tipo di fatto di cronaca che abbia alla base una violenza domestica, ma non va negato il fatto che tali atrocità ci sono sempre state. Oggi se ne parla (forse troppo, a volte anche a caso e facendogli perdere anche il senso di gravità che devono avere), li si pubblicizza per un buonismo da salotto che andrebbe evitato, eppure è un problema che esiste sul serio e va affrontato con serietà.

La storia è quella di Marjane Satrapi, già autrice del fumetto, e della sua esistenza, barcamenata fra un Iran in continuo mutamento politico/sociale e uno sbarco in un Europa molto distante e contraddittoria.

Chiunque bazzichi nel mondo dei fumetti, prima o poi si sarà ritrovato dinanzi al volumone Persepolis, scritto e disegnato da una certa Marjane Satrapi. La stessa Marjane Satrapi che ha diretto, insieme a Vincent Paronnaud, questo bellissimo cartone animato. Solitamente questo volume ve lo propinano insieme a Maus di Art Spiegelman (lettura obbligatoria ma che sconsiglio alle persone facilmente impressionabili) perché hanno in comune il tema della guerra, ma sono totalmente differenti per registro e temi trattati. Spiegelman usa degli animali antropomorfi per spiegare gli orrori dei campi di concentramento (per la cronaca: gli ebrei sono i topi) mentre la Satrapi descrive come l'Iran in cui è vissuta è cambiato, con un'ironia mai troppo irrispettosa ma che, dietro una risata amara, non sconvolge mai più di tanto - almeno in apparenza. Pochi sanno però, nonostante lei lo dica sia nel fumetto che nel film, che la Satrapi è discendente della dinastia Qajar e che, anche se lei minimizza il tutto, forse la sua opera non è da prendere in maniera così ossequiosa tanto dal punto di vista politico, quanto da quello socio-antropologico. Perché ciò che rendeva così bella la lettura della sua opera era proprio vedere i cambiamenti di vita subiti da una donna del popolo raccontati proprio da una donna del popolo. Ed è proprio su quello che fa perno anche il film che, pur dando un inevitabile quanto rapido (ma mai minimizzato) resoconto di quelli che sono i fatti storici che hanno portato a tutto quello, preferisce dedicarsi maggiormente a quelli che sono stati i tormenti delle persone che lo hanno vissuto. La guerra è una cosa orribile ma la si può vivere in diverse forme. C'è la guerra fatta coi carri armati e le combutte politiche, così come quella interiore, che può essere creata dal dover andare per forza di cose in in paese diverso, con tutta la discriminazione che questo può portare. Ma ce anche il tormento di ritornare in patria e di scoprire di essere straniera nella tua stessa terra, perché possono esserci dei guai se sei una donna molto sveglia in un paese troppo arretrato. Questi sono i conflitti vissuti da Marjane, un passato forse non molto diverso da quello di molte altre sue concittadine ma raccontato con arguzia e intelligenza, con un disegno manuale che, nonostante la semplicità del tratto, lascia basiti per alcune trovate. Ma forse non è neppure il racconto di una guerra, storica o personale che essa sia, quanto quello di una sconfitta. Perché il paese in cui Marjane vive forse non può essere curato in tempi brevi, perché la religione non è un male (e di questo ne sono assolutamente sicuro, pur non essendo credente) ma sono un male i fondamentalismi. In un paese simile non è lecito portare avanti un matrimonio, se compiuto per un'insana fretta portata dalle istituzioni stesse, non c'è la possibilità di farsi una cultura se la censura è a livelli così atroci e opprime quello che è il diritto indispensabile di ogni persona: il sapere. Perché un uomo che sa, così come una donna che apprende, può definirsi un umano libero. A conti fatti possiamo dire che Persepolis, nonostante la sua ironia e leggerezza, parla di una sconfitta. La sconfitta di una donna coraggiosa che è costretta a lasciare una terra che ama, ma il cui amore, per certi versi, non è ricambiato. Perché è vero che il sistema lo si può rovinare solo dall'interno, ma l'ignoranza, quella portata dalle dittature e dagli ostracismi, riesce a creare barriere molto difficili da rompere. E così Marjane se ne va, lasciando bene intendere però che non dimenticherà mai quella terra natia, che sarà proprio l'epicentro dell'opera per cui verrà ricordata. Ed è ricordando entrambe le versioni di quel capolavoro che, in una giornata simile, voglio rendere omaggio a una grande donna. Una donna che, in un secondo millennio dove la figura e la persona femminile ha raggiunto un'uguaglianza solo di facciata, è riuscita a farsi valere mettendo a nudo la propria vita, senza peli sulla lingua e con molto coraggio - il film ha ricevuto diverse contestazioni dal governo iraniano, che ne chiese l'esclusione dal festival di Cannes e ottenne la squalifica da quello di Bangkok. Ed è per questo che spero lo facciano vedere nelle scuole, perché le ragazzine abbiano un buon esempio nel quale riconoscersi, in quello che è un mondo che sembra troppo interessato a proiettare i propri riflettori solo dove puntano già i raggi di un sole stanco e che non ha più molto da dire.

Con me oggi partecipano anche i colleghi di Non c'è paragone e Scrivenny, con due film molto diversi ma in totale sintonia col tema trattato.


Voto: 

29 commenti:

  1. Bella iniziativa, come ho ribadito da più parti. E devo prendere nota, urge recupero di questo Persepolis!!! =)

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    1. E fallo vedere anche al Nano, non può fargli che bene! :)

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  2. Film molto bello, non ho letto il fumetto, ma il film mi è piaciuto molto.

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    1. Viaggiano ognuno su binari differenti, senza intralciarsi. Ma se hai occasione, il fumetto leggilo assolutamente!

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  3. Persepolis è un film che ho adorato, che mi ha fatta commuovere e riflettere, perfetto per questa occasione!

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    1. Non potevo farmi scappare questo titolo, infatti XD

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  4. Ne ignoravo addirittura l'esistenza. Oppure non ci ho mai fatto troppo caso. Corro a recuperarlo!

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    1. O_________________________o
      SHAME ON YOU!

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  5. Mi piacerebbe leggere il fumetto, il film è Arte animata secondo me! Io scrivo sul blog per riordinare i miei pensieri, se poi c'è qualcuno che desidera commentare è il ben venuto, mi piace il confronto con gli altri :)

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    1. Certo che è arte!
      Beh, alla fine penso che l'etere serva sempre per un confronto, a patto che sia civile ed educato.

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  6. Mea culpa mea grandissima culpa. Col capo chino corro a recuperarlo.

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  7. E' stato il primo 'esperimento' del genere... e devo dire che all'epoca mi piacque tantissimo. Dovrei rivederlo, ma lo trovo comunque perfetto per questa iniziativa!

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    1. La Francia ha un patrimonio animato interessante, anche se fatto col contagocce. Rivedilo, che male non fa!

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  8. Film bellissimo, sentito e toccante.
    Più che promosso!

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    1. E il fatto che la mente principale di questa piccola meraviglia sia una donna, per me lo rende ancora più bello.

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  9. Bella recensione che ha colto in pieno lo spirito dell'iniziativa. Io amo il mio 'lavoro' anche per questo! *_*

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  10. ENORMI entrambi per i due generi cui appartengono. Ma filmicamente e nelle stesse tematiche ho preferito Valzer con Bashir

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    1. Lì mi sa che va a mero 'de gustibus'. Anche perché, nonostante il tema simile, dono entrambi due filmoni della Madonna.

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  11. Bella recensione, iniziativa lodevole e film incredibile. Non sapevo fosse ispirato ad un fumetto e la cosa mi spinge a chiedermi quanti nerd lo hanno letto?

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    1. Nerd?
      Ahahahahahahahahah!
      Il nerd medio manco sa che esiste.
      Falliti!

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  12. Sono vergognosamente a digiuno sia del film sia del fumetto. Sha me on me.
    Gran bel post, comunque. Sentito e delicato. :-)

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    1. Tutti i post mi sono sembrati davvero sentiti :)

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  13. Che bello, che bello, che bello. Adoro il tono. Non so se ha senso grammaticalmente, ma è un film di cui adoro il tono. Lo potrei vedere all'infinito, gran scelta!

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    1. Infatti sono felice di averlo scelto :) e sì, pure io adoro il tono ;)

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  14. Niente da aggiungere, un film davvero bello.
    Mi fa sempre morire la scena dei "movimenti impudichi" delle natiche che corrono XD

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    1. Ben ritornata, era da un bel po' che non ti si vedeva su questi lidi :D
      Scena divertentissima. "E allora voi evitate di guardarmi il culo!" XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U