domenica 30 novembre 2014

Pretty Little Liars - stagione 2


Ho sempre asserito che non si può dire nulla senza conoscerlo profondamente. La qual cosa poi vale sia per le cazzate, come possono essere le passioni e gli hobby, sia per le cose serie. Mi viene in mente una simpatica band come i Folkstone che nella canzone Nebbie dicono "il saggio non è giudice / se ancor non conosce i miei perché", cosa che dovrebbe divenire legge un po' per tutti. Passando quindi dal punto di vista più leggero della faccenda, continuo a ostinarmi nel ripetere che non si può giudicare nulla senza averlo prima visto. Certo, un trailer poco accattivante o la presenza di alcune menti artistiche che non ci piacciono a prescindere possono ben influire sulla voglia di vedere qualcosa, però la correttezza dovrebbe imporci di giudicare un qualcosa solo dopo averlo visto. Motivo per cui, quando la mia ragazza mi ha costretto chiesto gentilmente di vedermi almeno le prime stagioni della sua serie preferita, la stramaledettissima qui recensita Pretty Little Liars, non ho potuto esimermi dal portare a fondo questa mia convinzione. D'altronde, si sapeva già in partenza che il target di riferimento era quello femminile-adolescenziale e che non si andava a parare su lidi particolarmente alti, ma magari poteva riservarsi una piccolissima sorpresa come Beautiful creatures. E così, dopo una prima stagione tutto sommato accettabile, mi sono ritrovato a concludere la visione della seconda.

Sembrava che dopo la morte di Ian tutto fosse destinato a fermarsi ma, come ci dimostrava l'ultima puntata della prima stagione, A è ancora più incazzata di prima. E adesso i guai sono ancora più di prima, perché l'avversario delle bitches sembra avere alleati in ogni dove.

Ho sempre pensato che la caratteristica principale di un bravo autore sia quella di saper rinnovare il proprio stile, di non divenire la continua riproposizione di sé stesso. Questo vale anche sia per i temi che vuole trattare la sua opera che, cosa forse più importante di tutte, per il genere narrativo in cui vuole ambientare le vicende. Ognuno, ovviamente, ha un proprio genere di punta (l'horror per Stephen King, il thriller per Dennis Lehane e la fantascienza per Philip K. Dick) e, prima o poi, nel corso della sua carriera proverà a cimentarsi con cose mai fatte prima. Pensateci bene, un regista come David Cronenberg, ogni volta che ha raggiunto la completa maturità con un genere, con le produzioni successive ha sempre cambiato direzione, confermando quanto si sia meritato lo status di maestro del cinema. Ma è proprio in questo tentativo di reinventarsi - ma penso che debba essere una cosa naturale, a un certo punto - che si nascondono i maggiori pericoli (per esempio, il fantasy favolistico non fa per Salman Rushdie) ma è proprio ciò che può dare la conferma definitiva circa la grandezza di in determinato narratore. Ricordo anche che, quando facevo l'Accademia di sceneggiatura a Torino, mi è stato detto che questo passaggio viene in maniera più facile per quelli che scrivono storie comiche, poiché il far ridere è una cosa così difficile che chi riesce a destreggiarsi in un simile compito ha poi modo di avviarsi verso altri parametri. Mi viene da pensare a Leo Ortolani e al suo Rat-man e a come, in quello che dovrebbe essere un 'semplice' fumetto comico, ha imbastito trame da far invidia ad autori molto più seri, segno che forse quella cosa è vera. Altra cosa che mi hanno detto, sempre all'Accademia, è che il secondo genere più difficile da gestire è proprio il thriller. Quello infatti è un tipo di racconto che esige una mente decisamente elastica perché, oltre a un'attenzione maniacale per quelli che sono i minimi dettagli dell'indagine, deve gestire anche le emozioni e le motivazioni dei vari personaggi, facendo andare questi due elementi di pari passo con il proseguire della storia - e così, un po' a buffo, andate a vedervi tutti Mystic river. Una lezione che forse non deve essersi ripassate bene l'autrice dei libri da cui è stata tratta questa serie (penso, dato che non li ho letti) e che si ripercuote su questa seconda stagione. E ripeto, la prima non era neanche tanti malaccio, se presa per quello che era: una serie leggera per ragazzine che non avevano particolari pretese, ma che se non altro riusciva a intrattenere senza tanti sforzi. Il problema principale è che il gioco e bello quando dura poco e i tranelli di A, alla lunga, stufano davvero. Stufano fin troppo, perché appaiono quasi gratuiti e impediscono di approfondire le varie psicologie dei personaggi, dato che si sapeva già tutto dalla stagione prima. E lo so che si tratta di una serie per ragazzine, ma vorrei ricordare che su tali fronti i film di Harry Potter aveano saputo osare maggiormente. In questo caso non scendiamo in nulla di davvero infido, ma alla lunga tutte le parentesi su amori interrotti, genitori che si separano e via dicendo suonano troppo deboli e prive di un vero interesse, specie se delle adolescenti di devono imbarcare in una sfida che coinvolge un entità misteriosa che sembra avere in mano un'intera cittadina. Tutto per dire che ogni persona ha dei segreti e che spesso tali segreti si nascondono proprio fra le persone che amiamo di più... un bel tema, ma un po' troppo poco per farci sopra una seconda stagione di più di venti episodi - molti dei quali inutili e dove si aggiunge anche una special di Halloween ancora più inutile - che intorno a questo non ricamano null'altro. Ed è anche troppo poco per far affezionare a delle ragazze decisamente ambigue e vogliono apparire sante nonostante siano ree di aver accecato con un petardo una loro coetanea. E d'accordo il non giudicare le persone, come ho scritto nel primo paragrafo, ma c'è sempre un labile limite oltre il quale non si deve spingere e che, se oltrepassato, non deve far richiedere indulgenza.

Quindi si arriva, a fatica, anche alla fine di questa, che inevitabilmente fa presagire l'inizio di uno scenario molto più ampio. E io da idiota, che odio lasciare le cose a metà, credo che andrò avanti...


Voto: 

6 commenti:

  1. Ok, lo ammetto, io in tv guardo cose ben più brutte di pretty little liars, ma non so per quale assurda ragione io questo telefilm non lo riesca a guardare. Sarà che per telefilm e film non riesco a mandare giù con nonchalance prodotti di dubbia qualità, come invece faccio per programmi tv e libri. L'ho provato a guardare più di una volta e ogni volta mi sono sempre pentita di averlo fatto. Non saprei dire cosa mi dia più fastidio se l'andamento "voglio piacere ai teenager ad ogni costo" o la trama al limite del surreale, sta di fatto che non mi piace per niente, però ti capisco quando dici che vuoi continuarlo a guardare perchè capita sempre anche a me, soprattutto con i libri, che non riesco a interromperli a metà, anche se non mi piacciono particolarmente, perchè vengo colpita dalla sindrome del "devo sapere come va a finire".

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    1. Ti dirò, la trama ai limiti del surreale per me è il male minore. Il problema è proprio come questa 'essere surreale' viene raccontato. E poi, dopo tutte le cose che succedono, mi sono fatto un po' di film in mente e voglio vedere quanto c'ho azzeccato.
      Insomma, sono un po' masochista...

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  2. ...io ho iniziato a vederlo quest'agosto, mentre nella penuria di una non estate, hanno fatto le repliche delle prime tre serie...
    mi sono presa una sbandata per quelle 4 stronzette!

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    1. Un giorno devo rinascere donna. Magari solo allora riuscirò a capire cosa ci trova di così bello la gente in questa serie.

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  3. Ho appena terminato la terza stagione, e un po' di delusione ce l'ho pure io, è mai possibile che quando c'è un certo punto di arrivo si ricomincia tutto daccapo senza mai andare al dunque? Questo è il difetto di pretty Little Liars

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    1. Ecco, particolare che volevo tenermi proprio per la terza stagione, perché sospettavo che si sarebbe fatto proprio così XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U