martedì 16 dicembre 2014

Steamboy


Mentre vado avanti con gli anni e mi avvicino al quarto di secolo (mamma mia, mia nonna aveva ragione nel dire che dopo i venti il tempo inizia a volare) non posso fare a meno di pensare alla mia adolescenza e, soprattutto, a quanto manga e anime abbiano influenzato il suo già triste andamento. E se dopo la visione di Ghost in the Shell non c'è più stata speranza di ritornare a una parvenza di normalità, Neon Genesis Evangelion ha messo una definitiva lapide su quello che poteva essere un mio corretto andamento mentale. Se non altro nel mezzo ci sono state anche cose vagamente normali, e anche se un fumetto come Akira (e la sua controparte animata) ha la sua bella dose di peso, però se non altro mi è stato utile per aprire gli occhi sulle potenzialità che i diversi media narrativi hanno. ' stato grazie a quell'opera che sono entrato nel mondo dei fumetti e dei cartoni animati e quindi devo ringraziare il grande Katsuhiro Otomo per aver creato una storia così bella, matura, avvincente e riflessiva. E disegnata benissimo, aggiungerei. Non potevo che seguirlo nel suo andamento, giacché proprio quando ho iniziato ad appassionarmi a quel particolare tipo di storie, era uscito questo Steamboy, film che dall'entusiasmo reperii direttamente in dvd a un prezzo anche irrisorio.

Siamo nell'Inghilterra dell'Ottocento. Il piccolo Ray Steam è un geniale inventore che però, un giorno, ha modo di apprendere una terribile notizia a un paio di sgherri: suo padre, inventore molto famoso, è morto pure lui, ma gli lascia in eredità una strana sfera meccanica. Quella sfera, per le sue potenzialità, è davvero in grado di cambiare le sorti del mondo...

E' stato un anime che ha deluso moltissimi nel mondo, non sol in Giappone, e in parte posso capirlo. Da uno come Otomo, un tizio che ha segnato la storia del fumetto internazionale con quel suo tanto rinomato capolavorone, in effetti, c'era da aspettarsi molto di più che un film come questo. Steamboy infatti non è altro che un'innocua fiaba per bambini, a tratti scontata in alcune parti e che va avanti con scene d'azione decisamente fini a sé stesse, però non me la sento di bocciarlo per diversi fattori. Il primo è quello tecnico, molto meramente. Questo anime infatti ha richiesto ben dieci anni di lavorazione e si vede. Non credo di aver mai visto nell'animazione giapponese qualcosa che riesca a superare questo livello, anche in tempi recenti, o che abbia una tale cura dei particolari o delle animazioni manuali, perfettamente integrate nella colorazione e senza che avvengano degli sfasi troppo fastidiosi. Va accennata anche la ricostruzione storica, sia per i costumi disegnati che per l'ideazione delle macchine, che per quanto futuristiche appaiono perfettamente in tema col periodo in cui la vicenda è collocata, dando quel senso di futuristico-ma-non-troppo che nelle ambientazioni steampunk (narrativa fantascientifica dove tutto funziona col vapore - in inglese steam, appunto). Da questo punto di vista, infatti, solo lodi, perché fa denotare tutta la passione che il team creativa ha messo in un simile progetto. Ma basta questo a rendere un cartone animato un capolavoro? No, purtroppo no, ed è sul punto di vista della sceneggiatura che il film tracolla vertiginosamente. E' un anime che può essere accostato all'Avatar di James Cameron, perché a mio parere ne condivide le stesse sorti poetiche - e lo stesso battage pubblicitario, perché all'epoca, nel settore competente, era stato annunciato come l'arrivo dei Cavalieri dell'Apocalisse. Forse questa creatura di Otomo non aveva delle particolari ambizioni, ma va detto che all'interno si possono trovare diverse componenti che, se trattate con più maturità, avrebbero saputo rendere il film come un piccolo manifesto anti bellico. invece rimane una storia carina che ha la carina idea di mettere al proprio interno delle piccole parentesi che ne fanno intuire la natura politica dell'autore, ma venendo smorzati da una storia che a tratti non ha davvero né capo né coda. Troppe improvvisazioni, troppe perculaggini narrative e situazioni ai limiti della poca credibilità, ma stranamente non si riesce a odiare questo film. Forse perché va ricordato che non si può legare un autore solo a quella che è stata la sua opera più famosa, che gli va permesso di sperimentare ogni campo e, in certi casi, anche di rilassarsi un poco. Otomo a questo giro ha solo voluto fare una modesta storia per ragazzini, uno shonen tutto sommato riuscito per quella che è la via del mero intrattenimento e realizzato in maniera superba. Pecca di tutte le cose che abbiamo detto, oltre che di un protagonista decisamente poco carismatico e con una psicologia quasi assente (ok, il fatto che un marmocchio riesce a governare una macchina volate a vapore in quattro e quattr'otto, che non abbia remore di buttarsi nel cuore di una battaglia e che non versi una lacrima a sapere della morte di un genitore), ma alla fine ma non ce la si fa proprio a volergli male, forse per via della sua coerenza di base. Steamboy non è un anime che ha qualche ambizione, lo dimostra più che chiaramente fin dal suo inizio. Vuole solo essere una storia leggera, per tutti, che sappia intrattenere senza però essere stupida (o esserlo troppo) e regalando qualche emozione al cardiopalma agli spettatori. Perché Otomo è un che il suo mestiere, il raccontare storie, lo sa fare bene, e qui lo dimostra anche coi limiti che si auto-impone da solo, compensando il tutto però con una squadra di prim'ordine. Forse i palati più fini e le menti più esigenti dovranno decisamente andare a cercare altro, magari gli altri titoli che ho nominato a inizio a paragrafo, che sono sicuramente più memorabili, però un po' do sano divertimento non fa male a nessuno. E Steamboy, se preso per quello che è, diverta molto.

Anche se promosso, alla fine rimane comunque una domanda a cui nessuno ha mai risposto... ma valeva davvero la pena di passare dieci anni per realizzare una roba così?


Voto: ★★

2 commenti:

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U