mercoledì 14 gennaio 2015

MIKE NICHOLS DAY: Closer


Passa il tempo e mi accorgo, specie nelle mie passioni, che ho diverse lacune. Decine, se non centinaia, di film rinomati che non ho visto, libri importantissimi che non ho letto e via dicendo. Io credo di mettercela tutta, ma vedo che non si fa mai abbastanza. E me ne sono reso conto quando al tiggì ho sentito della morte di Mike Nichols, regista considerato importante ma che, purtroppo, non conoscevo se non di una fama riflessa. Di suo avevo visto solo Il laureato, ma così tanti anni fa che ne avevo solo un ricordo nebuloso, e dei suoi altri lavori a malapena conoscevo il titolo. C'era però questo Closer, film che non sapevo fosse suo ma che però avevo avuto modo di sentire citato in innumerevoli occasioni. Se ne parlava come di una pellicola complessa, sofisticata e bellissima... eppure non sono mai andato a reperirlo. In compenso però ero andato a reperirmi A Serbian film, quindi quelli che sono convinti che io sia un po' idiota devono avere un minimo di ragione. Così, quando la comunità blogger si è organizzata per fare il tributo a questo regista, ho deciso che era arrivato il momento di reperire questo benedettissimo film, in modo da farmi una mia idea su una pellicola che ha fatto così tanto parlare di sé. Tutto questo quando la polemica scatenata da quella storia e da quelle immagini è ben sopita, cosa eccelsa, perché così posso evitare di farmi condizionare dalle varie correnti di pensiero che si formarono all'epoca.

Dan è uno scrittore di necrologi che, un giorno, incontra Alice, soccorrendola dopo che è stata investita da una macchina. L'incontro con quella ragazza si conclude con un fidanzamento e la nuova storia riesce a dare a Dan l'ispirazione per scrivere il suo primo libro, che viene pubblicato. Ha così modo di conoscere la fotografa Anna Cameron, che ha il compito di fare la foto dell'autore per la quarta di copertina, che però rifugge le sue avance. Così, tramite uno scherzo in una chat, ha modo di farla incontrare con Larry, dottore dalla forte sessualità. Il destino di queste quattro vite è più legato che mai in un folle gioco di gelosie e tradimenti...

La prima cosa che ho pensato nel vedere questo film è che, per via dei dialoghi, doveva essere per forza tratto da una pièce teatrale. Ho scoperto poi che è proprio così e che l'autore di quello spettacolo, tal Patrick Marber, ha curato anche la sceneggiatura - così come ha curato quella di Cinquanta sfumature di grigio, ma non divaghiamo. L'altra cosa che ho pensato invece che questo è il classico film 'per grandi', affermazione che effettivamente può sembrare strana se detta da uno che i diciotto anni li ha passati da un bel pezzo. Il fatto però è che c'è una bella differenza fra il diventare 'legalmente maturi' e 'grandi', nel senso di adulti completi, e in parte questo film ne è la prova. La pellicola infatti parla del tema più abusato ma, al contempo, più difficile del mondo: l'amore. Si sa che al mondo ci sono diversi tipi di amore e che lo stesso muta, perché tutte le cose sono costrette a evolversi nel tempo. Prendiamo due persone che si fidanzano molto giovani e hanno la fortuna di invecchiare insieme, e potremmo dire che, pur continuando ad amarsi, si sono amati in maniera diversa in ogni momento della vita. L'amore che provano due ventenni è diverso da quello provato da due quarantenni, così come quello di due ottuagenari, ma sempre di amore si tratta. Anche se è come paragonare Otto e mezzo e Oldoby: sempre di film si tratta, anche se son due cose totalmente diverse. L'amore quindi si evolve e per comprenderlo appieno bisogna passare certe fasi che io, pur essendo fidanzato da molto tempo, non ho trascorso. Mi manca il convivere, il provare la noia (per certi versi, credo che quella sia il nemico peggiore di un rapporto insieme alla mancanza di misteri, come cantava Jacques Brel) e il sentirmi schiacciato dagli impegni quotidiani, quindi non credo di riuscire a capire in fondo una pellicola come questa, che sembra rivolgersi a chi ha già passato tutte queste cose. Posso quindi cogliere da principio solo quelli che sono i demeriti tecnici, ovvero quei dialoghi troppo teatrali e quindi poco credibili nella nuova natura filmica, insieme a una regia che non riesce a valorizzare troppo il passare del tempo e fa comprendere un paio di sequenze inizialmente destabilizzanti solo dai discorsi fra i personaggi - quando invece il film dovrebbe comunicare maggiormente a immagini, stando a una delle mie solite pippate mentali. Posso aver compreso quindi quello che è solo un messaggio di fondo, quello più superficiale e che quindi mi offusca la vista, impedendomi di fare un'analisi maggiormente approfondita. Fondamentalmente, quello è un gioco svolto da tre personaggi, ovvero Dan, Anna e Larry, le persone adulte e apparentemente 'responsabilizzate'. Alice è l'elemento neutro, quello più ingenuo e, come ci fa intendere il suo apparire in quelle strade londinesi con quegli improbabili capelli, quasi estraneo a quel mondo. Lei è l'unica in grado di amare spassionatamente, un amore sincero e che dona tutto sé stesso al prossimo. E infatti non sarà mai una partecipante attiva nella partita e, se le sue scelte avranno modo di cambiare gli eventi, sarà sempre per un motivo istintivo, per nulla premeditato. Ma cosa resta ai partecipanti, alla fine? Nulla. Solo dubbi, contro le convinzioni che speravano di trovare. "Senza verità siamo animali" dice Dan a un certo punto, ma la verità è così necessaria? Abbiamo bisogno di sapere oppure di credere? Amare vuol dire fidarsi o avere una conferma? Si ha però la sola certezza che c'è questa partita dei sensi da portare avanti. E come ci farà intendere il bellissimo finale (che però fa perno su una situazione poco credibile, a mio avviso, ma è un fattore secondario), l'amore forse è davvero un gioco. Dinanzi a esso ogni cosa perde logica e senso e finiamo per mostrarci in quello che siamo realmente, nonostante le fattezze e le apparenze: dei bambini immaturi. Ma nel comprendere certe cose, spesso il cervello risulta d'impiccio.

Molto probabilmente non l'ho capito per i fatti di cui sopra ma, nonostante alcuni difetti tecnici, è un film che mi ha fatto pensare. E mi ha fatto capire che forse è meglio che mi rispolvero la filmografia del compianto Mike Nichols.


23 commenti:

  1. Questo manca anche a me, obiettivamente non mi ha mai attratta più di tanto. Ma se dici che merita una visione lo segno :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me più che altro attirava per tutto il modo in cui, ai tempi, se ne è parlato. Poi vedere Julia Roberts in una parte drammatica è straniante...

      Elimina
  2. Come ho scritto sul blog di Denny-B, mi manca, ma a un film con Natalia Uomo di Porto bisogna dare per forza una possibilità!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qua poi è anche abbastanza succinta, quindi merita ancora di più XD

      Elimina
  3. Alice non è ingenua, ma è colei che ha sempre mentito tranne una volta: con Larry, che non le ha creduto. Tutti mentono sapendo di mentire. Anna è una ladra, Dan un immaturo verità-dipendente a cui basta avere una donna qualsiasi, e Larry, un cavernicolo, è forse il vero vincitore di "Closer".
    Un cast perfetto per un film che mi è piaciuto fin dalla prima volta che lo vidi: Clive Owen mai più così bravo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bellissima analisi :D comunque non me la sento di ritenere Larry il vero vincitore. Alla fine, quando Dan se ne va dal suo studio, c'è quella ripresa sul suo sguardo che ti a capire che alla fine quella è una vittoria apparente. Cosa gli è rimasto, dopo quello?

      Elimina
    2. Larry si è ripreso Anna distruggendo la relazione che aveva con Dan (scopandosi pure Alice). Più vittoria di così ;)

      Elimina
    3. Sì, a conti fatti ha vinto, eppure, quell'ultima ripresa di Clive Owen, mi lascia solo quella sensazione di perdita.

      Elimina
  4. AHAH abbiamo tipo la stessa intro:D
    Questo però di fama lo conoscevo, dai. Almeno questo.
    E il Laureato, va beh.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Povero Nichols! XD siamo dei blogger poco industriosi.

      Elimina
  5. gran bel film, gran bel cast, gran bel tutto....la donna di uomodiporto merita alla grande poi, come sempre, come ovunque ;)

    RispondiElimina
  6. Risposte
    1. Già, non lo ritengo un capolavoro ma mi ha molto colpito.

      Elimina
  7. A me annoiò parecchio. Ma la tua analisi e quella di Denny (magari) mi faranno cambiare idea! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più quella di DennyB, spero XD a me è piaciuto ma riconosco di non avere tutta la maturità necessaria per comprenderlo appieno.

      Elimina
  8. Un gran film, ottimi dialoghi, in lingua originale merita ancora di più (anche se hanno fatto un ottimo lavoro con il doppiaggio). la scena in cui Owen scopre il tradimento e sbraita contro Julia Roberts fa venire i brividi, una delle migliori mai viste. E poi, la Natalie Portman stripper è un'esperienza trascendentale per un maschietto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, a me invece i dialoghi sono sembrati il punto debole. In un'opera teatrale (come quella da cui è tratta) avrebbero funzionato bene, in un film mi sono sembrati davvero poco credibili.
      E la Portman... beh... dai, non mi sono lamentato XD

      Elimina
  9. Concordo con te che la matrice teatrale si faccia sentire in più elementi del film, probabilmente nella stesura della sceneggiatura io avrei affiancato al drammaturgo una figura che aiutasse a riscrivere l’opera in una chiave più cinematografica. Comunque nel complesso a me è piaciuto, sicuramente uno dei pochi film in cui la Roberts e Law non mi stanno sulle balle, invece la Portman probabilmente mi piacerebbe pure nel filmino della comunione. XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh, la Portman è un istituzione. Credo di aver visto "Thor" solo per lei XD

      Elimina
  10. Bravo come al solito. Film visto tempo fa; ricordo poco e una delle cose che ricordo è che mi annoio. Probabilmente dovrei rivederlo. Comunque amore per Natalie Portaman; per lei ho guardato l'orripilante nuova trilogia di Star Wars

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah, bravo non so. credo che DennyB l'abbia capito molto più di me.
      Beh dai, la Portman è la Portman. Qui poi concede anche qualcosina all'occhio.

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U