sabato 7 febbraio 2015

I racconti di Terramare


Ricordo che ho sempre amato leggere. Sempre, da che ero alle elementari. Ho iniziato con gli albi della Pimpa, poi coi libri del Battello a Vapore, a seguire i Piccoli brividi e poi, finalmente, i libri 'per grandi'. Alcuni dei quali, va ammesso, sono quasi ai livelli della Pimpa, ma questo è un altro discorso. E sono stato un lettore con molti periodi, cose che a confronto Picasso era un principiante, ma che però mi hanno portato a comprendere che la bellezza sta in ogni genere narrativo trattato, perché non è mai il genere di appartenenza a decretare la bellezza di un'opera, ma l'utilizzo che l'autore ne fa. Sarebbe come dire che i libri di Philips K. Dick, William Gibson o di Aasimov siano alla pari di un Divergent di turno. Quindi, come accade a chiunque abbia mai ascoltato nella sua vita i Rhapsody of fire o i Blind Guardian, per me arrivò il periodo fantasy. Un periodo che, dopo il pilastro tolkieniano de Il Signore degli Anelli, mi ha portato a conoscere autori fenomenali come Michael Moorcock con il suo Elric di Melniboné, Robin Hobb con la Saga dei Lungavista e George R.R. Martin con (l'ormai) famosissimo Game of thrones. In mezzo a tutto questo però c'è stato il ciclo di Earthsea, scritto da Ursula K. LeGuin, autrice prima attiva nella fantascienza e poi dedicatasi al fantasy, creando questo mondo. Cinque libri, dei quali i primi tre sono forse fra le cose più belle che io abbia mai letto in tutta la mia vita - complice anche il fatto che li lessi durante una delle estati più sentite della mia vita. Cinque libri dei quali lo Studio Ghibli del sensei Miyazaki aveva acquisito i diritti per farne un film.

Nel magico mondo di Terramare succede qualcosa di strano: la magia perde il suo potere, c'è una moria di bestiame e dei draghi vengono avvistati mentre stanno lottando. E' il segno che qualcosa di spaventoso sta accadendo. Il re sta cercando di fare qualcosa per migliorare la situazione ma, una notte, viene ucciso dal figlio Arren, reso pazzo e con uno sdoppiamento della personalità che lo porta a diventare violento e pericoloso dallo stesso malessere che sta invadendo il mondo. Il principe, dopo l'omicidio, inizia a vagare, fino a che non incontra il mago Sparviere. Il quale...

Ci sono due modi per vedere questo Gedo senki: da fan dell'opera letteraria o da semplici spettatori vergini. Nel primo caso aspettatevi di arrivare a bestemmiare in cirillico con delle sfumature di aramaico, perché il mondo creato della LeGuin è stato letteralmente stuprato - e specifico, dato che non sono le differenze in sé con l'opera cartacea a darmi fastidio, che è stato stuprato molto male; nel secondo caso, invece, preparatevi semplicemente a vedere un brutto film. Perché in qualunque modo si voglia guardare quest'opera d'esordio di Goro Miyazaki, figlio del celeberrimo Hayao, il risultato non cambia. E' un brutto film, però ti lascia sempre uno strano retrogusto. Stai guardando un qualcosa di orribile che però mantiene dentro di sé tutte le caratteristiche di un'opera grandiosa. I temi che hanno reso i libri così belli ci sono tutti, c'è l'attaccamento ai nomi, alle tradizioni, alla memoria e all'identità. Ci sono e diventano parte predominante del lungometraggio per quasi tutto il tempo, ma è la base narrativa che proprio zoppica vistosamente in più punti. Il regista, insieme a Keiko Niwa, stende una sceneggiatura davvero traballante, dove prende la base del terzo volume, La spiaggia più lontana, mette degli accenni de Il mago di Terramare e Le tombe di Atuan (queste ultime citate senza che però si spieghi cosa siano) e mischia i finali di L'isola del drago e I venti di Terramare. Il risultato è quello di una non-storia, un racconto che prosegue ma che però finisce per non portare a nulla. Perché è chiaro che gli intenti di questo film non siano solo ludici, ci sono scene troppo seriose e argomentazioni molto complesse (e una certa morbosità nel gestire la violenza, ribadisco, forse l'aspetto più disturbante di tutti in alcune sequenze), però nulla arriva a un chiaro compimento. I personaggi parlano, ma alla fine che dicono? I minuti scorrono, ma allora com'è che verso la fine non tutte le sottotrame vengono portate a compimento? Questo è il vero mistero, insieme al finale apparentemente indecifrabile e che necessita di una visione particolarmente attenta - ma non fatevi ingannare, non c'è proprio nulla da capire. Va aggiunto però che quelli della LeGuin erano dei libri particolarmente ancorati alla tematica che dovevano asservire e il mischiarli in quella maniera svacca tutto il lavoro che ne stava alla base, sicuramente uno dei fattori che ha portato, insieme a una palese inesperienza registica, al terribile risultato finale. Di cosa vuole parlare questo film, alla fine? Di nulla. Sembra il lavoro di un fanboy scemo, uno di quelli che pensa che Spider-man sia bello solo perché ha gli spararagnatele (per certi versi questo film è l'equivalente nipponico e colto de Il potere di Electro), ignorandone tutte le tematiche di base. Non c'è quindi da stupirsi che Hayao Miyazaki abbia sempre ritenuto il figlio inadatto a gestire un lungometraggio e che abbia cassato il film fin dalla prima visione, perché stavolta non c'è proprio da dargli torto. Di salvabile ci sono unicamente le animazioni prodotte dallo Studio Ghibli, che sotto un certo standard non scende mai, e che rendono alcune sequenze degne di nota proprio per la raffinatezza dei colori e del chara - il design dei personaggi. Il resto fa acqua da tutte le parti, non intrattiene e, quel che è peggio, cerca di essere quello che non è, ma forse quest'ultimo fattore è da imputare unicamente da una strana voglia di mantenere una parvenza di fedeltà ai libri originali. Ma la cosa più triste, forse, è il vedere che in un anime dove si parla di magia, della magia, quella vera, non c'è la minima traccia. Forse perché non c'è mai stata e non si corre quindi il pericolo che scompaia.

Un inizio decisamente fallimentare per una carriera traballante, che se non altro è proseguita col guardabile La collina dei papaveri. Il buon Goro però saprà riservarci altro? Mah...


Voto: ★ ½

8 commenti:

  1. Quando ho visto in libreria il volumone "La saga di Terramare" mi sono ricordato che me l'avevi consigliata e non pensandoci due volte l'ho preso.
    Vorrei leggere anche la saga di Hobb ma il primo libro è introvabile, diamine boia.

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    1. Dici? Io ero rimasto che la Fanucci aveva ristampato quasi tutto il vecchio catalogo in un nuovo formato, quindi se lo ordini credo che te lo fanno arrivare senza problemi.

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  2. Ricordo che non mi piacque per nulla all'epoca.
    Già la La collina dei papaveri mi piacque molto di più.

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    1. A me, a loro modo, hanno deluso un po' entrambi, ma questo è davvero indifendibile.

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  3. Ne ho sempre sentito parlare piuttosto male, quindi non mi sono ancora avventurato nella visione.
    Goro non è Hayao e evidentemente si vede...

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    1. Ma il bello è che ne esce con la coda fra le gambe anche senza il confronto paterno.

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  4. "ma che pero'"


    Vado e vomito, ciao.

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