martedì 17 marzo 2015

15 libri importantissimi della mia vita


Il bello dei blog è quando riescono a far nascere qualcosa di virale. Se poi quel qualcosa che ne nasce ha a che fare con la cultura, con una passione... anche meglio.

Non è un caso che questa iniziativa venga proprio dal Caden Cotard de Il buio in sala. Perché? Semplice. Basta leggere le sue recensioni, scritte così bene e con una tale poesia, che non viene quasi da stupirsi che questa iniziativa venga da lui.

E leggere è proprio un qualcosa che mi ha accompagnato, insieme alle altre cose, per quasi tutta la mia vita (per dire... cinema, letteratura e fumetti sono le mie passioni principali, a pari merito) anche se, per certi versi, vuoi per le vie che ho intrapreso negli ultimi tempi o proprio per il semplice fatto che le recensioni ho deciso di scriverle, la scrittura (e di conseguenza, la lettura) ha uno spazio speciale.

Quindi ecco qua i magnifici quindici, un numero propizio che mi permette di inserire titoli che con una più abusata topten avrei dovuto escludere.

Ed è bello vedere come letteratura e cinema finiscano - inevitabilmente, vista la natura del blog - per incontrarsi più volte.

Ma bando alle ciance e iniziamo.





Come successe a molti della mia generazione, scoprii Tolkien e il fantastico mondo di Arda grazie alla trilogia cinematografica di Peter Jackson - il recentemente conclusosi trittico su Bilbo Baggins, che ci crediate o meno, è stato invece realizzato da un suo omonimo con le medesime fattezze, perché altrimenti certe scelte infelici proprio non riesco a spiegarmele.
E sì, quando lo iniziai alle medie mi affascinò per quello che è il lato fantasy. Che se vogliamo dirla tutta, è quello meno interessante. No, perché Il Signore degli Anelli non parla solo di universi fantastici, ma è una storia di crescita. La crescita che dobbiamo compiere tutti noi, piccoli esseri in un mondo sempre più complicato, e che ci ricorda l'importanza delle tradizioni che ci hanno resi quello che siamo.
Su quelli poi che vanno a blaterare che sia un libro per fascisti, poi, stendo un velo pietoso.

La prima volta che sentii parlare di questo libro fu in seconda superiore, Tom Tykwer aveva realizzato l'omonimo film, sul quale tutti (che fossero fan o meno dell'originale cartaceo, ma soprattutto i primi) amavano sparare sentenze, destandomi così molta curiosità e facendomi decidere di reperirlo per poter arrivare al cinema pronto.
Manco a dirlo, da me il film non lo fecero (bello vedere come certe cose non cambiano mai) e dovettero passare due anni prima che riuscissi a vederlo in qualche maniera. Però Il profumo lo lessi durante le vacanze di Natale, lettura decisamente non a tema, cosa che mi rese quel libro ancora più affascinante, tanto da farlo diventare uno dei miei favoritissimi. E Jean Baptiste Grenouille è uno degli antieroi più belli e ambigui che siano mai stati descritti. Tanto ambiguo che alla fine, nonostante quello che si ritroverà a combinare, non puoi fare a meno di provare una strana e macabra empatia con lui.

Uno dei vari idoli della mia adolescenza è stato senza alcun dubbio Oscar Wilde, il dandy 2.0, il drammaturgo che era riuscito a scrivere i più bei spettacoli teatrali di sempre (per dire, non sono mai andato a teatro, ma le sue opere le ho lette tutte e le ho amate anche senza averle viste portare in scena), il personaggio dalla battuta sempre pronta e, last but not least, autore de Il ritratto di Dorian Gray. Un libro che mi aveva citato un mio carissimo amico in quello che è stato uno dei periodi più drammatici della mia vita e che riuscì a sconvolgermi il cervello, aiutandomi.
Basterebbe solo citare la raffinatissima prosa o i dialoghi irresistibili, oltre che la prefazione circa cosa sia realmente l'arte, per rendere questo libro una delle più grandi opere di tutti i tempi. Invece c'è anche da aggiungerci una storia meravigliosa e un finale che, per quanto vagamente imposto dalla società dell'epoca, conserva tutta la sua potenza anche dopo più di un secolo dalla sua pubblicazione.

Durante il primo anno delle superiori incappai, purtroppo, in quello che è stato il periodo più snobistico di tutta la mia esistenza. A quell'epoca volevo solo arte, il cinema di qualità estrema che contemplasse un certo elitarismo. E fu il periodo in cui scoprii Stanley Kubrick, ancor'oggi il mio regista preferito, tanto da farmi vivere solo e unicamente dei suoi film per almeno un mese e mezzo buono. E arrivai a leggere Lolita di Vladimir Nabokov proprio per poter arrivare 'giusto' al film e trarne le dovute conclusioni.
Le suddette conclusioni non ricordo più quali fossero, ma il ricordo di quella struggente e sofferta storia d'amore illecita e illegale ancora oggi mi riecheggia nella mente. Quell'animo inquieto di Humbert Humbert e la puerile sciocchezza della sua Lolita sono state le compagnie di tre giorni (sì, lo divorai) assolutamente assurdi e indimenticabili. Una di quelle opere che incontri solo una volta nella tua vita e che, inevitabilmente, finiscono per cambiartela.

Il mio primo approccio col mondo di Internet, che avvenne con una certa autonomia più o meno intorno al 2004, andò a collimare con il mio entusiasmo circa il termine della trilogia tolkieniana al cinema. E così, cercando ulteriori informazioni su quel mondo, un giorno sbagliai a digitare e scrissi unicamente Il signore. Fu così che, insieme a vari siti sul Centro di San Giorgio, scoprii per puro caso Il signore delle mosche. E solo a leggere le prime tre righe dell'incipit decisi che era un libro che dovevo assolutamente leggere.
Se pensate quindi che i libri che hanno per protagonisti degli infanti siano a loro volta per bambini, si vede che non avete letto questo libro. Golding stesso diceva che l'uomo produce il male come le api producono il miele e con questo romanzo traduce in letteratura questo suo pensiero. Noi esseri umani e la nostra stessa società siamo impostati sul male e, per quanto ci illudiamo del contrario, nel nostro profondo conosciamo bene la risposta.

La seconda guerra mondiale è finita ma... i nazisti e l'impero giapponese hanno vinto. E in questo scenario inquietante si muovono le avventure di alcuni personaggi, diversissimi per estrazione sociale, etnia e fini, mentre nel mondo gira illegalmente il libro La cavalletta non si alzò più, romanzo ucronico che racconta in ben altra maniera la fine della guerra...
Da appassionato di fantascienza avevo avuto modo di conoscere in più di un'occasione il nome di Philip K. Dick, secondo solo a Stephen King in quanto a saccheggi cinematografici, e quando la Fanucci diede in ristampa tutti i suoi lavori mi fiondai a comprarli. La mia prima scelta, del tutto casuale, fu La svastica sul sole e fu il primo di molti. Forse non il migliore di questo autore (ma ha scritto così tanto e quasi tutto di qualità così elevata che è difficile scegliere) ma quello che me lo ha fatto conoscere e diventare uno dei miei autori preferiti.

Altra mia passione, seguita un poco prima del terribile periodo snobistico, fu quella verso i romanzi di Stephen King. Avevo quattordici anni, lo avevo sempre sentito nominare e avevo sempre visto in libreria i suoi libri, ma non l'avevo mai letto. Un giorno mi decisi e scoppiò la passione, in un anno lessi dieci sue opere e divenni un kingmaniaco.
Fu così che quando asserì che lo scrittore che lo influenzò più di tutti era tal Richard Matheson, decisi che dovevo leggere qualcosa di suo. E come non iniziare da Io sono leggenda, il suo romanzo più celebre (oltre che l'unico disponibile in catalogo ai tempi)? In qualunque modo si inizi il libro va comunque letto, perché è una delle più potenti, profonde e raccapriccianti riflessioni sulla diversità che mi sia mai capitato di leggere.
Una riflessione così profonda che arriva a far male. E una trasposizione così brutta che fa rivalutare la pena di morte.

Per quanto abbia sempre cercato di atteggiarmi da pseudo-duro, anche se con scarsi risultati, la batosta amorosa giunse anche per me. E fu un qualcosa di molto serio. Tanto che, brutto a dirsi, fui costretto a stravolgere la mia vita. Non potevo immaginare che quello per cui avevo deriso altri fosse successo anche a me, a me che mi vantavo di saper essere indipendente e che non sarei mai dipeso da nessuno. Eppure era successo. Fu in quel periodo che mi buttai nella lettura ancora più di prima e scoprii di Gregory David Roberts. Uno di quelli che: ehi, se lui è sopravvissuto a tutto quello che c'è scritto in Shantaram, io posso riprendermi da una cazzata simile.
Anarchico, poi tossico e infine rapinatore di banche. L'ultima azione lo costrinse a spostarsi in India, dove prese alloggio in uno slum e aprì un piccolo centro medico. E poi battaglie coi mujaheddin, intrallazzi mafiosi, un periodo in carcere, amicizie a Bollywood e una storia d'amore tormentata. Si dice che quello che c'è scritto è tutto vero...

Un altro dei miei idoli adolescenziali è stato il buon Franz Kafka - per fortuna che poi sono arrivati i Manowar a dare un poco di allegria. Lo conobbi perché, per quei pochi mesi che frequentai il liceo classico, mi fecero leggere Le metamorfosi e ne rimasi così meravigliato che di quell'autore volli recuperare tutto. Ad oggi, infatti, credo di aver letto ogni cosa che ha scritto fra romanzi e racconti.
Ma Il processo è il suo libro che preferisco, quello più sofferto, assurdo e pessimista. Un libro corto ma che racchiude al proprio interno tutti gli elementi tipici della scrittura kafkiana (ma questo Kafkian, chi è?) e che li porta a una conclusione assurda e cupissima. D'altronde, inutile negarlo, ma nella vita di tutti i giorni, molto più terribile di quello che può sembrare a prima vista, non siamo tutti accusati e accusatori?

Alle medie ho corso il rischio di disinnamorarmi della lettura. Diciamo che ho sempre letto molto ma, a causa di una professoressa terribile che ci imponeva letture di cui non mi importava nulla (me ne sarebbe importato dopo, senza contare che io penso che la lettura non andrebbe mai imposta) ho rischiato di mandare tutto a quel posto più di una volta.
Un giorno però ci nominò, senza costringerci a leggerlo, Il barone rampante di Italo Calvino, mettendomi molta curiosità. D'altronde, la storia di uno che decide di passare tutta la sua vita sugli alberi come può non incuriosire un undicenne? Lo lessi di getto e, col tempo, lo ripresi in man più di una volta, scoprendoci sempre delle cose che inizialmente non avevo colto. Forse non è il libro della mia vita, ma è sicuramente il libro di una vita, una delle più particolari e belle che io abbia mai letto. Una vita che non mi sarebbe spiaciuto vivere, magari, anche se un po' a piccole dosi.

Arriva un punto nella vita in cui non ne puoi più di fantasy. Alcuni si sentono rassicurati dal leggere sempre le stesse cose, mentre io vedevo il tutto come un grosso limite. Così decisi di provare a cimentarmi con uno degli 'scrittori impegnati' per eccellenza, tal Fëdor Dostoevskij. Avrei potuto iniziare dal blasonatissimo (ma ugualmente magnifico) Delitto e castigo, solo che in libreria non l'avevano più, quindi optai per I fratelli Karamazov, anche se le mille pagine di lunghezza mi avevano fatto desistere un poco.
Ma sono state mille pagine che il loro peso lo hanno avuto in maniera limitata. Perché innegabilmente una storia così profonda e complessa viene recepita in maniera ambigua da un sedicenne, ma quelle faide e gelosie sono riuscite a tenermi la mente sempre sveglia e la voglia di sapere come tutto sarebbe finito sempre accesa. Ed è ironico come i personaggi più distanti da quella che è la mia personalità, come Fëdor Pavlovič, siano quelli che mi affascinano maggiormente.

Coi professori ho sempre avuto un rapporto abbastanza traumatico. L'unico che ho veramente stimato l'ho avuto in seconda superiore, mentre quella che a livello letterario mi ha dato di più c'è stata all'ultimo anno della scuola d'arte. Ella ebbe l'accortezza di suggerirmi, non di impormi, delle letture, alimentando la mia curiosità e indirizzandomi verso dei titoli che ancora non conoscevo.
Il Maestro e Margherita, complice anche il sapere che è stato d'ispirazione per Sympathy for the Devil, mi affascinò in una maniera malsana, tanto che per un paio di mesi divenne una mia particolare ossessione. Finii per leggere I versi satanici di Salman Rushdie perché era direttamente ispirato a quel libro, e il fatto che mi sia piaciuto non so se è direttamente collegato alla cosa.
Resta il fatto che il libro di Michail Bulgakov è bellissimo, quindi una lettura obbligatoria.

Stephen King doveva esserci per forza. Il problema però era quale libro scegliere fra le decine che ha scritto. Ponderavo di mettere It, però devo ammettere che i sette libri de La Torre Nera sono stati un qualcosa che non ha avuto pari nella mia esistenza. Sette libri in cui il geniale autore del Maine ha riversato tutto il suo mondo, creando una sorta di collante fra quasi tutte le opere che ha scritto e creando un universo complesso e variegato, fondendo tutti i generi esistenti.
Perché questa saga per me è stata la conferma che ogni cosa, se scritta da un bravo autore, può essere possibile, che la fantasia e la letteratura non hanno confini manco dinanzi ai più grandi e folli sperimentalismi, come avviene qui. E il Re stesso afferma che non è stato molto soddisfatto del finale... beh, per me si è trattato ugualmente di un qualcosa di maestoso e magnifico, qualcosa che mi ha accompagnato per così tanto tempo e che non posso fare a meno di amare, nonostante tutto.
Lunghi giorni e piacevoli notti!

Certe letture che forse erano obbligare le ho fatte con un discreto ritardo. Ernest Hemingway è stato uno di questi autori, perché il grosso della sua produzione (prima avevo letto solo Il vecchio e il mare e qualche racconto) l'ho conosciuto solo dopo aver finito le superiori. Il che per certi versi è stato un bene, perché i suoi libri credo che li puoi apprezzare appieno solo dopo aver passato certe cose. O almeno, per me con Fiesta è stato così, perché a quindici o diciotto anni non credo sarei riuscito ad apprezzarlo come ho fatto a ventidue.
Anche perché è un libro che non parla di nulla e, al tempo stesso, finisce per parlare di tutto. Vita, amicizia, amore, voglia di rinascere e di mettersi in gioco... il tutto condito con un finale che, nella sua semplicità, è uno dei più belli e strazianti che io abbia mai letto.

Se ho deciso non tanto di scrivere, ma di mettermi in gioco con quello che ho scritto, lo devo in parte a questo libro. Scoprii il mondo delle case editrici indie quando un mio corregionale pubblicò, a soli diciotto anni, un libro con la Cicorivolta edizioni, che nel catalogo contenevano gli inediti di un certo Renzo Brollo. Ad oggi questo autore, del quale ho letto tutto, ha pubblicato solo con loro, ma penso proprio che si meriterebbe senza tanti problemi di poter firmare con un editore molto più grande.
Anche perché Mio fratello muore meglio ha quella che credo sia una delle trame più assurde e grottesche che io abbia mai letto, con una delineazione dei personaggi molto naturale e un'ironia onnipresente. Senza contare che poi mi ha fatto dire "Voglio provarci anch'io!", una piccola spinta verso la realizzazione dio un piccolo, grande sogno. Anche per questo, grazie Renzo!

17 commenti:

  1. Io sono leggenda e Il profumo sarebbero anche nella mia lista.
    Stupendi.

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    1. Immensi per davvero! Il brutto di averli già letti e che non ne puoi godere più con la meraviglia della prima volta...

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  2. A me mancano proprio le basi della fantascienza, ahimé. Per il resto, Tolkien sarebbe anche sulla mia lista; Il profumo, Lolita, Calvino, Il signore delle mosche e Il maestro e margherita sono dei capolavori che chiunque dovrebbe leggere una volta nella vita ma purtroppo non mi hanno segnata come lettrice, mentre di King... come hai detto tu, La Torre Nera è un'opera grandiosa ma non ho mai amato troppo l'autoreferenzialismo degli ultimi due capitoli (anche se alla fine piango sempre come una dannata, eh). Per me, c'è sempre It al primo posto!

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    1. Io sono legato maggiormente alla fantascienza cinematografica. Di quella letteraria ho letto solo il ciclo di "Dune" di Herbert e i libri di Dick (ai quali però la categorizzazione va stretta). Figurati che mi manca addirittura Aasimov...
      E tornando alla Torre Nera, ti dirò, è stato proprio l'autoreferenzialismo degli ultimi due capitoli che me l'ha fatta amare a tal punto, l'ingrediente capace di renderla un'opera ancora più personale e particolare. Ma quando si parla del mondo di Eld, ogni mia vena critica si spegne, e penso che questo sia il vero e proprio miracolo...
      E "It" capolavoroneoneone, senza dubbio.

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  3. Intanto grazie infinite per i complimenti, non aggiungo altro..
    Per il resto io l'ho fatta di mia spontanea iniziativa ma dire che è un'idea mia stavolta direi che è non ha senso... Di liste di libri ne fanno sempre, anche su fb si era creata una catena. E altri blogger prima di noi l'avevano fatta (l'ho scoperto nei commenti da me).
    Comunque lista bellissima...
    Abbiamo molto in comune.
    King La Torre Nera lo sospettavo, amante del fantasy come sei. Fu un'esperienza (purtroppo all'epoca non conclusa, farlo adesso non mi ricorderei nulla) e La Chiamata dei 3 una cosa impressionante.
    Profumo sarebbe entrato nei 20 miei, era lì lì. Che incipit! lo lessi prima del film poi.
    Per il resto tantissimi classici immortali e una spruzzata di sci-fi.
    Approvo tutto

    e grazie ancora

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    1. Ah, molto bella e di classe l'impaginazione, molto ben scritti i commenti ai vari libri

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    2. Ma ciucciati i complimenti e non fare la preziosa XD
      Comunque mi fa piacere che abbiamo così tanti titoli in comune :)

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    3. Non darmi del transgender o potrei fare qualcosa di molto particolare a tua sorella per farti ricredere

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    4. Siamo tutti un po' transgender, in fondo...

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  4. bella biblioteca, ci sono alcuni libri che anche io ho amato alla follia...

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    1. Il Boomstick Award allora ha ancora più valore XD

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  5. Allora, riproviamo con sto commento.
    Verso le medie/inizio superiori ho avuto un mega periodissimo fantasy, volevo evadere nel modo più' radicato ed estremo possibile evitando l'uso di sostanze illecite. Il signore degli anelli e' stato ovviamente il punto più' alto, il momento in cui ho capito che le menti geniali non stanno solo nel mondo delle scienze, mia radicatissima convinzione della preadolescenza, chissà' poi perché'.
    Ammetto che diversi di questi volumi (Il profumo e Lolita, per esempio) li ho letti in un'età' sicuramente non adatta, tanto e' vero che non avevo saputo apprezzarli nemmeno un po'. Li riprenderò' sicuramente più' avanti.
    Non conoscevo La svastica sul sole ne' Shantaram, con quest'ultimo mi hai intrigato e lo segnerò'.
    Mi trovi in una sorta di discordia consapevole su La torre nera. Ho provato a buttarmici, e ho amato molto La chiamata dei tre come Giuseppe, ma non mi ha mai stimolato abbastanza da farmi andare avanti, peccato.
    Dorian Grey non e' il mio Wilde preferito, ma gli si vuole comunque molto bene!

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    1. Quello fantasy è un periodo che accomuna molti e credo sempre per il processo di crescita fornito da una saga. Meno male che c'è!
      E "Shantaram" va assolutamente letto! Mi stupisco che lo conoscano in così pochi.

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  6. ci sono libri che non conosco assolutamente [vedi "la svastica sul sole], altri che mi sono ripromessa mille volte di leggere [vedi "Il signore delle mosche], altri che amo e che fanno parte anche della mia top 15 [vedi "Shantaram] anzi, sai che faccio? ti frego l'idea e mi metto in pista

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    1. Frega pure (a Cadenza. , però, che tutto è iniziato da lui) e verrò a leggerti!
      E finalmente qualcuno che conosce "Shantaram"!

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  7. Interessante lista, della quale condivido molti titoli (Il processo, Il signore degli anelli, Il ritratto di Oscar Wilde, Fiesta) mentre qualcuno mi manca. La Svastica sul sole da recuperare al più presto. Ho adorato la Torre Nera ma preferisco It. Inoltre devo superare i miei problemi con la letteratura russa... unico vero e insormontabile ostacolo della mia vita da lettore.

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    1. "La svastica sul sole" vedi di reperirla al più presto, ne vale davvero la pena, come per tutta la produzione di Dick! Sulla Torre Nera invece stanno nascendo molte perplessità (per dire, ero tentato pure io di mettere "it") ma è un qualcosa che non posso fare a meno di amare, soprattutto per quanto ci ho messo a leggerla e per tutte le cose che sono successe nel mentre, fra un tomo e l'altro.
      Sui russi... dai, ci vuole molta fatica, ma alla fine arrivi ad amarli. Ma ci vuole molta fatica.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U