giovedì 5 marzo 2015

1921 - il mistero di Rookford


Negli ultimi anni non ho mai usufruito particolarmente della biblioteca della mia città. I libri mi è sempre piaciuto averli, anche perché difficilmente mi riesce di leggere qualcosa che so di non poter tenere con me, quindi li ho sempre comprati, e ora che ho scoperto il meraviglioso mondo degli e-book, dove (con un poco di fortuna e con le promozioni giuste) anche con novanta centesimi posso avere mattoni da venti euro, posso dire di averla abbandonata. La ho usata più che altro per reperirmi i film, ma da quando la mia attenzione si è spostata su pellicole che qui da noi non sono mai arrivate e che sono reperibili solo in rete, ho deciso di abbandonarla anche in quel versante. Diciamo che vado in biblioteca solo per guardare le ragazze che passano, ma ultimamente ho deciso di farci ritorno anche per trovarmi quei dvd che male non fanno, quelli più rilassanti e mainstream che possono darmi delle visioni magari non troppo impegnative ma manco così ininfluenti. Così quando ho scoperto che avevano questo The awekening (plauso a chi ha deciso il titolo italiano) ho deciso di prenderlo per concedermi una sana serata a visione fantasmagorica. Anche perché questo film ai tempi lo avevano recensito in parecchi e, tranne un ristretto numero, pure con pareri abbastanza entusiastici, quindi c'era la speranza di visionare qualcosa che valesse la pena di essere visto, anche senza impegno eccessivo. E infatti io per le storie di fantasmi, quando fatte been, ho sempre avuto un debole, così come dei misteri portati avanti da una protagonista femminile. Perché nessuno meglio di una donna, la creatura perfetta che possiede una delle menti più imperfette di sempre, può essere il miglior investigatore della realtà.

Inghilterra del 1921. Florence Cathcart, dopo la recente morte del fidanzato, passa il tempo a smascherare i falsi medium che imperversavano all'epoca. La sua fama, complice anche un libro di successo sull'argomento, porta un docente del collegio di Rookford a chiedere i suoi servigi per indagare sulla presunta esistenza di un fantasma che ha portato alla morte un bambino. Inutile dire che l'indagine minerà profondamente le convinzioni razionali della donna...

Del regista e sceneggiatore (insieme a Stephen Volk) Nick Murphy avevo già potuto visionare il thriller Blood, film eccessivamente sottovalutato e che per me aveva le sue belle cartucce da sparare. Qui, pur rimanendo sulle orme del thriller, anche se spirituale, troviamo diversi punti in comune con la sua terza opera, dei temi che sembrano stare molto cari al regista e che vengono sviluppati in quella che parrebbe una ghost story trita e ritrita. Il che non è per forza in male, sia chiaro. Inventarsi qualcosa di nuovo al giorno d'oggi non dico che è impossibile, ma di sicuro molto, molto difficile, tanto che ho smesso di sperare nella novità quando guardo un film. Perché la novità non è necessaria quando si vuole vedere qualcosa di valido. Se c'è, bene; se non c'è, amen. Quello che a mio parere serve a una storia, di qualunque genere si tratti, è quella di avere un senso di esistere, di trasmetterti qualcosa attraverso i dialoghi, le sequenze visive e, non ultimi, attraverso i personaggi. In questo caso ci fa una discreta compagnia una scenografia da urlo, supportata dalle splendide ambientazioni inglesi e da una fotografia molto promettente, che promette tensione e cupezza a gogo, cosa indispensabile in una storia di fantasmi. Ma anche la regia di Murphy è ferma, mai caotica, elegante ma anche un ciccinino lenta, senza però appesantire una storia che procede con un ritmo serrato e si lascia trasportare da un paio di sequenze davvero notevoli. Non dico che ho provato della vera ansia, o che si risparmia i classici trucchetti da bubusettete tipici di questo genere di film, però certe scene meritano, anche solo per il mero piacere visivo, specie se poi fanno da contraltare a una storia accattivante e che fa venire voglia di proseguire per vedere come finisce. Non guasta poi la presenza di Rebecca Hall, che avevo già visto come personaggio di contorno in The prestige, molto brava e bellissima, ma soprattutto in grado di trasmettere la nevrosi sentita dal suo personaggio quando la storia raggiunge il suo culmine. E non è un caso che si sia scelto un'attrice così brava (che poi sia magnifica è un altro discorso) come protagonista, perché alla fine, più che sui fantasmi, che sono comunque molto presenti, questo è un film che punta tutto sugli umani che si diramano in mezzo a quel mistero. Cosa sono i veri fantasmi, alla fine? E' questo l'interrogativo che Nick Murphy cerca di sviscerare, anche se con qualche piccolo semplicismo di troppo verso la fine. Il regista però non mostra solo la versione ectoplasmica degli spettri, si concentra su quelli più tangibili e reali, quelli che le persone si portano dietro. Ogni persona infatti è perseguitata da un fantasma personale, dal professore che è sconvolto dai ricordi lasciatigli dalla Prima Guerra Mondiale al disertore che sente il peso del giudizio altrui sulle proprie spalle, fino alla madre che ha perso il figlio e la protagonista che ha un passato che comincia lentamente ad affiorare. Quelli sono i veri fantasmi, quelli che, ironicamente, hanno dato inizio a tutto e che sembrano essere molto meno pericolosi degli umani. D'altronde è la guerra appena passata, con tutte le morti che ha creato, ad aver creato il maggior numero di fantasmi, e la guerra è un'invenzione dell'uomo. E come dice uno dei personaggi, è meglio guardarsi dai vivi che dai morti. Ma quello che siamo, per certi versi, non è dettato anche dalle persone del nostri passato, vive o morte che siano? Ogni cosa ha il suo peso, solo in maniera differente. Questo è il discorso che ne ho tratto, anche se il finale è un po' troppo irto di colpi di scena e, se il regista avesse avuto il coraggio di fermarsi qualche minuto prima, avrebbe saputo darci quel finale incerto che avrebbe saputo conferire al tutto almeno una stella in più. Però anche così non è che c'è da lamentarsi più di tanto, perché riuscire a trasmettere delle simili emozioni, pur facendo leva su degli elementi così abusati nelle opere di questo genere, non è da tutti.

Da vedere senza aspettarsi il miracolo, ma neppure una fiera della mediocrità come era stato The woman in black. Qui siamo su tutt'altro livello.


Voto: 

10 commenti:

  1. Visto un po' di tempo fa, all'epoca dell'uscita, e mi era alquanto piaciuto.
    Poi queste atmosfere qui mi fanno sempre e comunque fesso, lo ammetto, e ricordo che nel caso di questo film anche attori, costumi e trama un po' contorta facevano il resto. Mi faccio un appunto mentale e conto di rivederlo. :)

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    1. Pure a me fanno sempre 'fesso' - più di quanto non lo sia già ;) appena lo rivedi fammelo sapere!

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  2. Lo sto guardando ora e mi fermo solo per dire che la presenza della Umbridge mi disturba!

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    1. Ah ma è la Umbridge? Ecco dove l'avevo già vista, la vegliarda!

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  3. Molto, molto bello e delicato. Una ghost story con tutti i crismi, ingiustamente sottovalutata!

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    1. Sottovalutata e per i motivi sbagliati, aggiungo.

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  4. anche a me all'epoca piacque...

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  5. Ai tempi mi incuriosì, soprattutto per le atmosfere e per Rebecca Hall, attrice che apprezzavo e che purtroppo ultimamente si è un po' persa..

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    1. In effetti è vero, non la si è più vista in giro .___.

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