sabato 14 marzo 2015

Ray Donovan - stagione 1


Le serie-tv ormai sono il nuovo mezzo di comunicazione. Anzi no, quello è youtube, dove anche dei tizi che hanno dei seri problemi mentali riescono ad avere un proprio seguito (sì, la democrazia ha fallito). Diciamo che le serie-tv sono il media del momento, rinato, almeno qui in Italia, dopo più di una decade di totale oscuramento. Perché se una volta il format televisivo era considerato un qualcosa di serie b, di qualitativamente inferiore, adesso le cose sembrano essere cambiate - oddio, i budget sono quasi sempre abbastanza risicati, è un limite insito in questo tipo di produzioni, ma pure in quel caso qualcosa si sta muovendo. Negli ultimi anni c'è stato un'affiorare di serie davvero di qualità superba, Breaking bad è solo l'esempio più fulgido fra tutti quelli possibili, e molte nuove ne stanno uscendo. True detective poi è stata la conferma definitiva dello strapotere moderno di questa tipologia narrativa, dato che ha visto due superstar di Hollywood, Matthew McCounaghey e Woody Harrelson, come protagonisti assoluti, senza che la loro carriera venisse macchia e riuscendo addirittura a dare loro ulteriore visibilità. Ma ciò che mi sta realmente facendo capire quanto le serie televisive stiano diventando potenti, è il modo in cui sanno osare. Brutto a dirsi, molto più della loro controparte cinematografica, sempre troppo impegnata a dare il contentino al pubblico e a crogiolarsi in un mare di buonismo che manda a quel paese molte pellicole promettenti. C'è da chiedersi quindi perché, anche se lì ci sono le dovute eccezioni, un popolo bigotto come quello americano ha iniziato a favorire di storie che mettono in totale discussione tutto ciò in cui hanno sempre creduto.

Raymond "Ray" Donovan è un fixer, uno che risolve problemi, di qualunque natura essi siano. Una sorta di mr Wolf, per dire. E' così bravo che spesso sono proprio le celebrità a chiedere i suoi speciali servizi, cosa che lo porta in situazioni ai limiti dell'assurdo. Ma purtroppo non ha la medesima bravura nel risolvere i propri guai familiari, che andranno ad aumentare quando suo padre uscirà di galera dopo vent'anni, sconvolgendo la vita sua e dei suoi due fratelli...

Cosa sono le cose a cui hanno sempre tenuto gli americani? Certo, la patria è senza alcun dubbio una di quelle. Sono stato a San Francisco ed ho avuto modo di conoscere delle famiglie che ogni mattina mettevano sul poggiolo la bandiera americana, stando ben attenti che non toccasse per terra o si macchiasse. La cosa a cui tengono ancora di più però sembra essere la famiglia. A un americano, dopo il suo paese, non c'hai da toccargli la famiglia e il cane - basta vedere Man of steel, lì Kevin Costner muore in nome della propria famiglia, ma il cane riesce a scappare dall'uragano. Ed è proprio la famiglia la vera protagonista di questa serie-tv, che fra criminali, drogati, truffatori e stalker vede lo svolgersi dei guai e dei dilemmi della famiglia Donovan. Infatti durante la visione degli episodi mi è venuto da pensare che avrebbe dovuto intitolarsi The Donovans, perché se Raymond è l'esponente principale, gli altri non sono da meno. Sono tutti figli di Mickey, un padre degenere e manigoldo che ha lasciato un lascito davvero sgradevole e decadente. Fin dal primo episodio ci vengono presentati tutti come dei perfetti perdenti: Bunchy (manco a dirlo, il mio personaggio preferito) è stato violentato da un prete quando era piccolo e adesso, a quarant'anni, è totalmente incapace di gestirsi la propria vita, Terry è un ex campione di pugilato che, dopo un incontro rivelatosi fatale, è affetto dal parkinson e gestisce una palestra da quattro soldi, e alla fine c'è Ray. Ray, che dà il nome alla serie, quello che sembra avercela fatta perché guadagna centinaia di migliaia di dollari col suo lavoro (poco importa che debba sporcarsi le mani più di una volta), ma forse appare come il più sfortunato di tutti. Un personaggio molto particolare e portato avanti con solida maestria da Liev Schreiber, attore sottovalutatissimo e che fino a poco tempo fa conoscevo solo per Wolverine, in quanto fratello dell'artigliato canadese, e che qui dimostra che Hollywood non sempre premia i grandi attori - come invece sta facendo la televisione di recente. Lo affianca anche Jon Voight, in quella che penso sia una delle parti migliori che gli siano mai capitate, e che dopo il terribile cammeo in Transformers ci ricorda che, oltre ad aver messo al mondo quella sgnacchera della Jolie, è anche un grandissimo attore. E ci vogliono proprio dei grandi attori per portare degnamente in scena dei personaggi simili, anche fra quelli più giovani, perché tutti sono attanagliati da dei dilemmi mica da poco e che da soli avrebbero potuto tenere sulle proprie spalle un intero film. Così come ci vuole anche un grande autore per ideare una serie come questa, e a 'sto giro dobbiamo rendere grazia a Ann Biderman, una donna, che dimostra come le donne ormai siano i nuovi uomini. Non tutto però fila liscio, va ammesso, perché la matassa ha molti nodi e non tutti vengono slegati con vera e propria maestria. Siamo chiari, la serie vola su binari molto alti e supera senza tanta remore la media delle serialità già esistenti, però non è esente da difetti. Il difetto principale, va detto, sta proprio nell'essere una prima stagione che straborda di personaggi, quindi in molti punti è introduttiva per far intendere quelle che dovranno essere le dinamiche, stabilendo i ruoli che da lì in avanti verranno mantenuti e, in certi ribaltati. A questo vanno aggiunti anche dei passaggi che per via dell'intricarsi della storia non sono del tutto immediati e un'eccessiva depressione costante (a me come cosa piace, ma avviso perché in questo caso va molto a gusti), insieme ad alcune sottotrame che vengono lasciate aperte, ma che nonostante tutto la rendono una prima stagione davvero molto bella e che merita più di una visione. Sicuramente molto più della stragrande maggioranza delle nerdate che vanno di moda ultimamente e che vengono pubblicizzate ai quattro venti. Quindi tuffatevi in questo decostruzionismo di uno dei più grandi valori' della società americana e riflettete di conseguenza. Perché alla fine, cos'è realmente una famiglia? Forse solo un gruppo di persone dove c'è amore e basta, in fondo.

Da noi è ancora inedita, quindi è reperibile solo sottotitolata - e gran parte del gioco la facciamo noi dell'etere perché sponsorizziamo un simile prodotto di qualità.


Voto: ★ ½

8 commenti:

  1. Io guardo questa, ma tu guarda Fargo che è trenta volte meglio di True Detective ;)

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    1. Dovrò, è una delle innumerevoli visioni che mi sono promesso di fare. Ma prima voglio ridare una spolveratina al capostipite dei Coen...

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  2. Ottimo prodotto davvero. Solido e tosto.

    Denny, Fargo trenta volte meglio di True detective!? Forse la stai sparando grossa quanto per Birdman! ;)

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    1. Se lo approvava il Ford, andavo sul sicuro ^^'
      Ma nun me toccà "Birdman" o mi rimangio i complimenti :-P

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    2. Caro Ford non c'è partita: Fargo rispetta in toto atmosfera, personaggi, regia e humour nero del film capolavoro dei Coen.
      Con questo non voglio dire che True Detective faccia cagare, sia mai, ma se dovessi consigliare una delle due direi: prima Fargo, poi, se hai tempo, l'altra.
      E Birdman è un filmone!

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    3. 'sto "Fargo" (serie) allora me lo devo vedere se è così bella. Mannaggia al tempo, non è mai abbastanza!

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  3. Mah ne guardi poche e scegli le più blande, l'ho seguita per un po' poi mi sono stancata c'è molto di meglio in giro... Utopia a manetta!!!

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  4. Questa ha il difetto di essere molto introduttiva, ma non mi sembra proprio blanda. La seconda poi è favolosa!
    "Utopia" dovrò vederla...

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