giovedì 18 giugno 2015

Wolf Creek


Nel corso della mia lunga carriera di chiacchieratore da bar sono incappato spesso nella categoria delle persone che 'se la intendono'. Un incipit che potrebbe essere l'ottimo inizio di un racconto porno, lo so, ma (purtroppo) non intendo andare in quella direzione. Con quel termine voglio appunto intendere tutte quelle persone che dicono di essere esperte in qualcosa, millantando una conoscenza particolare in un dato settore. Ovvio, ci sono settori e settori, che se uno mi dicesse "Io faccio il meccanico da trent'anni, di motori me ne intendo" posso ben capire, ma il campo artistico è un qualcosa di così vasto e personale da non ammettere intenditori. Eppure ci sono quello che "Io ho visto un sacco di film, me ne intendo", oppure "Io suono l'ukulele in tre gruppi, di musica me ne intendo". Che per dire, io ho un diploma di sceneggiatura, ho seguito dei corsi di regia per puro diletto, ho provato a girare un (bruttissimo) corto e ho pubblicato dei libri, ma non mi sono mai azzardato a dire che me ne intendo di qualcosa. Un 'intendersi' che poi è la versione più civile di 'lascia parlare me che tu non ci capisci un cazzo', ma che mi fa pensare molto sulla filosofia di molte persone. Perché io credo che gli esperti non esistano, il campo dell'arte è così sconfinato che non si finirà mai di leggere, vedere o ascoltare tutto, quindi l'essere esperti è inammissibile, perché ci sarà sempre qualcosa che ci sfugge. Proprio per questo ho aperto un blog, per cercare gente con cui scambiare opinioni in tutta civiltà di una passione comune e per scoprire titoli che ignoravo, come questo Wolf Creek, horror australiano il cui seguito sta facendo mattanza di entusiasmi.

Tre ragazzi, due squinzie inglesi e un tamarro australiano, decidono di intraprendere una gita nelle lande dell'Australia presso il cratere di Wolf Creek. Un guasto alla macchina li porterà a fare la conoscenza di Mick Taylor, all'apparenza un boscaiolo bonaccione, ma che in realtà è un sadico killer...

Se dovessi scegliere i film che più hanno saputo shockarmi a livello visivo, ai primi posti metterei i francesi A l'interieur e Martyrs (A Serbian film è merda e non lo considero nemmeno un film), due pellicole nel loro genere davvero esplosive e che hanno saputo creare un nuovo standard nel survival horror, con quella loro gestione morbosa dell'atmosfera e delle scene al limite del cruento. Questo Wolf Creek mi era stato annunciato come la pellicola che mi avrebbe fatto spodestare almeno uno dei due titoli incriminati e, duole ammetterlo, forse è stata proprio l'aspettativa creata da questa promessa a non avermelo fatto amare fino in fondo. Non che sia un brutto film, ovvio, se è diventato un cult un motivo ci sarà (frase che va presa per quel che vale), però penso sia molto importante con che occhi e che spirito si inizi a premere play per iniziare la visione. Perché Wolf Creek non è quello che sembra e i motivi della sua forza risiedono in alcuni elementi abbastanza sottili, che a una prima visione possono magari non essere colti all'istante. E' molto facile prendersela con la trama, che è uguale a quella di molti altri film, e pure con la sua struttura, che conserva un primo tempo totalmente sbagliato, con una serie di avvenimento che ti fanno chiedere se fossero davvero necessari e dei protagonisti abbastanza insipidi, nonostante gli attori sembrino cavarsela più o meno tutti. Perché è un film che, nel bene e nel male, vive quasi unicamente su un solo personaggio, quel villain così carismatico (anche se non ha una particolare caratterizzazione) che rischia di mangiarsi tutto il film con una semplice battuta. Una cosa difficilissima e che ha fatto disquisire fior di cinemaniaci ai tempi del Il cavaliere oscuro, anche se qui ci sono intenti molto più basilari - tipo l'attingere a quelli che sembrano essere dei fatti realmente accaduti - e la realizzazione è sorretta da un budget decisamente meno cospicuo e che ne favorisce una certa artigianalità. Mattatore assoluto è quindi John Jarrath, che col suo Mick sa imprimersi bene nella memoria e a lasciare una scia decisamente sanguinolenta e notevole. Ma cos'è quindi che ha fatto impazzire molti spettatori? Sicuramente gli ultimi quaranta minuti, quando si incontra il cacciatore e, dopo una nottata apparentemente piacevole, iniziano i veri casini. C'è una gestione degli spazi e del macabro davvero bella e la sequenza in soggettiva di lei che spia l'amica che sta per essere torturata è davvero di grande effetto, riuscendo a sopperire quello che una sceneggiatura fin troppo lineare smorza. Ma la sceneggiatura compie il vero e proprio guizzo proprio con la fuga in gonnella, ribaltando continuamente i ruoli (chi è la salvatrice e chi quella che deve essere salvata?) finendo col riprendere in mano nel finale un personaggio che sembrava essere stato dimenticato. Qui la regia regge e, aiutata dagli splendidi paesaggi dell'outback australiano, crea delle sequenze molto semplici, anche se grezze. Ma sinceramente, c'è più cinema lì che in qualsiasi cinefumetto uscito di recente, anche se tutto si conclude con una sorta di pungo di mosche in mano. Erroneamente, di questo film vengono citate anche le ben realizzate scene splatter, che non è che abbondino così tanto, perché quello che colpisce maggiormente di questo film è l'intimità violata che si viene a toccare con le sevizie del pazzo Mick, e la scelta di incentrare la maggior parte del film sulla fuga di due donne risulta così azzeccata, perché credo che solo delle donne possano avvertire (e far avvertire) una simile sensazione impressa sulla pelle - specifico, non c'è nessun intento misogino in questa affermazione, anzi, tutt'altro. E quando si arriva alla celebre scena della "testa sullo stecco", non tanto a livello visivo, ma proprio per quella violazione di cui sopra, è impossibile restare impassibili. 

Quasi sicuramente non avrò colto quel qualcosa che ha fatto impazzire molti altri, proprio perché non sono uno "che se ne intende" e sono conscio della cosa. Ma il bello di vedere i film è (anche) quello di chiacchierare con gente che ne capisce molto più di te :) 


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. Concordo sul tuo discorso del "Io me ne intendo", e anche sulle eccessive aspettative intorno a Wolf Creek (troppo pompato a mio avviso).
    Per dirla tutta, concordo anche su "A serbian film"... Puro materiale fecale ;-)
    Anche se "io non me ne intendo" da semplice appassionato di Horror, tutto questo filmone in "Wolf Creek" io non l'ho visto. Piacevole, originale nella location, cattivo che si mangia la scena, tutto positivo, ma non tanto da giustificar l'emozion generale. Quindi concludo dicendo che concordo con te su tutta la linea, facevo prima a dire solo questo ;-) Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Meno male, mi immaginavo già millemila insulti XD

      Elimina
  2. Posizione comprensibile, anche se a me Wolf creek - ed il sequel - sono piaciuti da matti.
    Concordo in pieno per quell'abominio di A serbian film, invece.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Magari con il sequel cambio idea, chissà :)
      Rage Against A Serbian Film XD

      Elimina
  3. io dico che l'Italia è piena di professori...l'intenditore lo trovi ovunque , anche al supermercato quando si tratta di scegliere un cocomero...sei stato un po' avaro con questo film...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma capisci, io 'me ne intendo'... :)
      Tornando seri, credo che parte del deludendo sia stato causato dalle aspettative, forse davvero troppo alte per un film che non sarà chissà cosa ma che almeno è onesto.

      Elimina
  4. Anche io sono una di quelle che lo ha amato tanto!
    Secondo me tutto dipende dall'approccio, come hai detto tu. Con Inside o Martyrs lui poverino non ha niente a che fare, quei due lì sono dei mastini napoletani.
    Lui è un carinissimo dalmata!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avrei saputo dirlo meglio - anche perché ai cani preferisco i gatti ^^' e come al solito sbaglio approccio in ogni cosa, da qui capisco molto della mia vita passata con le ragazze XD

      Elimina
  5. Considerando che non ho visto (e probabilmente sbaglierò pure a scrivere) ne Martyrs ne A l'interieur ne tantomeno quella merda di A serbian film (sono troppo per me)...a me Wolf Creek a messo addosso una ansia incredibile....
    E hai ragione, l'Italia è paese di Santi, Poeti, Navigatori ed intenditori....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non altro mette ansia quando deve, che già non è poco. Però non mi è sembrato abbastanza per definirlo un cult.

      Elimina
  6. Tutta la tua prima parte è la spiegazione di quando io dico agli altri che non sono un cinefilo, e che non lo è nemmeno la stragrande maggioranza di noi che scriviamo di cinema, o della massa informe che gravita su facebook.
    Siamo, al massimo, appassionati di film, il cinefilo è una cosa molto molto più grande, profonda e complessa.
    Comuqnue ormai lo si usa sempre con tutto e tutti, io mi limiterò a non usarlo mai con me.

    Sul film io vado molto oltre nel giudizio ma concordo con quasi tutto quello che hai scritto, specie, ovviamente, con i pregi ;)

    RispondiElimina
  7. Ricordo la tua discussione in merito. Che poi io la parola 'cinefilo' la uso alla stregua di 'appassionato', quindi direi che al massimo è un problema di lingua italiana - anche se non mi sono mai curato di scoprirne il vero significato.

    Beh, ovvio che concordi coi pregi. A te ricordo che era piaciuto un sacco, vecchia volpe XD

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U