giovedì 13 agosto 2015

Vikings - stagione 3


Dato che stiamo parlando di una serie a tema storico, devo ammettere che ultimamente sto cominciando davvero a notare come il tempo stia passando in fretta. Ironia della sorte, questo accorgimento mi è dato anche dalle serie-tv che seguo - ultimamente con meno costanza o impegno di un tempo. Ricordo ancora di quando avevo visto il primo episodio di Game of thrones, mentre ora che sto scrivendo la quinta stagione ha avuto fine da un bel po' di tempo. Lo stesso dicasi con altre serie che ricordo di aver seguito cronologicamente (non recuperi assurdi come fu quello con Lost) e che ora o sono a un termine oppure si ritrovano ad essere nel pieno degli svolgimenti. Lo stesso dicasi con questa Vikings, dato che mi sembra ieri che un paio di amici 'seriarioli' me ne parlavano, tanto da spingermi a vederla, mentre ora siamo alla terza stagione, anche questa terminata da tempo e si sta già annunciando la fine delle riprese della quarta. Insomma, parrebbe che queste serie le iniziamo da ragazzini e le terminiamo da adulti con una barba in grado di far concorrenza a quella di King Lothbrok, robe che solo un giapponese che si è visto Dragon Ball in tv una puntata alla volta settimanalmente può comprendere meglio di noi.

Ragnar Lothbrok sta proseguendo la sua avanzata di conquiste, cosa che lo porterà persino nel Wessex. Ma gli intrighi sono in ogni dove...

Dicevamo... siamo arrivati alla terza stagione, che per quella che è la media di molti palinsesti odierni (Hannibal insegna) è già un bel traguardo, soprattutto se poi riesci a firmare senza problemi per una quarta. Ma ammetto che, vuoi anche perché ultimamente sto attraversando un periodo che mi ruba molto tempo ed energie, soprattutto mentali, ho avuto molta difficoltà a 'sentire' questa season come ho fatto con le prime due, che nel loro piccolo erano state una graditissima sorpresa. Diciamolo fuori dai denti, Vikings è una serie senza la quale magari si può vivere lo stesso privi di problemi, che non offre nulla di nuovo e che magari può interessare pienamente solo gli 'addetti ai lavori', ovvero quelli che la mitologia norrena la studiano o che hanno avuto modo di amarla nel tempo - come il sottoscritto - eppure dalla sua ha un'innegabile energia di pancia in grado di coinvolgere ogni tipo di spettatore, forte anche di alcuni temi universali che vanno al di là della semplice ricerca storiografica o culturale, temi che ogni persona ha sentito almeno una volta nella vita durante la propria crescita e che può fare suoi con dei piccoli momenti ben studiati e non troppo retorici. Quella stessa energia in grado di rendere un prodotto come un altro un qualcosa di vivo e unico, una voce che magari si uniforma a un coro già esistente ma che riesce a farsi riconoscere benissimo anche all'orecchio meno allenato. Già questa è una qualità da non sottovalutare e che non può che rendere plauso all'autore Michael Hirst, perché di prodotti tutti uguali e senza verve - qualcuno ha nominato i cinecomic? - ormai ne siamo saturi. Un'altra cosa che mi aveva stupito di questa serie era il livello qualitativo, che non era andato né in crescendo né in calando, ma si era mantenuto su una costante continua, cosa che magari può creare un certo diludendo ma che in cuor mio, in barba a molte affermazioni simili che ho detto in passato, avevo trovato rassicurante. Con questa terza stagione le cose sembrano essere un po' cambiate perché si è messa davvero tanta carne al fuoco. Forse troppa. Come se gli autori avessero fatto a gara a chi riusciva a pisciare più lontano, avendo però paura di bagnarsi le scarpe se allentavano leggermente il tiro. Ci sono infatti molti più scenari dove l'azione ha modo di svolgersi in maniera decisamente più ampia, a dispetto di quella che era la vaga stazionarietà delle prime due stagioni, gli interessi dei vari protagonisti aumentano la loro portata e, come se non bastasse, entra in mezzo anche il piano divino, cosa della quale a un certo punto si poteva fare a meno perché viene a creare quella strana sensazione di 'troppo' che alla lunga rischia di far implodere il cervello. Certo, è anche la stessa sensazione che conferisce a certe scene una portata di grandezza davvero esaltante, però in un angolo recondito del cervello si sente sempre l'eco di quel pensiero che fa rima con: "Sì, tutto molto bello, però al posto della pasta al pomodoro andava bene anche un brodino." Tutto questo non va a inficiare di certo il grande lavoro che hanno fatto costumisti e scenografi, oltre alla spettacolarità di certe scene di battaglia, però rimane sempre quel grande senso di dubbio che sembra investire tutti gli episodi, oltre a un finale che personalmente ho trovato abbastanza prevedibile e poco credibile vista l'attinenza storiografica che il progetto vuole avere. Sul cammino di questo terzo atto quindi avvengono diversi errori, ma ovviamente non bastano a far bocciare un proseguimento forse troppo ambizioso ma comunque in grado di tenere alti i vessilli qualitativi a cui la serie di History ci ha abituati fin dai suoi inizi.

Vikings alla fine, più che di vichinghi, parla delle ambizioni che stanno nel cuore pulsante dell'uomo. Ma un po' di pressione bassa ogni tanto capita anche ai guerrieri più valorosi.


Voto: 

2 commenti:

  1. Dovremmo incomminciarlo presto,sfoltite un pò di serie finibonde.Speriamo bene!

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    1. Fatemi sapere cosa ne pensate te e il Kahl :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U