domenica 20 settembre 2015

Tirannosauro


Quando ho iniziato a fare le prime presentazioni di Storia di uomini invisibili, la prima cosa che mi hanno chiesto quei quattro gatti che hanno avuto modo di leggerlo è se io avessi per caso una qualche morbosità con la tristezza. Poi sì, sono partite anche le constatazioni verso una presunta somiglianza con Robert Pattinson - ho iniziato ad avere i primi complessi, una volta arrivato a quel punto - ma anche una sorta di autoanalisi per constatare se c'era del vero in tutto quello. E diciamoci, se il tuo film preferito è Oldboy (quello bello) e il tuo libro preferito Il profumo, forse è vero. Poi noto che il massimo di commedia che riesce a interessarmi sono quelle di Woody Allen, che faranno pur ridere, ma è sempre un ridere che porta dietro delle riflessioni mica tanto allegre sulla vita. Io però non trovo che ci sia del male in tutto questo, perché non è tanto la tristezza in sé che deve spaventare, quanto il modo in cui la vivi e ne usufruisci. Tutto sommato, a parte i periodi di magra che passano tutti alle volte, mi definisco una persona allegra e che sa dare il giusto peso alle cose. Forse perché non temo la sofferenza, poiché sono convinto che per essere felici bisogna saper guardare anche ai momenti che più ci hanno fatto soffrire e trarre degli insegnamenti anche da quello. Non bisogna fissarsi su ciò che ci ha fatto star male e non bisogna nemmeno essere morbosi, c'è solo da tener a mente il tutto e far fluire l'insieme verso un qualcosa di positivo. Perché tutto nella vita è cambiamento, pure i momenti tristi. Spetta solo a noi avere le forze per farli virare verso il meglio.

Joseph è un uomo solo, alcolizzato e disoccupato, che riversa sul mondo la sua rabbia in maniera brutale e violenta. Hannah è la commessa di una lavanderia, fervente cristiana, intrappolata in un matrimonio umiliante e denigrante. Queste due anime sole avranno modo di incontrarsi e...

Diciamolo senza mezzi termini, questo Tyrannosaur è un film di una tristezza allucinante. Basta già la scena iniziale, quella che precede la comparsa del titolo, per farcelo capire, dato che si esordisce con l'esternazione massima della violenza di Joseph (un Peter Mullan che si fa carico di un personaggio decisamente non semplice). Una violenza che lo porta a uccidere il suo cane, l'unica anima esistente a fargli ancora compagnia, lanciandolo così nella più nera e disperata solitudine. E qui si ha subito il tema portante di tutto il film: la solitudine. Che come l'amore, credo sia un tema così abusato da diventare quasi pericoloso, perché è facile parlarne in maniera pressapochista o vaga. Basti pensare a quasi tutte le band pseudo-alternative che spuntano come i funghi ogni anno. tutte che parlano di società ipocrite e di individui problematici, sempre con le stesse formule e le medesime parole, solo perché è un argomento che fa tendenza e facile presa su un certo pubblico. E a quel punto sì che la tristezza diventa una morbosità, perché siamo tutti così morbosamente fissati col dimostrare qualcosa, di essere i più sensibili e i più comprensivi, da prenderla con le pinze, quello che basta per fare in modo che si veda che ce ne interessiamo, ma mica troppo, perché approfondire porta sempre a risultati poco piacevoli. Paddy Considine, attore qui alla sua prima prova da autore completo, dato che è sia regista che sceneggiatore unico, fortunatamente dribbla tutto questo e imbastisce una pellicola a suo modo scomoda, quasi fastidiosa, proprio perché parla di tristezza e solitudine in una maniera decisamente lontana da quello che può essere la facile presa e mette in mostra dei personaggi non sempre gradevoli o coi quali è difficile provare una certa empatia. Joseph è un violento, una persona autodistruttiva ma lontana dalla guasconeria di un Hank Moody o di una rockstar che si fa arrestare perché ha fatto una cazzata da sbronza, le sue esternazioni spesso sono illogiche e violente, coinvolgono persone innocenti e che il più delle volte non possono difendersi. E frequenta anche delle brutte compagnie, diciamolo pure. E' il tipo di persona che gira in ogni paesetto che si rispetti e che tutti evitano perché pericoloso, spesso etichettandolo come feccia. Io il più delle volte cerco di non criticare, perché penso che prima di elargire giudizi devo capire cosa ha passato una persona per diventare in un certo modo - capita anche a me di cadere nella trappola, però, perché fare i santi attraverso una tastiera è sempre troppo semplice - e in qualche modo è quello che fa Considine con Joseph e gli altri personaggi. Ce lo presenta peggio che può e, lentamente, scava nella sua vita, facendoci scoprire cosa gli è successo e perché ha dato un titolo simile al film. Lo fa coi suoi tempi, riempiendo i novanta minuti di durata con dei lunghi silenzi e dei momenti di lentezza che per alcuni saranno difficili da sopportare, ma con un uso delle immagini e del sonoro davvero strabiliante. Sembra strano che questa sia un'opera prima - di una persona che prima era abituata a fare altro, poi - perché certe scelte visive fanno pensare a una mente navigata nel settore. Nel dubbio però io mi limito a dire che questo film è stato realizzato da un'anima sensibile, da una persona che ha guardato il suo paese, l'Inghilterra, e ne ha descritto i quartieri degradati, le sbronze e i vari fuck che si possono sentire per le strade. Ma senza morbosità o auto-compiacimento, lo ha fatto senza giudicare e addentrandosi in profondità, molto più di quanto altri avrebbero potuto fare. Anche con quel finale, per certi versi inatteso ma per altri forse vagamene frettoloso, che se da una parte lascia una flebile speranza, dall'altra ti fa comprendere che crescere e rimanere con l'innocenza intatta è davvero impossibile. Il luogo in cui nasci ti segna per sempre, una persona è formata principalmente da quello, non andrebbe mai dimenticato. Ma fare la nostra piccola parte è indispensabile. E spesso due solitudini riescono a colmare, anche se in minimo, qualunque spazio. O a lasciare la parvenza di un sorriso.

Decisamente consigliato. Ma chi è troppo sensibile o facilmente impressionabile forse dovrebbe andarci coi piedi di piombo.


Voto: ★ ½

6 commenti:

  1. Concordo con il tuo commento, un film bello tosto, duro nel suo realismo, e raro vedere film che si avvicinano così alla realtà, restano puramente cinematografici... Poi io sono sensibile quando vedo animali (cani in particolare), sono cinofilo oltre che cinefilo ;-) Cheers!

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    1. Eh, qui si arriva a un punto che avrei preferito tralasciare... ovvero la mia incapacità di provare tristezza nei confronti di un animale .___. cosa della quale un poco mi vergogno...

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  2. Un grandissimo film con un grandissimo protagonista, a mio parere.
    Io ai tempi osai di più sul voto.

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    1. Sai bene che sono abbastanza 'stitico' con le stellette, quindi per i miei standard quello è un voto alto. Ma credo che più che il voto effettivo conti maggiormente quello che ho scritto ^^'

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  3. Strano che te non abbia menzionato per niente il personaggio di Marsan o comuqneu solo l'attore (avevi visto Still Life mi pare no?).
    Soprattutto in una rece così esaustiva.
    E strano anche come questo film ti abbia portato all'80% a parlare d'altro e al 20 del film,
    Di solito lo fanno i grandi film.
    Ah già, questo lo è ;)

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    1. Sì, "Still life" l'avevo visto e lui lo seguo pure nella serie "Ray Donovan". Più che altro la mia mente è stata dirottata su altro... proprio perché è un gran bel film :)

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