mercoledì 2 settembre 2015

True detective - stagione 2


Succede che ogni tanto tocchi il proverbiale limite, nella tua vita di spettatore - ma diciamo pure di lettore. Vedi così tanti film, leggi così tanti libri e fumetti fino a che, inevitabilmente, arrivi a trovare quelli che per te sono i cosiddetti vertici, quelle opere in grado di lasciarti così tanto che inevitabilmente finiscono per entrare nel tuo personale Olimpo. E raggiunta una certa età viene da dirti che ormai hai visto tutto, che più di così non puoi pretendere perché, diamine, com'è possibile che possano ancora fare cose che riescano a darti di più o a raggiungere quegli stessi livelli? Fortunatamente sono discorsi che lasciano il tempo che trovano perché il navigare il quelle che sono le proprie passioni porta a trovare sempre altri vertici, facendoti ricredere su quanto affermato, oltre che a capire che alla fine tutta l'esistenza è una continua evoluzione. Pure nella narrazione. Altrimenti tutta la fantascienza si sarebbe dovuta fermare dopo Blade runner e l'horror dopo Videodrome. Non avrei mai pensato però di trovare un nuovo ideale di bellezza proprio in una serie tv, proprio in quella True detective che ha fatto molto discutere e che, anche se con un poco di lentezza, sta venendo scoperta pure qua in Italia. E mi fa strano poi che in un periodo dove le serie tv hanno quasi sostituito il cinema nella vita di molti un simile prodotto non sia di così ampio costume, ma forse è una cosa della quale dovrei ringraziare. Quindi immaginatevi la scimmia che avevo quando ho iniziato la seconda stagione, ma ancora di più provate a pensare il mio senso di straniamento mentre leggevo per l'etere così tanti pareri negativi...

Nella cittadina di Vinci viene trovato il cadavere di un noto politico del posto e la cosa si ripercuoterà pesantemente sulle vite dei tre poliziotti coinvolti nell'indagine, due uomini e una donna. Ad essi si unirà anche Frank Semyon, un imprenditore dal passato da criminale che sta subendo una pesante bancarotta proprio per via di quell'omicidio.

Il pubblico è una strana bestia. Imprevedibile, incontentabile e, soprattutto, abitudinario. La novità sul momento elettrizza ma, a lungo andare, spaventa una volta che ne sei venuto a conoscenza. Se la novità può essere ben accetta, la novità nella novità crea forti scompensi. Forse perché il pubblico non sa quello che vuole ma crede di saperlo, il che si ripercuote anche sulla creatività dei vari artisti. La stessa cosa credo sia successa a questa seconda stagione di True detective ed è paragonabile alla carriera di quegli artisti musicali che si presentano con un album innovativo, ma che poi spiazzano il loro seguito quando sperimentano altre frontiere. Questo a mio parere è dovuto anche a una certa dose di ignoranza, perché non capisco come mai il mondo si indigni quando dicono di voler fare la Torcia Umana di colore (questo va al di là della riuscita effettiva del film, mi rivolgo solo al periodo in cui le riprese e tutti i relativi casini dovevano ancora iniziare) ma restano entusiasti di The amazing Spider-man solo perché Peter Parker ha lo spara-ragnatele - e magari sono gli stessi che vanno in giro a dire che Johnny Depp è un attore completo. Fondamentalmente perché si rimane attaccati a quelli che sono gli aspetti più evidenti e, ironicamente, quelli meno influenti, mentre quelli profondi, in totale rispetto del termine usato per quest'aggettivo, sono i più difficili da cogliere - per esempio, com'è che nessuno si è lamentato della nuova opening? Detto questo, io sono il primo a dire che questa è sicuramente inferiore alla prima stagione, ma la cosa non la rende decisamente un prodotto degno di tutte le stroncature che ho letto in giro. Fondamentalmente, sono due cose molto diverse, e qui magari entra in gioco pure quello che è il gusto personale. Le avventure di Rust e Marty erano un qualcosa che andava oltre il genere trattato, l'indagine diventava una metafora dell'indagine interiore e spesso veniva messa in secondo piano, e la metafora in alcuni passaggi si faceva a dir poco totale divenendo un qualcosa di assoluto, cosa che per me dava vera grandezza a quegli episodi. Qui invece siamo a livelli più terra-terra, e mi azzardo a dire che sarebbe come paragonare David Lynch a Clint Eastwood. Nic Pizzolatto a questo giro forse rimane troppo ancorato alla storia, l'indagine non è più un pretesto ma è un tramite, ma è anche il genere che si è scelto (perché anche se ambo le stagioni sono thriller, lo sono alla loro personalissima maniera) a determinare la cosa. Si capisce quindi che la grandezza della prima stagione stava proprio nel suo voler andare oltre, nel suo scavare così in profondità nell'animo umano fino a farne un ritratto spiazzante ma ugualmente in grado di dare una flebile speranza; si voleva parlare di un qualcosa che andava oltre il visibile, mentre qui parlano semplicemente di quello che è il nostro mondo. Lo stesso mondo indicato nella tagline della locandina, quello che ci meritiamo. E si scazza un poco anche coi personaggi, tutti davvero ben descritti, ma quattro sono davvero troppi per quelli che sono otto episodi e alcuni - per me Paul Woodrugh - risultano per essere meno interessanti di altri, mentre quello di Velcoro ruba la scena un po' a tutti, senza contare che la trama in alcuni frangenti si contorce in una maniera vagamente inutile. Messi in banco quelli che sono i difetti, però, non ci si può che concentrare sui pregi, che oltre alla descrizione psicologica di tutti i protagonisti vedono anche lo svolgersi di una vicenda sempre interessante e ben strutturata, nonostante l'intreccio a tratti esagerato, che sa bene di cosa vuole parlare e lo fa in una maniera forse fin troppo canonica ma che sostiene sempre la classe e la raffinatezza a cui ci ha abituati. E ci offre un finale che nella sua tristezza ha un messaggio molto pane e salame, ma nella sua semplicità molto profondo: alla fine forse abbiamo veramente il mondo che ci meritiamo, questo lo scegliamo noi ogni giorno tramite le nostre azioni... ma forse non è mai troppo tardi per cercare, nel nostro piccolo, di migliorarlo.

Promossa, anche se non con l'entusiasmo datomi un anno fa da quel nuovo vertice. Ma una serie che riesce a rendere convincenti Colin Farrel e Taylor Kitsch merita approvazioni a prescindere.


Voto: ★ ½

23 commenti:

  1. Non sono molto entusiasta di questa seconda stagione, per Taylor Kitsch speravo forse l'occasione per diventare un nome grosso, invece a mio avviso ha un personaggio quasi del tutto inutile allo sviluppo, dalle mie parti trovi tutti i commenti, comunque ho apprezzato la tua riflessione, spero davvero che la terza stagioni aggiusti tutti i difettucci ;-) Cheers!

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    1. Mi rassegno, sembro essere stato uno dei pochi a cui, seppur con riserve, sia piaciuta...

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  2. Sono abbastanza d'accordo, anche se mi mancano ancora 4 episodi. Maledetto tempo!
    Prima o poi arriverò anche io ad una conclusione.

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    1. Spero concorderai con me. Comincio a sentirmi un ciccinino solo T.T

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  3. Ci ho scritto anch'io un post, diciamo che sono tra i negativi ma nonostante questo è una serie che vale a prescindere, effettivamente però Velcoro ruba la scena a tutti, è il finale che lascia, si speranzosi, ma non rende merito

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    1. Ho letto. In effetti abbiamo pareri abbastanza discordanti :/ però il finale per me regge benissimo. Anzi, credo che la brutalità di certe morti che tu critichi renda ancora più forte il senso di speranza che vuole lasciare.

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  4. Ottimo post, e riflessione molto intelligente sul pubblico.
    Per me, per quanto diversa e non "nuova" come la prima, anche questa è una grande stagione.

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    1. E dire che per la riflessione sul pubblico mi aspettavo un sacco di pernacchie XD
      Comunque mi fai sentire meno solo con questo parere ^^'

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  5. Pensa, io devo ancora finire di vedere la prima stagione, che non mi stava entusiasmando granché. Mi sa che un giorno di queste me le sparo tutte e due insieme

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    1. Non ti stava entusiasmando?
      SMITHERS, LIBERA I CANI!!! XD

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  6. Pensa che a me è pure piaciuta più che a te. Mi è sembrata una grande storia, forse un po' incasinata, ma la narrazione e le interpretazioni mi son piaciute quasi tutte. Kitsch a me non è piaciuto moltissimo, mentre son sempre stato convinto del fatto che COlin Farrell sbagli, costantemente, i film da interpretare. Qui mi è sembrato quasi un grande della recitazione, quindi evidentemente qualcosa c'è...

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    1. Credo che su Farrel hai un minimo di ragione, dato che era perfettamente in parte.

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    2. Anche in Parnassus, ad esempio, mi era piaciuto un sacco!

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  7. La sto recuperando, non ho ancora capito se mi piace o meno.
    Rimando il giudizio alla fine dell'ultimo episodio. :)

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    1. All'inizio pure io ero così confuso XD

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  8. Noi l'abbiamo trovata molto noiosa,non brutta o inguardabile,ma non ci intrippava neanche un pò.
    Quello che mi piaceva della prima era proprio l'introspezione che qui mancava,e forse hai ragione quando dici che non si possono mettere 4 personaggi principali per 8 puntate,di fatto non si riesce ad approfondire nulla e fra l'altro Velcoro ha comunque più spazio degli altri;io rimango molto affezionata alla Bezzeriddes e solo per lei avrei voluto che la stagione durasse di più.
    La sigla d'apertura resta la cosa che mi è piaciuta di più!

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    1. L'effetto "troppe cose" (nomi, luoghi, persone...) si fa sentire, è vero, è certe cose finiscono per risentirne a sfavore di altre. Ma non la definirei poco interessante, quello no.

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  9. Concordo sul fatto che il vertice sia stato necessariamente toccato con la precedente, tuttavia anche questa conserva alcuni caratteri specifici che la accomunano alla precedente. Sicuramente la ricerca di redenzione e salvezza da parte dei protagonisti alla ricerca dell'azione finale, quella che cancella tutte le colpe del passato ( e Pizzolato rimane un incallito manicheo). E sicuramente la descrizione di un male reticolare, ramificato, forse ancora più impossibile da battere; In questa serie addirittura il bene sembrerebbe perdere tutta la guerra. In definitiva concordo con te una bella serie e buoni attori, (...se uno non avesse mai visto la prima).

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    1. In effetti la disfatta del bene, per quanto si lasci una flebile speranza, è davvero spiazzante. Forse è questo aspetto che me l'ha fatto piacere. Oltre che al manicheismo del buon Nic, che è una cosa che nella narrativa in generale adoro.

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  10. Ah! Ciao. Secondo me Johnny Depp non è uscito vivo dagli anni Novanta. A me invece Velcoro non mi ha entusiasmato molto, a parte nell'ultimo episodio. Mentre invece ho trovato molto più interessante proprio Woodrugh. Una stagione deludente, fatta bene ma vuota. Ma forse pecca più che altro in virtù del peso dell'enorme prima stagione.

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    1. Direi che qui abbiamo pareri proprio opposti... e per certi versi Velcoro mi ha affascinato così tanto proprio perché è i mio esatto opposto.

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  11. Serie di buon livello, che non merita le critiche piovutegli addosso, ma dopo la prima stagione (da me molto rivalutata, in positivo, con il tempo) è comprensibile un po' di delusione. Vero, troppi personaggi, svolte narrative non proprio coerenti, regia non sempre all'altezza, ma riesce comunque a non annoiare (almeno a me non ha annoiato). L'impressione è quella di trovarsi di fronte a un romanzo di James Ellroy (leggendo Galveston, il romanzo di Pizzolatto,le influenze di questo autore si sentono), dove la trama è complessa, articolata e sfaccetta. L'ho seguita in contemporanea, una puntata a settimana, e giunto all'ottava non ci avevo capito una beata mazza dell'indagine.

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    1. Io me le sono sparate tutte e la confusione è arrivata lo stesso. Comunque sì, non merita assolutamente tutte le critiche che gli sono cascate addosso. Il livello è sempre alto... è che forse ci avevano abituati troppo bene!
      E sono felice che hai rivalutato la prima :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U