domenica 11 ottobre 2015

Ray Donovan - stagione 3


Tra una cosa e l'altra avevo lasciato pericolosamente perdere un sacco di cose, negli ultimi tempi. Leggevo addirittura pochissimo, che per quanto mi riguarda è la mancanza più grave che possa permettermi, quindi ho deciso che forse era meglio darmi una mossa e mettermi in pari con un bel po' di cose. Ho deciso di riprendere in mano le serie tv, perché ormai sono il media del momento (blablabla) e ci sono diversi titoli interessanti che però non avevo proseguito con lo stesso impegno di prima. Fra le varie cose, dopo aver finalmente recuperato la fantomatica terza stagione di Hannibal, mi sono ricordato di una serie decisamente meno celebre che però aveva saputo davvero conquistarmi, tanto che il secondo step aveva addirittura saputo guadagnarsi il massimo dei voti. Ray Donovan infatti, con quella sordina che purtroppo lo contraddistingue, era ritornato a sorpresa con le nuove avventure della sua stramba famiglia e io lo scoprivo con colpevole ritardo. Ed è stato un poco come scoprire dal nulla che un amico che ha fatto l'anno all'estero se ne è ritornato in madrepatria senza che tu ne sapessi nulla: o non ti ha avvisato oppure sei tu ad essere tanto idiota da non esserti ricordato della cosa. In ogni caso, a rimediare si fa sempre in fretta.

Ray Donovan prova a continuare la sua non semplice vita, resa ancora più scombussolata dai propri disguidi famigliari e dalle ultime bravate di Mickey. Le cose si complicano quando, per far uscire suo fratello di prigione, deve vendere i propri servigi a uno strano imprenditore...

Dopo essere rimasto piacevolmente colpito dal primo ciclo di storie ed essere arrivando con la bava alla bocca al fine del secondo, ecco che con un certo colpevole ritardo inizio a vedere la terza stagione, aspettandomi il finimondo. Il vero stupore purtroppo c'è stato solo nello scoprire che, nonostante il mio entusiasmo e il mio spam selvaggio su Facebook, mezzo mondo ancora non conosce questa serie e i suoi assurdi personaggi, perché la terza stagione delle avventure balorde di Ray and company mi ha lasciato parecchio perplesso - così come continua a crearmi discreta perplessità il fatto che questi characters siano stati ideati da una donna, Ann Biderman, ma non voglio creare diatribe sessiste. Intendiamoci... il voto finale si aggiudica tre stellette, come potete vedere in fondo prima della gallery, però spesso non conta tanto il voto in sé quanto quello che si vuole scrivere nella cosiddetta recensione - o del mio parere gigionesco, dato che altrimenti mi sembra di prendermi troppo sul serio - dove vengono elencati quelli che sono i difetti principali. Che fra tutti, a mio parere il maggiore è quello di sapere di non riuscirsi a superare degnamente dopo il patapum che è preceduto e quindi si tenta il tutto per tutto con un insieme di situazioni al limite che però, alla fine, sono anche fin troppo sopportabili. Anzi, credo che sia il troppo a inficiare particolarmente questa stagione, che si mantiene sempre su uno standard qualitativo di tutto rispetto ma che nell'avere così tanti personaggi, tutti ugualmente importanti, non trova il giusto spazio per ognuno di loro - e ammettiamolo, delle turbe masturbatorie del figlio maggiore di Ray se ne poteva fare a meno, anzi, si poteva fare a meno proprio di quel personaggio, forse il più odioso di tutti. Così abbiamo Ray che ha e non ha una squadra di Baseball, sua moglie che sembra non capire cosa fare della propria vita matrimoniale e non, un capoccia molto stronzo (Ian McShane, fra l'altro!) che compare solo quando serve ai fini della trama, Mickey che ancora non capisco come faccia ad avere quel pirla del figlio mulatto che ancora gli dà corda, la figlia minore che si innamora del professore e gli altri due fratelli che continuano a convivere con le loro esistenze disastrate. Insomma, di roba ce n'è parecchia, e in mezzo a tutto questo c'è pure la mafia armena e una vecchia conoscenza che rispunta dal passato, cose che francamente per dodici episodi cominciano ad essere eccessive, specie se poi sono legate a doppio filo coi temi che si vuole trattare, quelli di redenzione e di seconde opportunità negate da sé stessi o dalla vita. Questa non la rende una serie confusa, cosa che forse è da imputare alla bravura degli sceneggiatori coinvolti (che fra l'altro, come mai la Biderman non ha scritto manco una singola puntata?) perché lo scorrere degli eventi è lineare e non fa distogliere l'attenzione, però è innegabile notare che durante i passaggio la carovana procede con diverse incertezze, punti che vengono trattati troppo brevemente a favore di altri che forse avrebbero meritato una sforbiciata e viceversa, oltre a una conclusione di quello che è l'inghippo finale che avviene con una rapidità abbastanza disarmante. Gli va comunque dato atto del coraggio di mettere alla berlina tutto l'establishment hollywoodiano e dei vip d'America, mostrando una società marcia perché marce sono le sue fondamenta, oltre che a delle scene che possono essere vagamente indigeste per gli animi più sensibili, vera prova di come ormai la tv osi più del cinema. E di mettere sempre il condizionale sull'istituzione della famiglia, che nel paese delle stellestrisce e di Ronald McDonald rimane un'isola che in pochi osano attaccare.

Il vero stupore però è quello di vedere Katie Holmes che recita degnamente, sfoggiando poi un apparecchio che forse è la cosa più disturbante dell'insieme.


Voto: 

2 commenti:

  1. Questa serie mi manca, Liev Schreiber secondo me è bravo, dovrei dargli una possibilità ;-) Cheers!

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    1. È considerato il miglior attore shakespeariano della sua generazione e la Watts si è innamorata di lui nel vederlo recitare... sì, direi che se la cava XD poi qui in una scena mi ha fatto quasi paura .____.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U