martedì 27 ottobre 2015

Un sapore di ruggine e ossa


Un giorno potrò dire ai miei figli, se mai ne avrò (dubito, ma sono discorsi che non è il caso di affrontare ora), che mi è capitato di vivere in uno strano periodo. No, niente Expo, niente abdicazione di papa Ratzinger e nemmeno l'entrata in vigore dell'€uro. Ma di un paio di settimane piuttosto recenti in cui, cosa più unica che rara, mi è capitato di vedere ben tre film interessanti e che non avevo mai visto prima. Alla televisione, specifico - che sennò la cosa non sarebbe così eclatante In quel periodo ne sono stati trasmessi altri di molto belli e ugualmente stimolanti, però o li avevo già visti o erano ad orari improponibili, ma siccome sono uno che cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno mi accontento pure di quello. Sì, so che si tratta di bazzecole, ma vedere che per una volta all'anno il canne Rai ha senso ti fa ricredere un poco nel mondo. La cosa sorprendente però è che si trattava di film che mi ero promesso di vedere ma che non avevo più avuto modo di visionare, quindi la trasmissione televisiva è stata una ghiotta occasione per recuperare quelle mie mancanze. Qui ad accrescere la voglia di vedere il film c'era anche la presenza di Marion Cotillard, una gnocca da paura bravissima attrice e anche bellissima donna. Solitamente i nomi degli attori su di me non fanno molto richiamo, ma diciamo che una come lei può compensare a livello visivo qualunque carenza registica. E ci siamo spiegati bene.

Ali si trova a doversi occupare del figlio di cinque anni che conosce appena, così si trasferisce da sua sorella nel sud della Francia, dove inizia a lavorare come buttafuori e, occasionalmente, a partecipare a incontri clandestini di valetudo. Lì conosce Stephanie, un'addestratrice di orche, che in un incidente sul lavoro perde le gambe,..

Sono sempre stato convinto che, prima o poi, le persone vengono spezzate dalla vita. Questo è ciò che le forma, la difficoltà massima che ti permette di vedere come sono realmente, perché è solo quando è alle strette che un individuo mostra la propria reale natura. Ma ognuno ottiene questo spezzarsi in tempi e maniere diverse, ed è anche quello che gli perette di reagire in una certa maniera, perché non tutti i momenti della vita sono uguali e possono trovarci più o meno preparati a talune cose. Fondamentalmente è questo il motivo per cui cerco di non giudicare mai le persone, perché non so cosa le ha spezzate e le ha portate a compiere certe azioni. Anzi, certi accadimenti mi mettono addirittura una certa paura perché non riesco nemmeno a immaginare come mi sarei comportato in una simile occasione, quindi in quei casi volto leggermente la testa e cerco di non pensarci. Ma ogni tanto il tarlo resta. E ha ripreso un poco a scavare mentre guardavo questo film (in televisione, porca l'oca, in televisione!) e ciò che succedeva ai suoi personaggi. Perché a loro modo sono due personaggi spezzati, la Cotillard in maniera cinicamente letterale, due individui che mostrano due caratteri differenti e che si ritroveranno a diventare tutt'altro quando la situazione lo richiederà. Ironicamente il film pone maggiormente l'attenzione su Ali, che strano a dirsi dimostra d'essere un personaggio molto più interessante nonostante il dramma allucinante della co-protagonista, un uomo fin troppo semplice e fin troppo sbagliato. C'è qualcosa di inquietante in lui e nelle sue cazzate, perché le fa con una leggerezza quasi bambinesca. E' quasi più bambino lui del suo figlioletto, per certi versi, ma ha la forza e le possibilità di un adulto. Sembra che non si renda conto di quello che sta combinando, finendo poi per coinvolgere anche chi gli sta a cuore. E la sua reazione è sempre un mutismo che può essere scambiato per indifferenza, ma nel quale io ci ho trovato uno strano disagio di vivere che nemmeno lui sa spiegarsi, come se sapesse di essere 'sbagliato' ma al contempo sa anche di non poterci fare nulla perché quella è la sua natura. Affianco a lui poi viene messa Stephanie, una donna perennemente insoddisfatta di sé, che vuole per forza piacere a tutti i costi e che si ritroverà menomata. L'incontro fra i due (il secondo, quando si ritrovano dopo l'incidente) avviene in una maniera che ho trovato leggermente forzata, ma poi il film di Jacques Audiard, pur con alcuni difetti, procede che è una meraviglia. Ci sono alcuni momenti che sembrano leggermente slegati (anche perché il tutto è tratto dall'unione di diversi racconti di Craig Davidson) ma lo stile visivo del regista aiuta e non poco, dà un proprio senso del ritmo a un film lento ma che non fa pesare questa sua lentezza, guardando sempre i due protagonisti da una distanza di sicurezza che evita eccessivi pietismi, cosa che io rispetto molto - da capire quindi perché ho odiato La teoria del tutto. E se la metà è dedicata principalmente a Stephanie e al suo scoprirsi donna dura, capace di diventare una sorta di capa delle lotte clandestine, forse proprio per la sofferenza e l'handicap che le ho toccato sopportare, il finale vede ribaltarsi la situazione per Ali. La sua sbadataggine infantile finirà per metterlo nuovamente nei casini, ma è in quel momento che mostrerà quale tipo di uomo è veramente, quando rischia di perdere ciò che ha di più caro. E ironicamente, finirà anche lui spezzato. Ma forse proprio per questo, rinascerà come uomo migliore. Soffrire è inevitabile, fa parte di un percorso della vita al quale, purtroppo, non possiamo sottrarci. E soffrire lascia quasi sempre delle cicatrici. Ma le cicatrici alla fine non sono altro che una mappatura della storia della nostra vita, ed è proprio grazie a quelle che abbiamo finito per diventare quello che siamo. A patto che accettiamo ance di apprendere qualcosa da quello che ci è successo. Perché non c'è sfida più grande che analizzare il dolore che ci è capitato, anziché esserne unicamente vittime.

Forse il senso va cercato oltre, ma io dal film ci ho ricavato questo. Poi capitemi, con la Cotillard nuda in mezze scene, mantenere la concentrazione è stato difficile.


Voto: ★ ½

16 commenti:

  1. Questo mi manca, ma per la Marion Cotillard vale la pena vederlo ;-) Cheers!

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    1. La Mariona internazionale è secsi pure senza gambe, c'è poco da fare ;)

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  2. Davvero è passato in TV? Ad averlo saputo l'avrei rivisto volentieri, perché mi era piaciuto davvero tanto. Audiard ha uno stile che mi piace molto. Crudo, diretto, senza fronzoli. E confermo, qua la Corillard è davvero splendida (ma anche Schoenaerts - spero di averlo scritto giusto - non scherza).

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    1. CoTillard, maledetto telefono! :)

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    2. Schocoso mi ha fatto capire che devo prendere la palestra più seriamente, mannaggia a lui!

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  3. Film potentissimo, ennesima conferma di Audiard.
    Almeno un paio di scene da antologia e grande passione.

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    1. Di suo ho visto poco e nulla ma mi ha sempre convinto molto. Attendo il suo ultimo lavoro!

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  4. film bellissimo che conferma il mio amore per Audiard...

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    1. Vedremo come andrà con me. "Il profeta" mi era piaciuto molto.

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  5. Film enorme, uno dei più belli che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni. :)

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  6. Caspita, meravigliosa disamina del film, ma anche della vita.
    E il film sì, nonostante le forzature cui accenni, è enorme.

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    1. #siamotuttifilosofisuinternet

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    2. Ah ah. #iomancosuinternetciriesco :-)

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  7. Audiard è un regista del quale sono completamente a digiuno, purtroppo. Ipotizzo in tv il film ci sia passato su qualche canale semisconosciuto.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U