sabato 12 dicembre 2015

Heart of the sea - le origini di Moby Dick


Sono legato in una maniera particolare al romanzo di Moby Dick. Mi piace molto, ma non lo considero uno dei libri della mia vita. Però in qualche maniera è il libro che mi ha iniziato alla lettura, anche se indirettamente. Ricordo che il primo libro che presi a sette anni con la tessera della biblioteca civica fu una sua riduzione illustrata, insieme a un altro che parlava di draghi. A conti fatti, credo che quello fu il primo 'libro serio' (così l'avevo concepito all'epoca) che lessi e da allora non mi sono più fermato a leggere, poiché anni dopo mi portò a recuperare l'originale di Melville e a entrare in una particolare epopea, oltre che imparare un nuovo modo di intendere le storie e il loro significato. Perché quello non era solo un libro su un tizio che si ritrova su una barca comandata da un (ganzissimo) capitano che vuole cacciare una balena bianca, ma è un libro che parla di ossessioni. E quello delle ossessioni, insieme a ogni cosa che cerca di trovare il marcio dell'animo umano, è un tema che mi ha sempre affascinato molto. Questo film non è che mi interessasse molto, giacché era un riflesso della storia di Melville, però vuoi che ieri sera non avevo nulla da fare e le offerte della mia zona scarseggiavano parecchio, oltre al fatto che causa lavoro e casini vari era da un po' che non vedevo un film nuovo, ho deciso di vedermelo. Sempre col pericoloso ricordo del libro, che sapevo già avrebbe gravitato come un masso sulla visione. Perché certe storie sono così belle e affascinanti che andare a scomodare nel dettaglio il perché della loro genesi sembra quasi superfluo.

Un giovane Herman Melville insiste per poter intervistare un anziano e scorbutico uomo, Thomas Nickerson, uno dei pochi superstiti della baleniera Essex, affondata diversi anni prima, caso che venne archiviato con un processo-farsa. L'uomo inizia così a raccontare della sua esperienza sulla Essex e del suo incontro con Owen Chase...

Sulla bellezza ho un po' le mie idee e, quando mi tocca esprimerle, uso sempre le ragazze come punto di riferimento. Ho sempre pensato che a rendere bella una donna sia l'imperfezione, un particolare stonante, qualcosa che magari secondo i canoni classici dovrebbe essere fuori posto ma che su di lei ottiene una particolare armonia (i nasi di Zoe Kazan e Uma Thurman, ad esempio), oppure qualcosa che riesce a trasmettere (Julianne Moore, non bellissima convenzionalmente, ma a proprio modo). Allo stesso modo, credo che la vera intelligenza di una persona la si riesca a recepire dall'incapacità di fare doppisensi da parte del suo ascoltatore - ma qui bisogna anche vedere quanto questo è neuromunito - quando si inerpica su discorsi apparentemente molto complessi, perché riesce a mantenere quel minimo di barlume che ti fa concentrare gran parte delle tue attenzioni su quello che dice. Tutte cose che mi sono venute in mente nel vedere questo In the heart of the sea (incomprensibile lo sforbiciamento italiano, così come l'agghiacciante sottotitolo), perché in qualche maniera è coinvolto interamente nelle riflessioni con cui ho iniziato questo paragrafo. Parliamoci chiaro, non stiamo parlando di un brutto film, e se pensate che lo sia la cosa vuol dire che i film veramente brutti non li avete mai visti in vita vostra, quanto di... un film. Che lo so che è una risposta del menga, ma è l'unico commento che ti viene in certe occasioni. Intendiamoci, è in film diretto da Ron "Richie Cunningham" Howard, uno che non ha mai fatto pretendere dal proprio pubblico chissà quale excursus narrativo - parliamo della stessa persona che ha diretto Angeli e demoni, ricordo - quanto di un autore che ama le storie classiche e che si rifà a un modo classicissimo di fare film. E il classicismo è una bella rogna, perché da una parte garantisce uno standard, ma dall'altro frena. E' come se uno scultore scolpisse le proprie opere basandosi sul David di Donatello, certo, gli uscirebbe sempre una figata, ma una figata che ha fatto la sua epoca mentre il mondo è proseguito. Questo film è una cosa simile, perché non è brutto e si lascia guardare volentieri, ma alla fine appare uguale a mille altre pellicole viste di recente. E' un'opera che nel suo cercare di accontentare tutti molto probabilmente finisce per non accontentare nessuno per i motivi di cui sopra. Come nel romanzo di Melville tutto ruota attorno alle ossessioni, siano quelle di farsi valere, del dimostrare qualcosa o dei propri ricordi, ma nessuna emerge mai con una vera e propria potenza, anche in quelle scene che dovrebbero essere le più disturbanti ma passano senza nulla ferire come dei momenti qualsiasi. E il racconto incrociato toglie parecchio ritmo a una visione che non è molto adrenalinica di suo, col risultato che in più di un momento mi è capitato di fare dei doppisensi per scacciare un senso di noia che a tratti si era fatto inevitabile - alla scena del 'soffio rosso' non ho potuto fare altro che pensare alle balene mestruate, lo so, sono pessimo. Mi mancava un film come Vita di Pi, altra opera di stampo marittimo-naufraga, che col suo sembrare inutile nel grosso della prima metà, verso la fine offriva una sterzata tale che ti faceva rivalutare tutto quello che c'era prima, che visivamente almeno era davvero gran cosa. Qui invece tutto procede come deve, come la ragazza carina che ha tutte le cose al proprio posto ma che finisce per essere uguale a mille altre similari proprio perché non riesce a darti quella scintilla che servirebbe, senza contare che anche a livello tecnico mi ha lasciato parecchio a desiderare, con un paio di momenti di regia abbastanza confusionari e delle parti in CGI che erano dei palesi fotomontaggi - ma poi, riflessione che mi è venuta anche coi film de Lo Hobbit, com'è che gli effetti speciali ultimamente anziché rendere tutto più realistico aiutano solo ad aumentare il senso di irrealtà?

Il momento più memorabile della serata è arrivato quando, con l'inizio dell'intervallo, all'accendersi delle luci un tipo davanti a me si è alzato e ha chiesto all'intera sala: "Ma è una cagata o no?", uscendo poi facendo il dito medio allo schermo fermo e augurando buona fortuna ai restanti.


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. Non l'ho ancora visto, ma spero non mi deluda troppo.
    In fondo, sulla carta è super fordiano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì è no. Come ho scritto, nel cercare di accontentare tutti non accontenta nessuno.

      Elimina
  2. Jean Jacques ama Lolita, gli garba la Ferrante, ora vengo a scoprire che Moby Dick ti ha iniziato alla lettura. Ma allora hai dei buoni gusti letterari :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sui libri finora nessuno ha mai avuto sa ridire con me u.u

      Elimina
  3. Anche questa volta siamo allineati, Richie Cunningham si è un pò perso, forse la smania di rifare Moby Dick è stata troppa, peccato perchè aveva i suoi momenti. Cheers! ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo allineati così spesso da essere paralleli. #YoBro!
      Il bello poi è che i momenti con la balena bianca sono anche i meno interessanti...

      Elimina
  4. Il film ancora non l'ho visto, però mi ha divertito molto il tuo racconto della serata cinematografica su facebook! Qualora non dovesse piacermi, il dito medio lo alzerò verso lo schermo del computer! ahahah

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, quel tizio ha reso la visione davvero impagabile XD

      Elimina
  5. Io penso balzerò anche questa volta, come ti avevo già detto, puzza un po'.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che si vive bene anche senza ^^'

      Elimina
  6. Thumbs Up per il tizio in sala!!! (Ero io) XD

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U