martedì 29 dicembre 2015

Il cattivo tenente


Ho una tendenza ad abbattermi quasi sempre e, forse, è anche per questo che mi considero una persona molto ignorante. Oltre a questa mia caratteristica, c'è anche il fattore che sono convinto che tutti lo siamo e lo resteremo sempre, perché al mondo ci sono una tale miriade di cose da sapere e apprendere che non potremmo mai avere una cultura esaustiva anche su una singola materia. Io guardo cinema da che sono piccolo e ne sono appassionato da sempre, ma ho ancora un'infinita serie di lacune anche su quelle che dovrebbero essere le cosiddette 'visioni fondamentali' -  mentre scrivo, non ho mai visto un Lav Diaz, per esempio. In quanto appassionato però, penso che il cinema, proprio perché è una passione, sia una cosa che va vista quando vuoi e come vuoi, seguo molto i miei interessi del momento, anche le mode, ma non ho mai pesato che si debbano vedere certe cose per obbligo, come un compito scolastico. Alla base deve esserci sempre un qualcosa in più, perché proprio grazie a quello viene quella spinta che ti fa apprezzare in maniera del tutto particolare l'opera in questione - anche se alcune delle visioni più sorprendenti le ho viste casualmente, con zero aspettative o convinzioni. Ultimamente sono in un periodo in cui ho voglia di film cattivi, aggressivi e vagamente nevrotici, e so che questo è un tipo di film che Abel Ferrara ha diretto in gran quantità. E con la scusa che di questo regista non ho visto quasi nulla ho pensato di pescare questo suo cult, che sembrava avere tutte le carte in regola, tutti i topoi narrativi che in questo periodo mi affascinano e mi esaltano. E poi come attore protagonista c'è Harvey Keithel, che nella mia triade dei true men sta al secondo posto, fra Clint Eastwood e Mads Mikkelsen, motivo in più per rendere questa pellicola una visione obbligatoria del momento.

Seguiamo le vicende di un tenente della polizia corrotto, violento, puttaniere e drogato, che ha la fissa delle scommesse - che puntualmente gli vanno male e lo cacciano nei guai. Una vera merda d'uomo, insomma. La sua vita viene stravolta quando deve indagare sullo stupro di una suora, la quale, anziché aiutarlo nelle indagini, decide di conferire il perdono cristiano ai suoi aguzzini, La reazione manda in pappa il cervello del tenente, che...

Direi che sono stato accontentato, perché tutto quello che volevo da questo film mi è stato dato con infinita elargizione di grazia. In più il film di per sé è una bomba, anche preso all'infuori di quelle che erano le mie necessità narrative del momento, motivo in più per essere felice di essermi approcciato a una simile visione. Bad lieutenant, settimo lungometraggio di Abel Ferrara - uno che arriva al cinema autoriale iniziando dal porno va rispettato a priori - è un film di quelli tosti, una visione che non mi sento di consigliare agli stomaci più deboli, perché certe scene molto forti credo possano shockare gli spettatori più sensibili. Non ci sono momenti splatter o di violenza visiva particolare, a tal proposito credo che sia molto peggio una pellicola come Pride and glory, ma è proprio la sensazione di sporco e disgusto che mette addosso a essere micidiale. L'unica scena davvero forte a tal proposito credo sia quel breve attimo in cui la suora viene violentata, ma dura poco e si vede ancora meno, pur lasciando trasparire in ogni secondo la brutalità e la scelleratezza di quel gesto. Tutto è affidato al volto e, più che mai, al corpo di Harvey Keithel, qui nell'interpretazione che lo ha reso un'icona cinematografica per eccellenza, che fa un lavoro magnifico e riesce a far sentire tutto l'astio che si dovrebbe provare verso un uomo simile. Un uomo fortemente contraddittorio perché, nonostante le sue dissolutezze, vuole imporre una disciplina ferrea a machista ai suoi figli ed è pure un cattolico praticamente, cosa che dà un senso alle visioni cristologiche di alcuni passaggi - curiosità: a Ferrara l'idea di questo film nacque nello scrivere una canzone con l'amico Paul Hipp, che nel film interpreta proprio la visione di Gesù. Si potrebbe dire che è un film sulla riscoperta della vera fede, come dicono alcuni, ma io credo che il regista abbia voluto puntare più in là e parlare, sempre attraverso una chiave cattolica, in pieno rispetto di quello che è il proprio retaggio culturale, della voglia di redenzione di un uomo che da farsi perdonare ha molto. Io non ho mai pensato che le persone siano totalmente malvagie, credo che lo diventino col passare del tempo e con le delusioni che hanno avuto dalla vita, che un minimo di bontà ci sia in tutti e che spesso sia soffocata non tanto dalla cattiveria, quanto dall'ignoranza e dalla paura verso un mondo che è sempre più difficile da catalogare e inglobare in una visione precisa; e nulla fa più paura di ciò che non si riesce a comprendere. Nel protagonista di questo film ci ho visto questo, un uomo disastrato e in lotta con se stesso che cerca di reagire come può in un mondo che porta all'autodistruzione, e che rimane shockato dalla reazione della suora proprio perché è un comportamento così avulso dal suo modo violento di vivere. Non si può sfuggire alle vite degli altri quando ne siamo così fortemente a contatto, e questo ci porta inevitabilmente a interrogarci su di noi. A far ancora più paura di ciò che non si comprende, è proprio il confronto interiore, proprio perché non ci è mai permesso di conoscerci appieno, è un percorso che si porta avanti per tutta l'esistenza, ma il più delle volte castriamo questo processo come autodifesa. Il cattivo tenente del titolo quindi cerca di appoggiarsi a una visione così (per lui) assurda e incomprensibile, alla ricerca di quella redenzione alla quale segretamente anela. Ma tutto è un'illusione. La verità è che, rompipalle di contorno a parte, al mondo siamo soli e basta. Non c'è mai una vera e propria redenzione, c'è solo l'illusione della stessa e delle regole che si sono seguite per raggiungerla. Alla fine forse siamo tutti animali chiusi in gabbie e le sbarre sono proprio le convenzioni di cui ci 'abbelliamo' ogni giorno. Ma forse basta sentirsi liberi per esserlo veramente.

Tosto, crudo, profondo e con un attore della Madonna - in tutti i sensi, visto il tema religioso. Non so se è una 'visione fondamentale', ma è diventato di colpo un mio piccolo/grande cult personale.


Voto: 

6 commenti:

  1. Concordo in pieno con te, è un film sottovalutato, durissimo e con un Harvey Keithel che giganteggia, da vedere in lingua originale, il doppiaggio lo ammazza un pò, in particolare la scena del finestrino ;-) Cheers!

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    1. Il doppiaggio è terribile, dopo mezz'ora ho messo l'audio originale XP

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  2. Capolavoro vero, uno di quei film che mi fa amare Ferrara. Che poi, certe scene sono riuscite persino a farmi sentire a disagio e non è facile per nulla. Bel recupero

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    1. Sì, il buon Abel non deve essere del tutto a piombo. Anche se Keithel fa un lavoro a dir poco eccezionale.

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  3. Uno dei miei film preferiti di tutti i tempi :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U