sabato 9 gennaio 2016

Carol


Si è parlato molto dell'omosessualità nell'anno che è appena passato. Matrimoni gay, adozioni, famiglia tradizionale, sentinelle in piedi, il nuovo cd di Immanuel Casto e chi più ne ha più ne metta. Io ho sempre pensato che quello di potersi sposare, di avere dei figli e di poter formare una famiglia sia un diritto che va riconosciuto a tutti, a prescindere dal loro orientamento sessuale. Non ho mai pensato che ci sia una devianza nell'essere gay, ho sempre trovato ridicole le teorie gender (ormai disconosciute a livello scientifico in tutte le maniere) e non vi dico la delusione nello scoprire che le Formichine di Vettori avevano fatto una vignetta a favore della famiglia tradizionale. Che poi, cos'è veramente una famiglia? Io credo che la famiglia, così come un rapporto, deve essere legata unicamente dal vincolo dell'amore, frase che fa molto Baci Perugina ma che è anche una mia convinzione ferrea, dato che non ho mai riconosciuto quello della famiglia come un valore assoluto. Anche lì, il senso di famiglia muta dalle condizioni dei componenti, se i miei genitori non si comportano come tali (per fortuna non è stato il mio caso) sono liberissimo di non considerarli parte del mio nucleo familiare. E non sapete quanto mi fanno ridere quei politici che inneggiano alla famiglia tradizionale quando loro, da quanto ci tenevano, di famiglie tradizionali se ne sono fatta anche più di una. E' per questo, nonostante non mi ispirasse granché, che ho voluto vedere questo film. Perché ora come non mai parlare di un argomento simile è quantomai necessario, specie per le tristi notizie che vengono dal mondo su come dei valori che dovrebbero essere naturali vengono quotidianamente calpestati.

America, 1952. Therese Belivet è un'aspirante fotografa che lavora come commessa in un grande magazzino, nel reparto giocattoli. Un giorno la sua attenzione è catturata dalla cliente Carol Aird, che dimentica i guanti sul suo banco. Quando glieli invia per posta, la donna le chiederà di vederla, e da lì nascerà una strana e tormentata relazione clandestina che...

La bellezza è una cosa strana. Esiste, e quando è presente è impossibile negarla, ma per esserci deve rispondere a dei determinati e costrittivi canoni. A lungo andare possiamo dire che le cose belle finiscono per assomigliarsi tutte, motivo che ha spinto Umberto Eco a scrivere il trattato Elogio alla bruttezza, perché quest'ultima è molto più variegata e fantasiosa. Io non voglio farmi paladino delle opere brutte, però alle volte mi viene da preferire quelle (leggasi: un film medio di Zack Snyder, il mio amato-odiato Zackino) rispetto ai proverbiali 'compitini ben fatti', ovvero quei film che nel rispettare così formalmente le regole di bella regia e bella messa in scena finiscono per apparire quasi artefatti e impersonali. Credo che ci voglia qualcos'altro rispetto alla bellezza, ci vuole quella scintilla particolare che permette a qualunque cosa di distinguersi dalle altre. Per dire, di ragazze carine per strada ne vedo quasi tutti i giorni, eppure più di tre quarti finisco col dimenticarmele; certe facce invece, magari meno belle e più imperfette, proprio in virtù di questa loro particolarità finiscono per rimanere come dei ricordi indelebili. Penso che in ogni opera, sia essa un film, un libro o un fumetto, ci voglia proprio questo, quel quid che permette di rendersi riconoscibile e particolarmente potente, anche oltre alla propria tematica di base. Il difetto maggiore di Carol infatti è proprio questo, quello di essere un film che racconta una storia senza troppo fronzoli o divagazioni, credibile nello svolgimento e giusta nelle conclusioni e negli insegnamenti. Purtroppo però rimane solo questo, un film che ha anche una regia pulita, ma così impersonale da far appiattire ogni cosa. Non c'è un solo momento che si senta veramente, dove le immagini raccontano più dei fatti, come se non si volesse scandalizzare un pubblico che però, visto il tema trattato, andava scosso per far capire quello che si vuole raccontare, su come in sessant'anni di storia siano cambiate poche cose e solo in apparenza. E mi delude anche il fatto che una cosa così poco sentita venga da una persona come Todd Haynes, che omosessuale lo è veramente e quindi avrebbe dovuto investire maggior impegno nell'imbastire un progetto simile. Senza contare che poi si parla della relazione saffica fra due donne, qualcosa di doppiamente negato, perché non si può dire che la donna in tutto questo periodo abbia fatto chissà quali grande conquiste - figurarsi, parlare di aborto e libertà sessuale femminile crea ancora scandalo e fa storcere più di un naso - e che la cosiddetta uguaglianza raggiunta non sia solo una facciata. Non è mia intenzione definire questo film un qualcosa di brutto, perché i film brutti sono ben altri. Per certi versi è un film onesto, che non offre nemmeno più di quello che promette e che, nella sua banalità narrativa, permette a due attrici molto brave come Cate Blanchette e Rooney Mara di fare due buone prestazioni (nessuna battuta sulla scena lesbo, vi prego, visto il contesto e il tema mi sembrerebbe fuori luogo), ma oltre a quello non va. Certo, appoggia una causa che a prescindere dal mio orientamento sessuale sostengo perché fa parte dei diritti che una società degna di questo nome dovrebbe conferire a chiunque, la possibilità di vivere in pace e armonia i propri affetti, ma non siamo più negli anni Cinquanta mostrati nel film. Anche se non li ha accettati, a certi temi la gente si è abituata e appoggiarli non serve più. Serve qualcosa che dia quella famosa scintilla, che illustri certe scene con meno melassa e faccia capire la vera durezza di chi vive in queste situazioni. Un compitino ben fatto in questi casi serve a poco, spiace dirlo, visti i tempi che corrono e le mille parole che si sono spese sul tema. Ma già il fatto che si debba puntualizzare che l'omosessualità non è una malattia, quando dovrebbe essere una cosa ovvia, credo sia l'aspetto più triste di tutte...

Era lecito e dovuto aspettarsi un poco di più, cosa che non mi fa capire l'entusiasmo con cui il film è stato accolto - bravura delle due attrici a parte.


Voto: ★ ½

16 commenti:

  1. Devo ancora vederlo, ma visto che siamo sempre piuttosto in accordo, modero l'entusiasmo, fino ad ora ne hanno parlato tutti alla grandissima, mi sembrava già troppo bello per essere vero ;-) Cheers!

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    1. Guarda, molto probabilmente sono io a pretendere troppo o a non averlo capito, però la mia impressione è questa :/ per carità, può pure piacere, ma non ci trovo nulla per cui strapparsi i capelli, a parte le due attrici.

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  2. Difendono la "famiglia tradizionale" e non hanno la minima idea di cosa stiano dicendo. Quando parlano di famiglia, nella loro testolina di cazzo hanno lo spot del mulino bianco proiettato in loop. Per certa gente il fatto che un genitore abbia i testicoli e l'altro la fica è più importante di qualunque altra cosa, motivo per cui i servizi sociali sono perennemente stracarichi di lavoro per risolvere problemi familiari. Che si fottano questi merdosi retrogradi ignoranti.
    Comunque di Carol ne avevo sentito parlare davvero bene, quindi il tuo giudizio un po' mi spiazza. Vedremo.

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    1. Così ti vogliamo, Vince'! Astioso e pieno di parolacce! XD
      Noto di essere uno dei pochi che non ne è rimasto incantato, il che mi fa pensare che magari non l'ho capito del tutto io. Però davvero, troppa melassa, quello è innegabile.

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    2. Devo farmi visitare, su certi temi perdo il controllo e la ragione. XD
      Ho trovato Carol un film incredibile. Magnifico sotto ogni punto di vista. Cala un pochino nella parte finale, ma nemmeno troppo. Alla fine della proiezione ero con la mascella spalancata e gli occhi lucidi.

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    3. Sono curioso di leggere la tua recensione, ora ^^'

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  3. debbo ancor vederlo ma credo che questa volta potremmo essere d'accordo...

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  4. Assolutamente d'accordo. Un film spacciato per capolavoro e invece abbastanza povero nella forma, elegante ma impersonale, salvato solo dalle interpretazioni delle attrici. Haynes nel 2002 aveva diretto "Lontano dal Paradiso", speculare a questo (con la differenza che lì si parlava di omosessualità maschile) ma decisamente più bello...

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    1. Visto un sacchissimo di anni fa e mi aveva detto davvero poco, quindi dovrei fare un rewatch col senno di ora. Anche se mi aveva fatto conoscere e innamorare della Moore.

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  5. Ne parlerò nei prossimi giorni, dunque non mi sbilancio.
    L'unico appunto che mi sento di dare è che, a prescindere dalla vicenda, secondo me non si tratta di un film a tematica gay, ma sull'amore.

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    1. E' un poco entrambe le cose. Anche se l'amore, in quanto tema universale, viene sfiorato e analizzato per forza.

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  6. In passato ho apprezzato i lavori di questo regista, solo che leggendo i commenti mi dispiace che "Lontano dal paradiso" sia considerato un film sull'omosessualità, in realtà trattava di razzismo e per la prima volta lo faceva in maniera non unidirezionale. Ossia mostrava l'odio dei bianchi verso i neri e quello dei neri verso i bianchi.
    E come scordare Velvet Goldmine? A suo modo rivoluzionario.
    Comunque, purtroppo, ho il sentore che questo non piacerà nemmeno a me. :(

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    1. In effetti da quel punto divista era davvero originale, ma da quel che ricordo si perdeva proseguendo, oltre che a dare quell'atmosfera rarefatta che solitamente mal sopporto - mi dava l'idea di un film fuori tempo massimo ma, come ho detto, dovrei rivederlo.
      Beh, vedilo comunque. Non è di certo un brutto film o da evitare assolutamente :)

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  7. L'ho visto ieri sera al cinema. Posso dire che come film mi sia piaciuto, ma sicuramente non siamo davanti al capolavoro tanto sbandierato. Penso che in questo caso abbia fatto più breccia il tema piuttosto che il film in sè.

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    1. Non avrei saputo dirlo meglio. Sintetico ed efficace!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U