mercoledì 6 gennaio 2016

È stato il figlio


Si dice sempre che il cinema italiano è in crisi, che non sa più vendersi e che non si fanno più opere interessanti. Cosa in parte vera, ma sulla quale io non concordo. Perché se da un lato è vero che troppo spazio viene lasciato ai soliti dinosauri che (quasi) inevitabilmente finiscono per realizzare delle opere 'vecchie' e fuori tempo massimo, dall'altra sono convinto che si punta il dito dalla parte sbagliata. Innanzitutto va detto che, effettivamente, c'è troppo divario fra il cinema commerciale e quello autoriale, non si riesce a raggiungere un giusto equilibro e questo sicuramente finisce per giocare un po' a sfavore di tutti, ma soprattutto una certa pigrizia è vagamente insita nello spettatore medio, che è innegabilmente esterofilo (un poco mi ci riconosco pure io, in questa analisi, ammetto) e non ha la curiosità e la pazienza di cercare bene. Io ritengo che tutto il casino che si sta facendo intorno a Checco Zalone sia davvero eccessivo, a me lui come comico non piace e per questo i suoi film non mi hanno mai interessato (però Ale & Franz li adoravo e le loro pellicole sono state abbastanza penose) e, non avendoli visti, non mi sogno di criticarli, ma dargli tutta la colpa della pochezza degli italiani mi sembra davvero eccessivo. Specie se gli insulti vengono da tutti quelli che hanno apprezzato Star Wars VII. Ognuno è libero di guardare quello che vuole, ma prima di fare i catastrofisti di 'sto ciufolo sarebbe meglio interrogarsi su quante volte abbiamo ricercato un film italiano degno di questo nome e, se è successo, quanto l'abbiamo pubblicizzato.

La famiglia Ciraulo, pur nella povertà, conduce una vita abbastanza tranquilla. Tutto viene sconvolto quando la figlia più piccola viene uccisa da un proiettile vagante durante una resa dei conti fra bande e, successivamente, quando scoprono che possono avere uno speciale risarcimento da parte dello stato...

Non sono mai stato un tipo da commedie e quelle poche che vedo finiscono per non dirmi mai più di tanto, complice anche la mia natura di cagacazzo incallito che mi fa cercare sempre il proverbiale pelo nell'ancora più proverbiale uovo. Nonostante tutto però non credo di potermi definire una persona triste o musona, anche se mi piacciono film abbastanza disagevoli e li ricerco con una certa morbosità - i miei un poco si preoccuparono quando feci vedere loro Oldboy e constatando l'insistenza con cui lo riguardavo. Molto semplicemente, credo che la vera commedia intelligente sia quella che scaturisce non dalla risata fine a se stessa, ma da quella che nasconde un retrogusto amaro, quello che solo la realtà delle cose riesce a fare. E' stato il figlio ha dentro di sé molto di questo, perché è innegabile che si rida molto in alcuni passaggi, ma se si guarda il tutto con attenzione ci si rende conto che quello che ne sta alla base invece è una profonda tristezza e un consistente disagio. Ispirato a un fatto vero accaduto a Palermo e riportato sotto forma di romanzo da Roberto Alajmo, il film di Daniele Ciprì si fa notare soprattutto per la forma, oltre che per i contenuti. Perché è innegabile, così come lo era La grande bellezza (dove anche lì come attore protagonista stava il grande Toni Servillo, qui così ben calato nella parte da far dimenticare del tutto l'eleganza e l'aplomb di Jep Gambardella), che come messa in scena si distacchi totalmente da quella che potrebbe essere la pellicola media italiana, con questo uso della regia e del montaggio davvero insolito e che enfatizza una storia già bella e affascinante di suo. Così come ne enfatizza lo sporco ed il marciume, avvolgendoli in questa aura umoristica che nulla toglie a quello sconvolgente finale che dà senso d'essere al titolo. Ma di che parla, alla fine? Di tante cose. Inizia trattando il tema del lutto e prosegue con quello del riscatto sociale, delle convenzioni che questo può assumere e della deformazione che i canoni di successo possono fuorviare nella mente delle persone. Nella piccolezza della mia quotidianità ho sempre notato come i cosiddetti squattrinati vogliano apparire ricchi e, viceversa, i cagasoldi facciano di tutto per sembrare dei pezzenti, senza però farsi negare tutte le comodità che il loro status comporta. Tutti sono alla ricerca di quello che non sono e, quando i soldi del risarcimento hanno modo di entrare nelle mani dei Ciraulo, ogni cosa sprofonda in uno strano baratro che porta a quell'ultima scelta che, successivamente, condurrà tutti sulla strada del non ritorno. E' anche un film che parla di tradizioni e rituali, perché l'ideale di successo che ha questa disastrata famiglia passa tutto attraverso delle prerogative che sembrano ormai far parte della nostra vita, del possesso e dell'idea che questo deve conferire agli altri. Poco importa che col proseguire la morte della bambina sembri passare in secondo piano, perché è proprio quello che succede. Quante volte per non pensare a un problema ben più grosso cerchiamo di riempire il vuoto della nostra vita con un qualcosa che possa illudere non tanto noi, ma anche gli altri, del fatto che non ci manchi in realtà nulla? E' proprio quello che il film mostra. Con una struttura non lineare, con quel prologo così assurdo che sembra essere estraniato da tutto il contesto ma che alla fine si ricollega a tutto con drammatico realismo, giustificando un titolo che sembra non c'entrare nulla con tutta la storia ma che in realtà è proprio il cuore pulsante del film. Quasi nessuno in questo film è innocente e, quei pochi che possono vantarsi di un tale status, alla fine finiscono per rimanere schiacciati dall'enorme peso della realtà Una realtà fatta non di persone quanto di necessità e non valori, una realtà che nella sua esasperata esagerazione appare quanto più realistica e disperata che mai. L'innocenza muore sotto l'ombra della vita. Ma ci sono sempre le storie che la verità possono narrarla o, almeno, filtrarla.

Grandissimo film, inaspettato e tosto. La prova che le grandi opere si possono fare ancora (soprattutto) in Italia. Basta solo la volontà di ricercarle.


Voto: 

12 commenti:

  1. La Dicotomia cinepanettone et simili/film superimpegnato-intellettuale ,riguardo al cinema italiano,la tendo a vedere anch'io.Di rado,si trovano dei titoli interessanti che esulano da queste due categorie,ed apprezzo che ce le segnali ;)
    L'ultimo film italiano che mi era piaciuto tanto è stato Mine Vaganti,che poi,lo dirigeva Ozpetek,si può definirlo film italiano,quando lo dirige un turco?Mah.
    L'ultimo film italiano che ho visto,invece,è stato il ragazzo invisibile,talmente una porcheria da farmi venire voglia di non guardare mai più un film italiano in vita mia XD

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    1. "Mine vaganti" davvero molto bello, il finale mi ha commosso! E pure io avevo lo stesso dubbio.per via del regista ^^'
      "Il ragazzo invisibile" invece devo ancora vederlo, ma a prescindere dal risultato (non che mi aspetti granché, anzi...) tanto rispetto a Salvatores perché almeno ci prova a fare qualcosa di diverso.

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    2. Il problema di quel film non è la sceneggiatura,e viva chi cerca di fare un film diverso dal solito,e che è recitato DAVVERO male.Persino Bentivoglio,che di solito è più che decente,qui perde sazi colpi.Ed il protagonista è roba da recita delle medie.Inascoltabile.

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    3. Già il trailer faceva intuire un simile andazzo ^^'

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    4. Mi è venuto in mente,che mi era piaciuto, La migliore offerta di Tornatore,che fra l'altro avevano in parte girato nella mia città(come il ragazzo invisibile);ma anche lì,regista e produzione italiani ma cast grosso ed internazionale...possiamo davvero chiamarlo "un film italiano"?Senza Jim Sturgess e Geoffrey Rush,sarebbe stata un altra faccenda.Lei era una vera cagna[cagna,cagna maledetta! cit.],quindi non fa testo XD

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    5. Quello m era piaciuto molto! Comunque sì, chiamarlo film italiano era un poco un azzardo ^^'

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  2. Wooow. Me lo sono perso xD ma me lo segno subitissimo!!

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    1. Fai bene, le cinque stelle non sono state messe a caso ;)

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  3. Gran bella rece, sorprendente persino.
    Te che poi problemi con il cinema italiano ne hai sempre avuti.
    Vedo soprattutto dal tuo cappello che stai iniziando, giustamente, a cambiare idea.
    Io questo l'ho inserito in quella lista sui gioiellini italiani da recuperare.
    E sì, credo che lo metterei nei primi 6,7.

    Bene GIacomo

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    1. Più che problemi ho sempre trovato poche cose interessanti, ma autori italiani che mi piacciono ce ne sono :/
      Comunque grandissimo film. È stata una vera sorpresa.

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  4. Bella recensione che mi invoglia a vedere l'ennesimo film che mi sono perso. Il discorso sul cinema italiano, poi, è alquanto complesso. Diciamo che nell'ultimo periodo qualcuno ci sta provando a congiungere cinema commerciale e autoriale, in Italia. Prendi per esempio Suburra.

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    1. ... che guarda caso mi manca ^^'
      Comunque sì, c'è una particolare ventata negli ultimi anni.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U