giovedì 7 gennaio 2016

Irrational man


Sto procedendo, con la mia solita e identitaria lentezza, col recupero dei film che nel 2015 mi sono colpevolmente perso. Era questione di tempo prima che Woody Allen entrasse nel mio mirino, perché con quel simpatico omuncolo nasuto ho un particolare rapporto che va avanti da che ho quindici anni - sì, ero un adolescente un poco particolare. Perdermi un suo film al cinema per me è quasi una colpa. Perché non si fa così con uno dei tuoi autori preferiti che tanto ha saputo darti, non si fa così con uno che, nonostante tutto, malgrado non abbia capito che è inutile fare un film all'anno solo perché hai paura di rimanere inattivo, ci prova sempre a dire qualcosa di nuovo o a rielaborare vecchie tematiche in una maniera diversa. Si punta il dito contro di lui e verso i suoi ultimi fallimenti, dimenticando che se un quarto degli autori esistenti avessero la sua forza e volontà di mettersi in gioco quando sono ancora nel pieno delle forze, forse avremmo più opere consistenti e meno prodotti dimenticabili. Quindi ben venga il film annuale di Woody, ben venga il suo non centrare sempre l'obiettivo e anche i suoi perdonabili ma sempre coerentissimi passi falsi. Specie perché anche la sua pellicola meno riuscita lascia sempre una piccola riflessione che, in qualche maniera, non te la fa dimenticare del tutto e ti lascia un pensiero sulla vita e tutto il resto.

Abe Lucas, un professore di filosofia in piena crisi esistenziale che sembra aver perso ogni interesse nella vita - è diventato persino impotente - si trasferisce al college Braylin, nel Rhode Island, dove conosce Jill, una studentessa che si innamorerà di lui nonostante sia già fidanzata. Un giorno insieme a lei sentirà in un bar il discorso di una donna che, disperata, racconta ai suoi amici di rischiare di perdere l'affidamento dei figli per colpa di un giudice corrotto. Abe così decide di trovare un nuovo senso nella propria vita eliminando il giudice...

Se ne sono dette molte su questo film, a cominciare dalla sua particolare somiglianza con Match point, il capolavoro che fra le altre cose ha lanciato definitivamente la carriera di Scarlett Johansson. Pure io ho notato la cosa, oltre al fatto che a una trama vagamente similare si ricollega a quell'opera con la tematica del caso come unico componente della vita. Già questo potrebbe far storcere il naso ad alcuni, perché vedere la copia carbone di qualcos'altro, per quanto faccia parte del bagaglio produttivo del medesimo autore, non è mai molto piacevole, ma vorrei sottolineare il fatto che Allen non è mai stato famoso per rinnovarsi continuamente. I suoi film dell'epoca d'oro si somigliano un po' tutti, hanno molte caratteristiche in comune (protagonista depresso, ebro, pluri-divorziato e con un rapporto conflittuale con la famiglia e le istituzioni), eppure non potremmo mai dire che pellicole come Io e Annie, Basta che funzioni e Harry a pezzi siano così simili. La bravura del cineasta newyorkese sta nel trattare quasi sempre gli stessi temi, ma di farlo con quella particolare scintilla che le differenzia così drasticamente fra loro. Lì stava il suo genio. Anche le vite delle persone sono mediamente simili, ma tutto dipende da come le vivono e da quei piccoli particolari che le differenziano in maniera totalitaria. Quindi sì, il film in questione è molto simile alla disavventura del tennista Chris, ma riesce a mantenere una propria e dignitosissima identità. Parte alla grande, ci mostra un Joaquin Phoenix fuori forma massima ma con un anti-carisma che non fa rimpiangere il Doc Sportello di Inherent vice e mostra uno svolgersi degli eventi ben sostenuto, ben scritto e con delle implicazioni morali non da poco, che sono il vero punto di forza di ogni film di Allen, anche dei più leggeri. Nessuno potrà negare che Abe sia una persona fortemente insana perché, a mio modesto parere, chiunque osi eleggersi come giudice supremo non deve essere molto a suo agio con se stesso, dato che nessuno può avere il potere di poter decidere della vita degli altri - sì, sono contrario alla pena di morte, se volete saperlo - quando a malapena è già fin troppo difficile tenere sotto controllo la propria. Nonostante tutto però la volontà del film non è quella di analizzare il gesto di Abe, che viene presentato subito come una persona fortemente disagiata, quanto quello di ricollegarsi al fatto che è il caso a comandare la nostra vita. Il protagonista fa di tutto per realizzare quello che è il delitto perfetto e, fino a un certo punto, ci riesce pure, ma come vuole la migliore tradizione è proprio la casualità ateistica a rompergli le uova nel paniere. Tutto avviene per delle fortuite casualità che instaurano il sospetto e, fino a un certo punto, la certezza nella persone che gli sono vicine. Ed è a quel punto che il film scazza. E manco poco. Allen ha cercato nuovamente di cambiare pelle, stavolta trattando la faccenda con un tono più ironico e leggero, ma gli ultimi venti minuti di film rischiano di diventare qualcosa di davvero stonante e fuori luogo. Certo, rimane perfettamente coerente con quella che è la sua natura, ma dimostra anche quello che è sempre stato il tallone d'Achille di Allen: la regia. Non si è mai nascosto che lui sia più bravo come sceneggiatore che come regista, ma in una certa scena finale, ironicamente quella più importante, la cosa si palesa in tutta la sua natura, regalando una sequenza abbastanza imbarazzante (senza contare che la reazione di uno dei co-protagonista non appare per nulla credibile) e, cosa ancora più grave, termina con un epilogo così rapido e pressapochista che fa sprofondare tutta la storia. Quello che quindi era iniziato come un film potente e cupo, finisce in una maniera che affievolisce tutte le tematiche e para un gancio diretto, facendolo apparire come un semplice sberleffo. Purtroppo questi sono i rischi che si corrono nel trattare certo materiale che scotta ma, nonostante il ritorno in quelli che sono dei lidi già visti in precedenza, fa sempre piacere vedere che anche nel cassarlo lascia sempre un minimo appiglio di riflessione.

Poco male però per essere il quarantacinquesimo film di un ottantenne, c'è chi si è bruciato molto prima e con molto meno.


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. Concordo, però penso anche che anche se la scena finale non è stata rappresentata nel migliore dei modi, abbia lasciato un segno.
    Ho avuto modo di pensarci e forse il motivo per cui ci è sembrata un po' frettoloss è perchè era suo intentl farlo, trascinando ancora di più lo spettatore fuori dalla sua zona di confort.

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    1. Più che altro a far affossare tutto è il monologhetto finale della Stone, una conclusione davvero terribile e insalvabile. Sulla carta invece quella conclusione era perfetta, per questo lascia un segno.

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  2. Ho letto a balzelli perchè devo ancora vederlo, il voto mi conforta poco, ma devo dire che non mi aspettavo nemmeno molto, Emma Stone non mi è simpaticissima... Cheers! ;-)

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    1. Tranquillo, niente spoiler ;) comunque non c'è da aspettarsi granché, ma ora come ora Woody ha già dato abbastanza.
      La Stone a me sta indifferente. Fisicamente però la penso un po' come Leo Ortolani...

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  3. Una mezza delusione dunque, peccato: ci speravo. :/

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    1. Conta poi che è il mio rinomato cagacazzismo a influire molto ^^' fino a tre quarti il film vola molto alto, è solo verso alla fine che (per me) arrivano le delusioni.
      Per dire, ha un po' diviso per diversi motivi.

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  4. A me è piicuto molto invece, e non credo affatto che Woody abbia dato tutto. Mi è sembrato il classico film alleniano, con le sue battute, i suoi personaggio incmopleti, bravi attori e brave attrici. E il finale non mi cambia il parere a mio parere.

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    1. Il mondo è bello perché è vario ^^' sulla carta, ripeto, funziona bene. Ma ci sono dei limiti tecnici che non riesco a ignorare. Così come il monologhetto finale...

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  5. Contavo di vederlo, prima o poi, anche se ultimamente Woody mi innervosisce ed anch'io ho cagacazzismo indotto. Mi sa che recupero prima È stato il figlio, va...

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    1. Noi cagacazzisti ci viviamo la vita al meglio u.u
      Di certo l'altro è un film più originale e totalmente diverso, se non altro vale come opera di un autore ancora non conosciuto e quindi, si spera, con un brillante futuro.

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  6. Un film che ricicla alcune tematiche (gli autori prolifici lo fanno spesso) e ci riesce bene. Infatti, come dici c'è una somiglianza con Match Point, ma durante il film non ci pensi affatto (almeno io non ci ho pensato). Vorrei rivederlo, sopratutto per valutare più accuratamente il finale, che perfetto di sicuro non lo è. Nel complesso un film che mi è garbato parecchio.

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    1. Io, sebbene l'avessi notata (complici varie affermazioni lette in giro) con lo scorrere dei minuti ero andata a dimenticarla ma... dannazione... è proprio quel finale. Il monologhetto finale della Stone è proprio la goccia che fa traboccare il vaso!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U