sabato 30 gennaio 2016

Joy


Un giorno qualcuno dovrà spiegarmi come mai, fino a poco tempo fa, il mondo sembrava impazzito per David O. Russel. Esploso alla ribalta dopo un apparente anonimato con The fighter, anche se dopo un film come The wrestler mi chiedo come ci si possa stupire per un'opera simile, il regista è passato dall'essere considerato come 'il paria che si mena con gli attori' (storia vera, è famoso per avere un carattere molto particolare, tanto che sul set di Three kings venne cavallerescamente alle mani con George Clooney) fino al nuovo autore di culto di Hollywood. Che per carità, non è uno che fa schifezze, ma mi ricorda un poco la figura del secchione medio: uno che ti prende dieci a tutte le prove e che ha una cultura innata, solo che i suoi discorsi sono praticamente pari a quelli che ha letto sui vari libri di testo. Io ho sempre preferiti quelli che sanno coinvolgere, che magari ti parlano di una cosa di cui non te ne frega nulla, ma con una tale enfasi e una passione tanto smisurata da catturare il tuo interesse. Tutte cose che mancano nella sua filmografia, come mi aveva poi confermato American hustle, film diretto davvero bene ma che sapeva più di compitino ben fatto che di altro, dove il camaleontismo degli attori surclassava il resto. Poi vabbeh, a parlare de Il lato positivo mi vien quasi da ridere. Anche quello è un bel film, ma non mi capacito del fatto che mezzo mondo l'abbia accolto come un capolavoro quando alla fine era una gradevole commedia romantica e nulla più. Il trailer di questo Joy, invece, non so perché ma mi aveva fatto pensare che finalmente il buon Davidino avesse trovato il quid necessario. 

Il film para della storia vera di Joy Mangano, ragazza intraprendente ma dalla famiglia incasinatissima, che ne passò di cotte e di crude per promuovere la sua invenzione: un particolare mocio (il Miracle Mop) in grado di strizzarsi da solo, brevetto che può cambiare la vita delle casalinghe d'America.

Di una cosa va dato merito a David O. Russel: rendere interessante la storia di una povera crista che cerca di vendere un mocio di sua invenzione non era un'impresa semplice. Io avevo avuto la fortuna di vedere un trailer in inglese che sull'argomento rimaneva molto vago, perché altrimenti non credo che avrei mai pensato di vedere questo film, a patto che non me lo chiedesse la Lawrence in persona con tanto di ricompensa extra a fine visione. Lui invece ce l'ha fatta, ha dato alla materia una sua personale linfa e ha reso la visione appetibile, cosa di per sé non molto semplice e che conferma il suo talento di narratore. Questo successo però è anche la conferma di tutti i suoi limiti, perché nonostante tutto e a dispetto di quello che il bellissimo inizio fa pensare, questo film rimane legato a doppio filo a tutte le sue precedenti opere. Ancora un biopic, ancora lo stesso cast di stelle e ancora la solita storia di caduta e rinascita che agli americani sembra piacere molto. con tanto di sviolinata a metà film di come l'America sia la terra delle opportunità e tutto il resto - fino a che non si parla di assistenza sanitaria, ma questo non lo dicono mai. Joy alla fine è un biopic, un film biografico, genere che ultimamente sembra andare molto di moda, e purtroppo soffre di tutto il travagliatissimo iter narrativo che questo genere di storie solitamente patiscono. Perché da una parte sono quelle più semplici da raccontare (perdinci, basta informarsi un poco e il film si scrive da solo) ma dall'altra saper narrate fatti che rischiano di essere schematici e risaputi in maniera coinvolgente è quanto di più cinematograficamente impegnativo e difficile possa esistere. E infatti uno dei pochi biopic recenti a essersi differenziato è stato The revenant, anche perché lì la storia di Hugh Glass era un pretesto per delle incredibili sboronate tecniche, ma anche prima si era schizofrenicamente fatto notare il Bronson di Refn; in altri casi si è corso il rischio di vedere delle castronate come il famigerato La teoria del tutto o una cosa ambigua come Big eyes. Qui siamo su schemi molto più classici, anche se l'inizio così particolare e una certa trovata di regia ti fanno pensare di assistere a ben altro, però diversi problemini avvengono durante la prosecuzione. Non conosco la vera storia di Joy Mangano e dopo aver finito di vedere questo film non mi è venuto l'interesse di informarmi, anche perché della veridicità dei fatti in una pellicola raramente mi importa, però tutto mi è sembrato programmato, avvengono delle complicazioni incredibili che si risolvono o troppo in fretta o con delle trovate 'da film' che non riescono a essere molto credibili, facendo sembrare il tutto come la storia di una Cenerentola qualsiasi. E il film è proprio strutturato come una favola, cosa che non sempre trova l'epifania adeguata oltre che una coerenza con quello che si vuole raccontare, con quella sequenza finale che mi ha lasciato abbastanza perplesso nella sua eccessiva stucchevolezza. David O. Russel comunque dirige bene, nonostante quell'inizio così anomalo facesse pensare a qualcosa di più diverso, lo svolgersi delle vicende ha un buon ritmo e un ottimo incasellamento musicale, ma sono gli attori a fare il grosso del lavoro. Su tutti lei, Jennifer Lawrence, che dopo il durissimo Winter's bone si ritrova nuovamente a gestire una famiglia disastrata, con tutte le conseguenze del caso. Possiamo dire che lei è la nuova diva assoluta dei nostri tempi, incastrata in ruoli femministi (pensiamo anche a Hunger games) e che forse andrebbe ridimensionata, ma dopo il film della Granik questo è il ruolo in cui l'ho vista al proprio meglio, riuscendo ad apparire 'normale' senza doversi imbruttire o ingrassare - manovra che ho sempre trovato allegata per accaparrarsi l'Oscar, a un certo punto. Lei è forse il motivo principale per cui questo film merita di essere visto, e parla uno che non si considera affatto un suo grande fan, oltre che per la curiosità (poca, ammetto) che una storia simile può far nascere. E per ribadire, ancora una volta, di quanta energia abbiano le donne.

L'effetto che ha avuto David O. Russel continua a rimanere un mistero, per me. Ma ultimamente sembrano averlo ridimensionato tutti e, difatti, di questo film se ne sta parlando pochino.


Voto: 

15 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto poco. Anch'io, come te, resto scettico davanti a O'Russell e, parlando di Joy, giuro di avere visto biopic più interessanti prodotti dalla Lifetime. Ho apprezzato la prima parte - la nonna, voce narrante, e i salti nella telenovela in bianco e nero - ma dopo... Troppo sopra le righe. E io amo la favola, l'americanata, ma la Lawrence recita come se avesse a che fare con la peste. Non con lo sporco incrostato. Mi sta antipatica anche lei, sì. La apprezzo in HG e nei selfie della vergogna. ;)

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    1. Mi sento in po' meno solo ^^'
      Resto meno astioso sulla Lawrence, però. Lei qui mi è piaciuta, anche se il più delle volte la trovo oscenamente sopravvalutata e costruita.

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    2. Ah, quello anch'io. Qui, oggettivamente, reggeva un film(etto) da sola. Diamo a Jennifer quel che è di Jennifer (e lo scopettone). ;)

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    3. La sovraesposizione crea danni, il più delle volte.

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  2. yes, funziona solo per la protagonista, pure per me...

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    1. E anche per qualcos'altro, specie nella prima parte, poi va col pilota automatico.

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  3. Io il lato positivo l'ho adorato,e lì lei era bravissima.Da quel film ho sviluppato una ship pazzesca per la coppia Cooper/Lawrence,quindi un pelo di voglia di vederlo l'avrei,anche se della biografia dell'inventrice del mocio non mi importa molto,di base.

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    1. Sì, come ho scritto, rendere interessante una storia simile ha del miracoloso, solo per quello andrebbe visto. Solo per quello, a in certo punto.

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  4. A me O'Russell piace sempre. Il lato positivo è una delle mie commedie preferite, adoro il cast, mentre ho apprezzato un po' di meno per la storia American Hustle ma mi è piaciuta per scenografia e interpretazioni. Mi piace il suo stile e mi piace Jennifer, e vabé, certo pure Bradley.
    Questonlo recupererò in settimana appena qualcuno si degnerà di portarmi a vederlo xD sembra che fiutino il flop

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    1. Più che altro io trovo il suo stile abbastanza anonimo, ma vabbeh, l'ho ribadito anche troppo XD
      Fammi sapere appena lo vedi :)

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  5. Ti dirò, a me "Three Kings" era parso un film geniale nella sua "sconclusionatezza"... poi quelli che sono seguiti sono più convenzionali, ma hanno il merito di scavare in quella parte d'America che ben diversa e meno limpida di come appare. Anche "Joy", che non è certo il miglior film di Russell, ci mostra l'illusione del Sogno Americano, riducendolo a una soap-opera. Come dire è tutto finto, manipolato, come tutto ciò che appare in tv. Film più complesso di quello che sembra, con una protagonista straordinaria

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    1. L'inizio può dare quell'impressione, ma verso la fine si standardizza in maniera eccessiva. Lo vedo più come un 'nice try'.

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  6. Mi ha fatto piacere leggere il tuo commento, David O. Russel non lo capisco molto, la tua riflessione finale ci sta tutta, in generale, un film sullo scopettone rotante non mi attira molto ;-) Cheers!

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    1. Mi sento sempre meno mosca bianca. Grazie a tutti XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U