lunedì 4 gennaio 2016

The lobster


I greci sono dei fottuti pazzi e fanno dei film assolutamente fuori di testa. Fino a un anno fa non ero a conoscenza di nessuna pellicola greca ma avevo sentito parlare della controversa Miss Violence e, pur restandone abbastanza deluso, mi ero lasciato colpire dalla morbosità che ne stava alla base. Continuando a girovagare sui vari blog ho finito poi con l'imbattermi più volte nel nome di Yorgos Lanthimos, autore di pellicole assurde come Dogthoot e Alps, da molti considerato come il nuovo genio cinematografico. Io non so ancora se sia un genio o meno, so solo che i suoi due film che ho visto, pur non avendomi convinto fino in fondo, mi avevano lasciado addosso uno strano senso di marcio, una sensazione sgradevole ma della quale sono innamorato e che mi fanno promuovere - almeno moralmente - tutti quei film che me la fanno provare. Ora che è passato un po' di tempo mi sono convinto che Lanthimos sia uno di quegli autori che, anche se non ti convince fino in fondo, riesce a ritrarre il proprio tempo in una maniera del tutto particolare e priva di sfronzoli, illustrando un'umanità degradata e degradante dove non si salva nessuno. Sapere che queste caratteristiche erano state mantenute anche nel suo debutto in lingua inglese mi aveva fatti alzare di parecchio la scimmia ma, ahimé, la maledettissima distribuzione mi ha impedito fino alla fine di vedere in tempi umani la suddetta pellicola. Strano comunque che un film con attori così famosi e di richiamo - la Weisz comunque si era fatta riscoprire in nello Youth di Sorrentella - non sia stato proiettato manco nel più sfigato dei cineforum.

In un futuro distopico le persone sono costrette a essere accoppiate. Chi raggiunge una certa età da single o chi perde il proprio partner per vari motivi (separazione, vedovanza)  viene mandato in una speciale struttura, insieme ad altri, dove avrà un mese di tempo per trovare un'ipotetica anima gemella, altrimenti, al termine del periodo, verrà trasformato in un animale a propria scelta. David, un panciuto e triste architetto, si reca in quella struttura, decidendo di essere trasformato in un'aragosta, ma...

Parli di distopia e tutti pensano a V for vendetta o Hunger games. Beh, poco da dire se non che questo film è quanto di più lontano esista da quei due titoli, nel bene e nel male, soprattutto perché nonostante il cast internazionale e il budget sicuramente più influente rispetto ai propri lavori passati (comunque molto basso lo stesso) Lanthimos ha mantenuto intatto il proprio stile e la propria cattiveria. Non ci sono battaglie, scontri a fuoco o rivoluzioni, la distopia che qui si vuole rappresentare è un qualcosa di molto più intimista, malato e subdolo, che offre allo spettatore molta violenza, ma a quella fisica preferisce quella psicologica e psicoanalitica. Il regista greco a questo giro ci offre l'ennesimo ritratto spiazzante di un'umanità persa e senza più speranza, prendendola attraverso quella che dovrebbe essere l'emozione pura per eccellenza: l'amore. Ironicamente, ho iniziato questo film pensando alla canzone Servi della gleba e, una volta che i titoli di coda hanno iniziato a scorrere, a Verranno a chiederti del nostro amore, giusto per farvi un'idea, e nel mezzo mi sono venuti in mente una serie infinita di aneddoti che mi è capitato di sentire nell'insulsa e poco filmabile quotidianità. D'altronde è innegabile che ormai lo stare insieme a una persona in certi casi non sia tanto un bisogno affettivo quanto una necessità sociale, come se mantenere una relazione e farla proseguire sia un indicatore di popolarità. Quante coppie conoscete che stanno insieme tanto per, che mantengono intatta una relazione per convenienza o, cosa ancora più terribile, per la paura che può conferire il cambiamento? Lanthimos mette in scena un amore spogliato di ogni sentimento, un amore ricercato ma non sentito, che deve essere compiuto per forza. Un amore artefatto come quello presentato dai media, lo stesso che magari ha fatto sorgere in alcuni l'idea che anche la sessualità vada scoperta a un'età precisa, anziché secondo le tempistiche di ognuno, perché ormai non sembra contare tanto la sincerità di un rapporto quanto l'effettivo esercizio. Qui sta la vera forza del film e la sua genialità, perché è impossibile guardare le varie scene susseguirsi senza pensare a come sia spietatamente critico nei confronti non solo della società, ma dei suoi stessi abitanti, offrendo un personaggio verso il quale è molto difficile non provare una sinistra pena, soprattutto nei minuti iniziali, così come per tutti coloro che lo circondano in questo strano mondo. Il guaio maggiore di The lobster però è proprio quello di vertere su un'idea così geniale che, una volta palesatasi nella sua totale assurdità, fatica un poco a mantenere il ritmo. La prima parte è sfavillante, offre una miriade di idee e di situazioni quantomai grottescamente crude; nella seconda si rimane comunque immersi in quell'ambientazione asettica, ma certi tratti sembrano tirati eccessivamente per le lunghe e uno svolgimento in particolare rischia di diventare involontariamente comico, anche se decisivo per lo svolgersi degli eventi. La cosa che finisce con lo sconvolgere maggiormente però, nel suo mostrare due mondi così opposti, sta nel non inneggiare a nessuno degli stili di vita presentati. Ognuno a suo modo è ipocrita, ogni struttura che comanda lo stile di vita di coloro che ne fanno parte finisce per essere automaticamente malvagia perché è inammissibile frapporsi nella vita di chiunque, dandole una direzione precisa - esempio, pensiamo alla politica delle nascite in Cina o alle leggi anti-gay in Russia. Quella è una scelta individuale che dobbiamo prendere con la nostra consapevolezza e volontà. Ed è sull'eco di questa domanda che il film si conclude, un finale aperto ma proprio per questo ancora più desolante e rappresentativo di una solitudine che sembra una costante dell'essere umano.

Non grido al miracolo come hanno fatto molti, ma lo ritengo un film coraggiosissimo e senza mezzi termini. Già solo per questo andrebbe visto.


Voto: ★ ½

14 commenti:

  1. ah il finale nel mio caso è ancora più aperto dato che ho optato per non vederlo. XD All'inizio promette anche bene e poi l'idea è buona, come dici tu, ma poi ... la noia e l'inutilità. Ho un sacco di film di cui dovrei parlare, questo è in lista d'attesa ;)

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    1. Posso comprendere che lo si possa trovare noioso (non è di certo un film d'azione) ma inutile proprio no...

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  2. Ma gli sfronzoli sono dei fronzoli stronzi? ;)

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    1. I più stronzi di tutti, proprio perché ininfluenti u.u

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  3. Mi attira molto,e quella sensazione affascinante di marcio di cui parli,io l'ho provata spesso per dei libri.

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    1. Guardalo, ne vale davvero la pena! ;)

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    2. Tra i prossimissimi in lista, me lo sto ripromettendo xD
      Bellissimo commento comunque.

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    3. Sarebbe il primo commento femminile che leggo in merito ^^'

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  4. A me Dogtooth fece letteralmente impazzire, non vedo l'ora di vedere anche questo.

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    1. Se ti è piaciuto quello credo apprezzerai nella stessa maniera anche questo :)

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  5. Devo ancora vederlo (sono in ritardo lo so) però il tuo commento mi ha dato la giusta dimensione, ne ho sentito parlare in ogni modo di questo film. Cheers! ;-)

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    1. Non parlare a me di ritardi, questo gennaio è dedicato ai grandi recuperi -___-'
      Questo poi è il classico caso in cui mi metto nel proverbiale 'mezzo'.

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  6. Non sono ancora riuscito a recuperarlo, comunque sono molto, molto curioso.

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    1. Recuperalo che ne vale sicuramente la pena. Ma forse è meglio vederlo abbassando un ciccinino l'hype.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U