lunedì 28 marzo 2016

La talpa


Mi posso definire una persona molto paziente e che cerca sempre di andare incontro agli altri, ma quando si tratta di scegliere il film da vedere nel nido materno la cosa inizia a farsi problematica. Perché abbiamo solo un televisore e quindi, se voglio spararmi un dvd, finisce per forza per essere una visione condivisa, quindi è meglio che sia una roba che piaccia anche a mia madre. Così niente supereroi, niente tamarrate o 'quelle cose strane che fa quel malato di mente di Cronenberg'. A me d'altro canto non piacciono i film d'amore e, quando succede, si tratta sempre di pipponi osceni o 'di quel regista cinese che fa cose noiose' - sarebbe Wong Kar-wai, comunque. L'unica soluzione che sembra aggradare entrambi paiono essere i thriller, ma la biblioteca della mia città non è che ne sia rifornitissima, e quelli belli li abbiamo già visti. Quindi l'altro giorno, mentre cercavo, mi capita sotto agli occhi questo film, che mi sono lasciato scappare parecchio tempo fa e che per pigrizia e mancanza di tempo non ho mai deciso di recuperare. Poi nel cast c'è Colin Firth, dai tempi di A single man uno degli attori preferiti di madre, mettendolo nel podio delle scelte più ponderate. Risultato? Alla fine me lo sono visto da solo. Poi mia madre si è messa a lavare i piatti proprio quando facevano la rivelazione più topica e sono state bestemmie.

Londra, 1973. Control, il capo dell'MI6, deve dare le dimissioni quando l'agente speciale Prideaux perde la vita e la copertura in una missione in Ungheria. Con lui viene dimesso anche l'agente George Smiley, riassunto in segreto dal sottosegretario governativo per poter scovare la talpa che si nasconde fra le file della sicurezza inglese.

Il bello dei film è quando ti portano a scoprire delle cose nuove, anche all'esterno di quella che può essere la loro realizzazione o l'ambito di appartenenza. La cosa mi è successa con questa pellicola e con l'autore del libro da cui è tratta, quel John le Carré (pseudonimo di David John Moore Cornwell) che, prima di diventare il massimo esponente della letteratura di spionaggio - non proprio il mio genere preferito, ammetto - è stato per davvero un agente operativo dell'MI6 e che ha visto finire la propria carriera per via di una talpa filo governativa al soldo del KGB - si tratta del caso Kim Philby. Il suo libro Tinker, tailor, soldier, spy infatti è tratto da questa sua esperienza personale e da molti è definito anche il suo lavoro migliore, tanto che oltre a questo film ne esiste anche una mini-serie televisiva degli anni Settanta con Alec Guinnes, da molti inglesi considerata un cult del piccolo schermo. Una trasposizione per il grande schermo era in trattativa da anni e molti registi erano stati candidati per il ruolo, tra cui anche Park Chan-wook, che però si era ritirato perché non si sentiva in grado di poter gestire un film di questa portata, fino a che su tutti non l'ha vinta lo svedese Tomas Alfredson, in quei tempi nuova stella nascente per via del suo bellissimo Lasciami entrare - uno di quei film così belli da eclissare in parte il libro da cui sono tratti. Nel mettersi all'opera su un soggetto simile immette nella storia perfettamente inglese la freddezza e l'eleganza algida del suo essere nordico, creando un prodotto che può dividere ma che nessuno può azzardarsi a definire come 'mal fatto'. Va detto che la trama è davvero contorta, ci sono almeno cinque personaggi principali dai nomi non semplicissimi e che si incastrano in vicende non linearissime, con salti temporali e altre simpatiche prelibatezze, doppiogiochi e riferimenti alla politica dell'epoca, quindi se siete spettatori molto disattenti vi dico subito che non è il film che fa per voi, dato che anche la lentezza generale non aiuta. Dal punto di vista visivo invece è ineccepibile, non c'è un'inquadratura fuori posto e la fotografia di Hoyte Van Hoytema dà quel valore aggiunto in grado di sopraelevare questo film da molte altre cose che si sono viste sullo stesso tema. Il bello del film però non lo si coglie a una prima visione, ma va leggermente metabolizzato, perché oltre alla storia (che già da sola comporta uno sforzo mentale notevole per essere seguita, altro che la finta complicazione di Inception) c'è una sottotrama che lega tutti i personaggi, o una storia a sé personale che ogni comprimario condivide col resto dei partecipanti al gioco, cosa che accade in ogni storia che si rispetti perché, come dico sempre, la storia il più delle volte è solo un pretesto per esporre una tematica. La talpa è principalmente un film sulla perdita, che avviene in diverse forme. C'è quella di un paese che durante la Guerra Fredda ha in primis perso i propri obiettivi e certezze, c'è quella dei vari indagatori che nel guardare dentro l'abisso finiscono per scrutare nel loro passato, trovandoci disillusioni, sogni infranti e ideali spezzati. Il capire questo e il vederlo accompagnato dalla freddezza estrema che coinvolge tutta la pellicola mette una discreta strizza, ammetto. Lascia persi. Abbastanza disillusi e consci che la vita è uno schifo un po' per tutti, a prescindere che tu faccia parte dell'MI6 o del KGB, perchè forse la perdita fa proprio parte dell'esistenza stessa. E quindi proprio quando l'indagine viene conclusa e ogni pedina ritorna al proprio posto, si ha la sensazione che invece non si sia concluso proprio nulla, e si soffre insieme ai vari personaggi (che fra l'altro, il cast è una cosa impressionante solo coi nomi presenti sulla locandina, durante la visione ci sono delle micro-parti fenomenali) che portano avanti quei loro lutti e dilemmi personali. Per me tutto il film c'è stato in quell'ultima ripresa, quel concludersi della festa che fa da collante coi diversi piani temporali e che dà vera grandezza a una pellicola forse non destinata a fare la storia ma a imporsi con eleganza in un panorama spesso offuscato dal qualunquismo.

Davvero consigliato, ma solo a chi ha voglia di mettersi d'impegno nel seguire qualcosa di davvero impegnativo a livello di sviluppo.


Voto: ★ ½

10 commenti:

  1. assolutamente d'accordo con te, un gran film, e poi ho sempre avuto un debole per Gary Oldman, qui in gran spolvero ;-) Cheers

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    1. Lui sempre bravissimo, si è fatto conoscere per ruoli istrionici ma anche così 'fermo' buca lo schermo. E tutti i comprimari non sono da meno.

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  2. Ben realizzato,ben recitato,una noia mortale però,per i nostri gusti.
    Finito col FFWD giusto per vedere chi fosse la talpa XD

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    1. Non sei la sola che ne ha patito la lentezza ^^'

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    2. Il Khal voleva impiccarsi XD
      Io ancora ancora tante volte resisterei,ma con lui che sbuffa a ripetizione non ce la faccio XD

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    3. Conosco quella sensazione ^^'

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  3. Questo me lo sono perso, lo dovrei proprio recuperare, la tua recensione mi fa venire l'acquolina...

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    1. Beh, felice quando accade coi bei film ;)

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  4. Me lo ricordo come una delle cose più noiose di sempre, anche se il finale sulle note di La Mer aveva fatto schiantare dalle risate me e la mia collega XD

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    1. Ma no T.T il finale lo ho trovato tristissimo

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