lunedì 4 aprile 2016

Another earth


Per quanto la mia anima letteraria sia stata in gran parte forgiata dal fantasy, quella cinematografica sicuramente deve moltissimo invece alla fantascienza. Che poi Philip K. Dick sia uno dei miei scrittori preferiti è un caso, però l'adolescenza l'ho passata in mezzo a pagine che raccontavano di saghe, eroi e magie - qualcuno cresciuto meglio la passava in discoteca, circondato da ragazze, ma ognuno ha l'adolescenza che merita. Semplicemente, la fantascienza su carta rende solo fino a un certo punto, a mio parere, anche se nelle mani di un bravo autore le meraviglia sono sempre possibili. Le inquietudini e gli interrogativi che questo genere riesce a dare con le immagini arrivano in maniera non superiore, ma differente, che a me viene più naturale apprezzare. Il fantasy invece sul grande schermo il più delle volte lo trovo deleterio e basta - e prima che arrivi il furbone di turno, Il Signore degli Anelli è un horror travestito da fantasy. Ovviamente il cinema americano ha sguazzato in mezzo alla fantascienza, specie nel periodo del cinema in bianco e nero, quando tutto aveva un livello strettamente metaforico, ma anche adesso è un trampolino di lancio non solo per il mega blockbusterone di turno, ma anche per quel cinema indie che spesso sancisce l'esordio di più di un giovane autore. Con la fantascienza, o una sua particolare derivazione che magari si sposa di più al surrealismo, ha tentato l'esordio tal Mike Cahill.

Rhoda Williams viene accettata al MIT ma, il giorno in cui viene annunciata la scoperta di un nuovo pianeta, fa un incidente che costa la vita ai passeggeri dell'altra vettura. Dopo aver scontato la pena di quattro anni di prigione, Rhoda scopre che il guidatore dell'altra vettura, il compositore John Burroughs, si è risvegliato dal coma e, con la scusa di essere una ragazza delle pulizie, si reca ogni settimana a casa sua. Intanto vengono diramate nuove informazioni sul nuovo pianeta scoperto...

L'astronomia, anche se non ce ne accorgiamo, ha influito molto sulla vita di tutti noi e in special modo sulla narrativa, generalista o di nicchia che essa sia. Secondo un articolo che ho letto di recente sulla psicologia infantile, almeno un bambino su tre ha desiderato in vita sua di fare l'astronauta, mentre le fasi lunari oltre che per le maree possono influire anche sulla crescita dei capelli - ma non so quanto sfoci nella leggenda metropolitana. Cinematograficamente lo spazio ha irretito registi come Kubrick, che ha realizzato 2001 - odissea nello spazio, o quello che all'epoca era spacciato come il suo antagonista filmico, Solaris di Tarkovskij, mentre in tempi più recenti ci ha pensato quel cervellone di Nolan con Interstellar. Con lo spazio ci si è messo pure Lars Trier, che con Melancholia ha creato uno dei pochi film suoi che sono riuscito a sopportare. Credo che una tale curiosità sia derivativa dal fatto che l'universo è ignoto, così come alla fine lo è la vita di tutti. Solo che l'esistenza è vista con una punta di paura, perché non si sa mai cosa può riservarci e può offrire degli stravolgimenti imprevisti, mentre lo spazio è visto con una sorta di curiosità per i medesimi motivi ma che però, nel dubbio, si dimostrano diametralmente opposti. E' quello su cui verte il regista e sceneggiatore (alla sceneggiatura ha collaborato anche Brit Marling, l'attrice protagonista e sua fidanzata nella vita reale) Mike Cahill, che realizza una pellicola utilizzando tutti gli stilemi di un tipico cinema indie che fa molto Sundance - e proprio a quel festival tal film è stato lanciato, vincendo il premio Alfred P. Sloan - con tutti i pro e contro della cosa. E' naturalmente palese che il film è stato realizzato con pochi mezzi, ci sono pochi effetti speciali (perlopiù set-extension o fotomontaggi) ma offre quell'immagine sporca e spaesante di molte pellicole indipendenti, quindi chi non ama questo stile è ben avvisato. E pur potendo essere catalogato come fantascienza, non c'è molta azione. E' una fantascienza molto più riflessiva, più pane e salame dell'opera del Tarkovskij, se proprio vogliamo fare paragoni abbastanza inutili siamo più dalle parti di Moon, ma comunque un'opera dove l'elemento fantastico è solo un pretesto per far parlare i personaggi. Che alla fine sono persone comuni che devono far fronte a una vita più grande di loro che li ha schiacciati senza pietà. Ambedue delle persone con una vita e un futuro allettante, che improvvisamente si ritrovano a non avere più nulla per cui tirare avanti. Il pianeta nuovo, su cui poi si scoprirà che vivono dei nostri simulacri, diventa quindi la metafora della speranza, di una nuova vita. Cahill cerca quindi di fare un film sulla redenzione, una redenzione apparentemente negata perché prima deve venire da noi, verso le persone che ci circondano. E' anche un film sul passato, sulle colpe che ci trasciniamo dietro e che si cercano di espiare... tante cose per una storia così piccola, che vengono trattate tutte con la giusta sensibilità e senza irritanti pietismi di sorta, per quanto il tono generale sia sul deprimente-andante. Ci sono delle piccole discrepanze di ritmo nella parte centrale, che contribuiscono a rendere la narrazione leggermente episodica, ma il fascino evocativo di quel pianeta gemello conferisce, tramite delle inquadratura semplici ma mai troppo onnipresenti, tutto il sentore di pesantezza e la paranoia che una storia simile necessita. Grandi temi per una confezione piccola, intima e accessibile a tutti, senza filosofeggiamenti estremi o particolarmente arzigogolati. Alle volte c'è poco da riflettere, la vita è cattiva e fa di tutto per far sentire la propria pesantezza, e tanto basta alle volte per far crollare ognuno. I personaggi qui però non crollano. Rischiano di farlo, ma trovano il pretesto di andare oltre, l'occasione per liberarsi dai loro fantasmi e per proseguire il loro cammino. E si conclude con un finale magnificamente beffardo.

Un esordio promettente che non è passato inosservato in madrepatria, anche se da noi si è dovuto purtroppo accontentare del direct-to-video.


Voto: 

20 commenti:

  1. ecco questo non è decisamente il mio genere...

    RispondiElimina
  2. A me è piaciuto, un buon esempio di soft sci-fi con un gran finale ;-) Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il termine "soft sci-fi" ancora mi mancava, ammetto ;)

      Elimina
  3. Me lo ha consigliato qualcuno di voi bloggers e io ancora non l'ho commentato, ma lo farò. Come anticipo: non mi ha convinto del tutto.
    Non mi ha convinto nemmeno la tua definizione del Signore degli anelli XD
    ma io sono Sam che vuoi farci? ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un buon film, ma lontano dall'essere perfetto. Contando poi che è un'opera prima e che affronta temi così impegnativi, certi errori ci stanno, ma rimane un'opera dignitosissima.
      Eh, si sa che voi Hobbit siete teste dure... ;)

      Elimina
  4. A me è piaciuto molto: l'ho trovato un film profondamente umano, intimista, delicato eppure toccante. Non sono affatto d'accordo sul paragone con "Melancholia": Von Trier vede il pianeta "doppio" come il presagio di una catastrofe, la catarsi di un mondo gretto che merita la distruzione. "Another Earth" invece fin dal titolo ci dice che un altro mondo è possibile, e quel pianeta doppio rappresenta la nostra speranza per un mondo migliore. Due visioni diametralmente opposte.

    E poi, beh, c'è Brit Marling che è una bellezza davvero... dell'altro mondo!
    Notizia di puro gossip: credo che non sia piùà fidanzata con il regista...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quello con "Melancholia" non era un paragone, facevo solo un elenco di film a tematica spaziale.
      Comunque sì, sulla Marling siamo più che d'accordo ;)
      Lo credo pure io. Infatti in "I, origins" non ha collaborato in nessuna maniera, così come sembra non farlo per il prossimo film di Cahill :/

      Elimina
  5. L'ho molto apprezzato pur nella sua ''semplicità''. Mi ci sono avvicinato dopo aver visto il secondo (credo) lavoro del regista, cioè i Origins, che mi è piaciuto ma non mi aveva convinto fino in fondo. C'è da dire comunque che per ora i suoi lavori meritano in ogni caso d'essere visti.
    P.s L'attrice, che è presente in tutti e due i film, mi ha fatto perdere la testa :D Il potere delle bionde, sai com'è...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "I, origins" devo ancora vederlo, purtroppo.
      Non sapevo che la Marling fosse anche nel secondo lavoro di Cahill :/ forse è lui ad essere fissato con le bionde XD

      Elimina
  6. Sai che concordo per filo e per segno col tuo giudizio?
    Pure sulle stelline!

    RispondiElimina
  7. Visto tempo fa, un film bello, un'impressione sia positiva che negativa, a tratti decisamente inquietante ma molto poetico e di grande sensibilità ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha le sue imperfezioni, ma essendo un'opera prima è normale.

      Elimina
  8. Per me un vero e proprio gioiellino, l'ho adorato dall'inizio alla fine. E Venerdì 15 dovrò presentarlo e moderarne il dibattito al cineforum. Prevedo che il pubblico mi lapidi....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedila così: ciò che non uccide fortifica ^^'
      Poi però fammi sapere, che sennò sto in ansia...

      Elimina
  9. A me piacque proprio per quel feeling deprimente che lo avvolge. Per quanto riguarda i libri, sono d'accordo con te: un bravo scrittore fa meraviglie. Per me, nel genere sci-fi, è H.G. Wells...non smetterei mai di leggere i suoi romanzi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, ottima scelta, non c'è che dire ;)

      Elimina
  10. Rece perfetta che condivido in pieno.
    E interessante anche nelle considerazioni extra rece.
    Anche io ti consiglio vivamente I Origins.
    E sì, la Marling ormai è proprio sceneggiatrice, s'è scritta da sola un film che dice sia pure anche molto bello, The East.
    Dove, ovviamente, recita pure

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Marling è come Zoe Kazan, la donna della mia vita *.*

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U