domenica 17 aprile 2016

Ave, Cesare!


Credo sempre che, quando si cerca di valutare qualcosa, bisogna sempre fare una netta distinzione fra 'soggettività' e 'obiettività'. Questioni semplici ma che, in quest'epoca dominata da maledetti nerd e cinefumettari, sembrano dimenticate. Io posso dire che un certo stile usato per un film a me, personalmente, non piace, ma che obiettivamente è ben fatto. E no, la scusa che prima non si è letto il fumetto, non è mai una giustificazione per le lacune, Quando faccio questo discorso prendo sempre in esame la trilogia di Ritorno al futuro, indubbiamente qualcosa di fantastico e geniale, ma che, per problemi miei, non ho mai saputo apprezzare, pur non potendone negare tutte le sue qualità - non vogliatemi male per questo, sono anni che cerco di risolvere la cosa con la mia psicologa. L'altro esempio sono i fratelli Coen, i due genietti ribelli del cinema, due tizi che hanno innegabilmente fatto almeno due o tre capolavori ma che, pur senza cercare di sminuirli in alcuna maniera, non sono mai riuscito ad apprezzare visceralmente come fanno molti. Nonostante tutto cerco sempre di vedermi i loro film perché, un paio di volte, sono riusciti a fare breccia e nonostante tutto lasciano quasi sempre ampi argomenti di discussione. E poi in questi giorni c'è stata la festa del cinema e il cinema della mia zona ha messo, con un discreto ritardo, questa loro ultima fatica in proiezione. Cosa c'è di meglio quindi di vedersi un film a soli tre euro? Magari il fatto che ci sia il terzo lavoro di due registi che, malgrado tutto, non sei mai riuscito ad apprezzare come forse meritano, in grado di colpirti in quella maniera così particolare. Quella che forse meritano per davvero.

Eddie Mannix è un fixer, ovvero colui che deve tenere le star assoldate dalle grandi case di produzione lontane dagli scandali. Quando la star di Ave, Cesare!, costosissimo film biblico che vede l'incontro di un centurione con Gesù, viene rapito da un gruppo di comunisti, le cose si complicano...

Capisci di esserti messo nei guai non solo quando vai a vedere un film di due registi che non hai mai saputo apprezzare appieno, conscio che poi dovrai pure saperne scrivere, ma quando proprio il film in questione ha saputo scontentare anche i più accaniti seguaci di questo strambo due parentale. Guarda caso, a te il film invece è piaciuto da matti. Piaciuto nel senso che mi ha fatto ridere di gusto e non mi ha fatto staccare gli occhi dallo schermo come non succedeva da un po', regalandomi un umorismo mai scontato, volgare o banale e mettendoci in mezzo anche delle opportune riflessioni. Eppure, per quanto soggettivamente il film mi sia piaciuto e manco poco, obiettivamente non posso dire che sia altrettanto riuscito. Il che non lo porta a essere un fallimento, perché si tratta di un'ora e quaranta che passa come se nulla fosse e senza un attimo di calo, ma il discorso generale poteva essere sviluppato in maniera più lineare e solida. Quale discorso, poi? Arrivi ai titoli di testa che fai un po' di fatica a capire cosa avessero voluto dirti i due broda, perché tutto appare abbastanza caotico e zeppo di cose. La trama principale, quella del fixer e della star rapita, appare più come un pretesto per avvicinarci a tutti gli altri segmenti di film, che vedono al loro interno della star rinomate (Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Channing Tatum, Tilda Swinton) che danno vita a tutti i generi e alle varie sfaccettature di quello che è stato il cinema. C'è il western, il film marino, la commedia musicale e anche il dramma. Che i Coen stiano facendo un omaggio al mondo del cinema è più che palese, ma più di una volta si ha la sensazione che tutto appaia abbastanza dislocato. Tutti i pezzi funzionano perfettamente se presi in maniera a sé stante - personalmente, mi ha fatto impazzire il ballo di tiptap - e riescono a collegarsi in maniera uniforme alla timeline principale, mostrandone la versione 'da schermo' e subito dopo il suo contrario in quella che è la realtà cinematografica del film, un lavoro di meta cinematografia non indifferente e che da solo sarebbe bastato a giustificare tutta la pellicola. I due registi e sceneggiatori però alzano il tiro, ci mettono dentro il conflitto teologico dettato dalla produzione del film che dà il titolo a questo, con un dialogo formidabile e divertentissimo, inseriscono un intreccio forse inutilmente complesso e terminano tutto in quella loro maniera straniante, mettendoci in mezzo tutto l'omaggio di cui sopra. Nonostante tutto, il film rientra nella durata canonica, si prende tutto il tempo che vuole e riesce a far stare ogni cosa senza strafare, pur rendendo non impossibile evitare di evidenziare tutte le varie problematiche citate. Fino a che arrivi ai titoli di coda a chiederti il senso di ciò che hai visto. Inizialmente ho preso tutto come un divertissment colto, il personale omaggio non tanto al cinema quanto al mezzo cinema dei due registi statunitensi, che sembrano aver capito meccanismi e funzioni di ogni tipologia di film esistente. Ma ci ho visto anche un vago discorso sull'identità. Identità fornita dal fixer Mannix, che deve coprire gravidanze indesiderate e stravolgere scandali - quando adesso, invece, lo scandalo è ricercato apposta per far parlare di sé - per poi richiudersi nell'aula del confessionale e rivelarsi un uomo pieno di timori e debolezze, imprigionato in un ruolo. Ma non sono da meno tutte le star, che appaiono in un modo sullo schermo per poi dimostrarsi tutt'altro nella vita reale (straniante la prima sequenza della Johansson, a tal proposito) e che alla fine, rispondono tutti a un solo insieme, una sola, grande illusione: il cinema.

Mero omaggio alla propria arte o pellicola che in realtà vuole essere di più, senza riuscirci del tutto? Nel dubbio, guardatevelo e divertitevi.


Voto: 

10 commenti:

  1. Devo ancora vedere il film, promette di ripassare a leggerti per intero, per ora ho guardato solo il numero di stelline, che un pò mi rassicura, ho già sentito dire di tutto di questo film ;-) Cheers!

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    1. Conta poi che coi Coen ho uno strano rapporto, quindi non fidarti troppo :-P
      Però ti assicuro che si ride molto.

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  2. In quanto film dei Coen mi interessa parecchio, ma purtroppo non sono riuscito ad andarlo a vedere e mi toccherà aspettare l'home video...

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    1. Sì, è stato distribuito in maniera davvero indegna.

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  3. sono andata a vederlo, nonostante i pregiudizi sull'ultimo loro film, che proprio non mi era piaciuto... e non è che questo, nonostante il cast stellare, mi abbia poi così entusiasmato, anzi... probabilmente non ho capito bene il senso della loro filmografia, decisamente troppo sofisticata per i miei gusti

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    1. Quello prima di questo mi manca, quindi non saprei che dirti :/ ma non credo si possa parlare di 'cinematografia troppo sofisticata'. Ognuno recepisce le cose alla propria maniera, non esiste una legge assoluta. Del resto, raramente loro, pur ritenendoli bravi, fanno per me ;)

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  4. Mah. Sì, è oggettivamente ben fatto, non lo discuto. Eppure resto convinto che ormai i Coen si divertano molto più loro stessi che il pubblico... io ci ho visto più che altro un'autoreferenzialità del tutto fine a se stessa.

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    1. A me ha innegabilmente divertito, ma sono il primo a dire che ci sono diverse cose che non quadrano, per quanto il discorso alla base sia coerente.

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  5. Se cerchi di cogliere l'omaggio al cinema NON solo nelle scene, ma anche soprattutto nel film in sè, capisci cosa hanno realizzato con sommo mestiere i due (in realtà solo uno ;)-l'altro mette la firma e fanno viceversa su i titoli più autoriali-V. l'ultimo prima, ed altri ;)

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    1. Infatti mi riferivo proprio a quello, che è stata la cosa che mi è piaciuta di più :) fermo restando che è lontano dall'essere un film perfetto, anche se credo non ne abbia proprio l'intenzione.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U