domenica 17 aprile 2016

Honeymoon


Quella dell'horror ogni tanto è una vera e propria esigenza. Perché è un genere che mi piace molto (adoro il primo Cronenberg, Stephen King è uno dei miei scrittori preferiti e all'Accademia di sceneggiatura mi ero pure beccato l'infamante titolo di Master of Horror, più una presa per i fondelli che un guadagno per meriti di talento) e che riesce a darmi delle sensazioni contrastanti. Ne ho questa fascinazione forse per il fatto che difficilmente riesco a trovare qualcosa che mi entusiasmi particolarmente su quel versante, se non le solite paccottiglie estive che puntano tutto sull'effetto bubusettete o lo squartamento fine a se stesso, che a me non scuote più di tanto, quindi la ricerca è movimentata dalla difficoltà di trovare uno standard qualitativo. A questo punto ci si è messa di mezzo la rete, necessaria come non mai per riuscire a trovare qualcosa che incuriosisca per davvero, e l'aver aperto un blog mi ha fatto conoscere persone molto capaci in grado di consigliarmi verso dei titoli davvero succulenti. Da un po' di tempo sentivo parlare di questo Honeymoon, vera chicca di quello che sembra essere stato un periodo costellato di piccole perle dell'orrore, pellicola che forse di horror aveva ben poco ma che fa perno su un tema che ultimamente mi ha preso particolarmente.

Bea e Paul si sono sposati da poco e decidono di passare la luna di miele (la honeymoon del titolo) in un cottage dei genitori di lei. Una sera però la neo mogliettina si disperde nei boschi, priva di conoscenza, e quando il suo consorte la trova giustifica il tutto come un episodio di sonnambulismo. Ma sta veramente tutto lì?

Ultimamente l'horror si è guadagnato diverse firme al femminile. Prima di questo c'è stato il Babadook di Jennifer Kent (ex aiuto regista di Lars Von Trier, il vero film dell'orrore credo sarà la sua autobiografia), pellicola che in un battito di ciglia è riuscita a farsi amare da praticamente tutti, ed ora arriva Leigh Janiak con Honeymoon. La Janiak, che prima di questo aveva diretto un episodio delle serie Outcast e Scream, è giovane, avrà si e no la mia età o qualche anno in più, ed esordisce nel mondo dell'horror con un film piccino picciò, composto da due attori principali, due comprimari e quasi un unico set. Costo complessivo, un milione di dollari, ma tanta voglia di fare che riesce a compensare ogni cosa, anche senza far gridare al miracolo. Dire però che è un horror è riduttivo, giacché racchiude dentro di sé alcuni cliché del genere e li amalgama con qualcos'altro - che non rivelerò per non fare spoiler - concentrandosi perlopiù sulla relazione fra i due protagonisti. E quindi dobbiamo suddividere la pellicola in tre segmenti, quello iniziale, una lunga parte centrale e la fine, necessari per la dietologia del racconto e per individuare i punti di forza. L'inizio è ottimale, crea atmosfera e fa conoscere in due mosse i protagonisti (che poi, non capisco perché censurare i nudi di Rose "Non sai niente" Leslie, se le sue grazie sono state rivelate al mondo intero da Game of thrones), una coppia che non riesce a risultare parecchio odiosa e crea pure dei momenti di tenerezza; la seconda parte, la più lunga delle tre, è anche quella che coglierà in fallo molta gente perché, diciamolo bene, non accade una mazza. E' stata una parte abbastanza estenuante, dove i limiti del budget si vedono tutti e sembra che il film giri su se stesso, avviandosi verso la fine con una certa prevedibilità. Già, la fine. Una fine che risulta quantomai prevedibile, una di quelle da "Lo dicevo io!", ma in Honeymoon quello che la storia rivela conta fino a un certo punto. Anche perché rivela poco o nulla. Se cercate risposte, cambiate film. Non è tanto una pellicola che vuole offrire un qualcosa che abbia un fine specifico, è più che altro la cronaca della fine di un rapporto, di un logorio estenuante che mostra tutte le paranoie e le falle di una convivenza, l'estenuante attaccarsi ai ricordi per cercare di rimanere in vita nonostante sia tutto inutile. Se analizzato bene, al suo interno ci sono tanti micro elementi che fanno comprendere che tutto era destinato ad andare alla deriva già all'inizio. C'è la pelle d'orso attaccata alla parete che Paul mima, c'è quel piccolo bisticcio sulla parola ventre e sul desiderio di avere bambini... cose che sembrano messe a caso, insieme alla miriade di parole che si susseguiranno nella seconda spossante parte, ma poi succede che si vede cosa sta succedendo a Bea e non appaiono più così casuali come cose. La parola ventre poi, la malattia di quello che può essere un senso di maternità pesantemente trasfigurato, finiscono per farla da padroni nell'inquietantissima terza parte, che sembra aver assimilato la lezione cronenberghiana (del resto, è un film canadese, anche se con due attori britannici che recitano con un finto accento yankee). Resta solo un senso di distruzione e, più che un film dell'orrore, appare maggiormente come una tragedia romantica, la triste fine di una storia che, nonostante tutto, nessuno dei due voleva portare a termine. Una fine che avviene con diverse incertezze di regia, alcuni dilungarsi di una trama già abbastanza breve e un paio di ingenuità. Ma un finale che, nel suo non dare volutamente risposte specifiche, riempie la testa dello spettatore di domande. Si ha la percezione che tutto può finire da un momento all'altro, quando spesso la rovina dei sentimenti il più delle volte è proprio un qualcosa che appare immotivato ma che, nel profondo, ha una matrice che non ci è data sapere. Questo mi ha inquietato nel lavoro di Leigh Janiak, più di tutto il contesto che, banalmente, potremmo definire horror.

Evitate però di vedere l'adattamento italiano, rea di un doppiaggio davvero terribile che toglie credibilità a tre quarti dei dialoghi. E nella parte centrale si parla molto.


Voto: 

14 commenti:

  1. Visto in inglese,mi è piaciuto e concordo perfettamente con quello che dici tu,su come sìa principalmente la storia della fine di una relazione;quante volte non riconosciamo la persona che ci sta vicino,dopo tanto tempo assieme la vediamo diversa e non capiamo come possiamo averla amata tanto,o come sia diventata quello che è.Lui non vedo l'ora di rivederlo in Penny Dreadful!!!!

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    1. Esatto. Film davvero particolare ed entrambi gli attori molto bravi.

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  2. Oh cavoli, ma non lo conosco!! O.O
    Rimedierò perchè tutto questo mi incuriosisce.

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    1. Non è molto conosciuto e pure io lo ho scoperto per via di altri blogger.
      Quindi guardalo :) ma in inglese!

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  3. Devo assolutamente recuperarlo...non posso perdermi Rose Leslie ;)

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    1. Lei in effetto è sempre un bel vedere ;)

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  4. Ho molto amato la parte romcom, introspettiva e intima, meno quella sci-fi. Loro, però, bravi, belli e spontanei.
    Sulla falsa riga, avevo preferito Spring. :)

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    1. Quella sci-fi è volutamente appena accennata, tutto è incentrato sulla paranoia che i due interpreti riescono ottimamente a trasmettere.
      Grazie per la segnalazione, devo vederlo :)

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  5. è un prodotto interessante cosiderando il budget e l'andazzo generale del genere...

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  6. Mi stai quasi facendo venire voglia di rivederlo in Italiano solo per capire che razza di massacro hanno fatto, ma forse è meglio se conservo il bel ricordo della visione in originale ;-) Cheers!

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    1. Ma da quel che ho capito non sta tanto nella traduzione dei dialoghi, ma da come i doppiatori li esprimono. Ogni parola sembra finissima :/

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  7. Visto ed apprezzato! E Rose Leslie è bellissima :)

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