lunedì 25 aprile 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot


Ne hanno parlato a bizzeffe, se aprivo Facebook mi vedevo i miei amici internettari che risiedono nelle grandi città che ne discutevano entusiasti e ogni sito specializzato lo ha descritto come il miracolo del cinema italiano. Si era arrivati a parlarne anche su un gruppo di cinefumettari che bazzico, e se quelli arrivano ad accorgersi che esistono altre cose oltre ai tizi in calzamaglia vuol dire che le proporzioni del fenomeno sono diventate davvero incalcolabili. Sempre in quei luoghi dell'etere dei nerd del cavolo un gruppo di furboni si sono lamentati di come gli italiani dovessero rovinare i titoli che hanno fatto la storia facendo dei live-action che non c'entravano nulla - la prova che la democrazia forse ha leggermente fallito. In tutto questo, però, io dovevo ancora vederlo. Perché nonostante una cosa venga pubblicizzata in maniera massiccia e arrivi a far parlare così tanto di sé, in Italia non è ancora possibile vederla al cinema. O almeno, in un numero di sale adeguato. Ironico, vero? Ho dovuto aspettare i David di Donatello - dove ha praticamente stravinto, anche se mi è davvero dispiaciuto per Non essere cattivo, la prova che a Caligari hanno tolto tutto sia in vita che nella morte - perché la distribuzione si svegliasse e si decidesse a darlo al cinema una seconda volta, coprendo quelle sale che inizialmente erano state ignorate, Tipo quella della mia città, veh! Sono quindi entrato in sala con un hype che raramente ho sperimentato, conscio che il film è stato gonfiato così tanto che anche nella migliore delle ipotesi ne sarei uscito vagamente deluso.

Enzo Ceccotti è un ladruncolo di Tor Bella Monaca, a Roma. Un giorno per scappare da dei poliziotti dopo aver rubato un orologio si butta nel Tevere, arrivando a contatto con del materiale radioattivo contenuto in dei container abbandonati sotto la lettiga. Materiale radioattivo che gli darà una resistenza e una forza sovrumana, e gli serviranno entrambe quando sulla sia strada incontrerà lo Zingaro...

Diciamolo subito, è uno dei film più pompati della storia recente, cosa che succede quasi sempre in Italia quando si va un attimino fuori dagli schemi. E qui si trasborda di molto. Non è il capolavoro decantato dalla stragrande maggioranza, ma nemmeno quella schifezza improbabile che ha disgustato una ridottissima fetta di pubblico. Chi si è schierato in questi due squadroni per me non ha mai visto un vero capolavoro o una vera schifezza - ma sarà che, come dico sempre, dopo A Serbian film e Dirty love tutto sembra più bello. E' un film semplice, molto ingenuo (per quanto possa prendere e coinvolgere, è innegabile che ci siano diverse facilonerie di scrittura, alcune più giustificabili e altre meno) ma che ha un cuore molto grande, E tutta la sua forza sta proprio in quel cuore, un cuore che ti fa passare sopra a molte cose e te lo fa amare profondamente. Perché pur non essendo un capolavoro, e senza volerlo essere, Lo chiamavano Jeeg Robot è un film davvero bello, anche sorvolando sopra il fatto dell'esperimento italiano a cui appartiene e prendendolo come una qualsiasi produzione estera, che di supertizi ci ha oberati. Gabriele Mainetti ci aveva abituati alle stranezze, aveva diretto i corti Basette e Tiger boy, giocando e omaggiando i cartoni con cui era cresciuto, ma qui va oltre. Jeeg Robot non è un mero omaggio, un giocare coi generi, è tutto quello ma anche un racconto di formazione di individui già formati che vedono la loro vita e le loro prospettive cambiare. In questo sta la forza del film, che diventa un bel film anche al di là del fatto che sia (apparentemente) una pellicola di supereroi. Enzo Ceccotti è un uomo distrutto dalla vita, non un tizio qualunque, ma uno che è proprio sguazzato nella merda. Uno che can't jump over buildings because he's no hero but love can do miracles, un povero delinquentello che si ritrova con questi poteri e, inizialmente, li userà solo per un proprio tornaconto. Un uomo senza speranze, uno a cui la gente "sta sul cazzo" perché si è sempre visto voltare le spalle e che troverà supporto proprio in un'altra emarginata come lui: la figlia ritardata di un suo collega, Alessia (l'ex gieffina Ilenia Pastorelli - che a sorpresa, se la cava davvero). E' una coppia davvero improbabile ma anche molto umana, uno che l'infanzia non l'ha mai conosciuto e un'altra che per forza di cose bambina lo è rimasta, rimanendo ancorata con la testa in quel mondo di anime robottosi e che lo guiderà a usare in maniera degna questi suoi poteri. Ma sopra tutti regna lo Zingaro, interpretato dall'istrionico Luca Martinelli che, come ci insegnava Unbreakable, in quanto nemesi dell'eroe è l'esatto opposto del protagonista: dove Ceccotti è abitato a stare nell'ombra, a non voler emergere per non dare nell'occhio, lui invece ha fatto della propria immagine un culto, ama le canzoni italiane degli anni Ottanta e sogna di sopraelevarsi su tutta Roma, di fare 'il botto dei botti'. Due personaggi semplici e canonici ma che giocano perfettamente le loro carte, senza mai essere bianchi o neri ma abbondano di sfumature, perché l'essere umano è composto unicamente di sfumature. Tutto questo sta in un film semplice che, se letto con una certa ottica, tanto semplice non lo è proprio, pur senza cercare di sopraelevarsi mai. Gioca tutte le carte di una buona narrazione, sia a livello di scrittura che di regia e, anche se in certi punti la limitatezza dei fondi si vede, il lavoro di Mainetti è sempre pulito e molto ritmato - seriamente, ci sono più semplificazioni in Deadpool che, per quanto non sia un kolossal, ha sicuramente un budget molto più alto di questo. Non c'è mai un calo, tutto si prende il giusto tempo e non si arriva alla fine con quella strana sensazione di accumulo eccessivo. E ti fa tirare un sospiro di sollievo perché, per una volta, anche qui in Italia qualcosa di diverso e di qualitativamente artistico è possibile, riuscendo addirittura a incontrare i favori del pubblico.

Parafrasando un celebre cinefumetto: non il film che l'Italia merita, ma quello di cui ha bisogno. Io dico solo che appena uscito dalla sala avevo il "corri ragazzo laggiù". Tu che puoi, almeno.


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26 commenti:

  1. Per me con "veloce come il vento" la vera sorpresa di quest'anno. si di film così in questo bistrattato paese ne abbiam bisogno, e Marinelli è strepitoso

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    1. "Veloce come il vento" me lo stanno consigliando tutti. E per fortuna, che dal trailer non gli avrei dato mezza lira!

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  2. Prima o dopo vorrei recuperarlo!
    Anche se temo molto la recitazione "all'italiana" ;)

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    1. Gli attori sono bravissimi - contando che l'accento romano è uno dei pochi che non mi dà fastidio - anche la Pastorelli.
      Per me andate sul sicuro ; )

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    2. Vado.Perché il Khal manco morto mi guarda un film italiano XD.
      Non so,io continuo ad insistere,ma film italiani con tutti che recitano in maniera decente,non ne vedo da non so quando.Di solito ci sono i protagonisti decenti e i comprimari inascoltabili XD

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    3. Credo sia lo stesso per quelli stranieri. Conta che quasi tutti i film li vediamo doppiati ^^'

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    4. Io i film stranieri li vedo quasi sempre in lingua originale (calcolando che il 99% dei film che guardiamo è girato in inglese/americano),e ti garantisco che la differenza è abissale.

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    5. Mi fido ^^' purtroppo, a parte quando ci sono determinati attori, i film li vedo doppiati.

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  3. Spero di recuperarlo presto.
    Ormai sono davvero curioso.

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    1. Dillo a me. Erano MESI che lo volevo vedere.

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  4. siccome è stato nuovamente distribuito nelle sale, farò in modo di andarmelo a vedere, però devo ammettere che non ho tutta questa curiosità... il genere non è il mio preferito, e quando ci sono così tanti ad osannare, c'è sempre qualcosa che non quadra

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    1. Lo ho ben scritto, la parola 'capolavoro' è stata usata a sproposito. Però anche senza pensare che è il primo film italiano di questo genere è una pellicola molto valida.
      Anche perché si tratta di supereroi atipici.

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  5. Nessuno ha parlato di capolavoro ma è comunque un film importante, soprattutto perchè ha avuto il merito di aver rilanciato, dopo decenni, il cinema di genere nel nostro paese. Non sono d'accordo sul fatto che sia ingenuo... o meglio, l'ingenuità e la semplicità sono chiaramente volute perchè questo è il cinema di genere: un cinema NON per cinefili, senza fronzoli, che deve arrivare a un pubblico più vasto possibile nel rispetto dello spettatore. E "Jeeg Robot" a mio parere ci riesce benissimo, proprio per il fatto di essere una pellicola "umile" e onesta verso chi guarda (a differenza - opinione personalissima - di un film sopravvalutato come "Suburra"). Sulla stessa linea ti consiglio "Veloce come il vento" di Matteo Rovere, altro ottimo esempio.

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    1. 'nsomma, in molte recensioni e pareri trovati online tutti lo hanno definito così - cosa che ovviamente non inficia sul risultato finale, che avercene. E con ingenuo ovviamente intendevo quello che hai detto te. Con la differenza che qui si riesce ad accontentare anche i cinefili.
      "Suburra" non l'ho visto, dovrò rimediare. Così come per "Veloce come il vento".

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  6. Finalmente lo hai visto!! È naturale che non sia uno dei film più profondi e alto cinema, e forse ai David stonava un po', ma ha tutte le carte in regola per essere davvero un buon film.
    Anche io ci ho trovato il cuore, e ne avevo parlato anche per quanto riguarda "Veloce come il vento", caratteristica che in pochi possiedono e che al cinema italiano non manca. Ciò che manca è un po' di coraggio e questo potrebbe essere un buon punto di partenza.

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  7. Sono curiosissimo ma nel buco di mondo dove abito non si trova, vedrò di spostarmi un po' o di aspettare vie traverse. :)

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    1. Mi sembra assurdo che la distribuzione gestisca la cosa in questa maniera...

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  8. Anche io credo che sia più bello di come l'hai descritto te, ma mi sembra una recensione molto misurata e ben fatta.
    Però se lo si definisce semplice allora sono ancora più semplici molti blockbusteroni americani.
    Non sempre hai dietro testi come Watchmen...

    Insomma, promosso su tutti i fronti per me.

    I capolavori sono altri, certo, ma per me rimane un piccolo miracolo. Sì, lo so, lo dicono tutti, ma per me ci sta ;)

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    1. Ma che siano ancora più semplici non si discute. Anzi, certi hanno anche l'imperdonabile difetto di voler apparire più di quello che sono.
      Quindi pure io lo promuovono su tutti i fronti.

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  9. TOH! Finalmente uno che ha notato che la hit di Elisa fa parte del battaje pubblicitario di questo film !! :OK:

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    1. A me sembra una coincidenza, però...

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  10. Sono uscita dal cinema con gli occhi a cuoricino, cantando a squarciagola Un'emozione da poco. Questo è il supereroe che volevo: cuore, acciaio e tanta, tanta italianissima umanità!

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    1. Infatti. Finalmente qualcosa di italiano che non rinnega le sue origini ma fa da punto di rottura.

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  11. Non amo i supereroi - Deadpool lo avrei buttato sotto un treno, perché amo ancora meno 'sti simpaticoni a tutti i costi -, ma per gli italiani faccio eccezione. Concordo con te, che ti sei entusiasmato ma non troppo; nel mio caso, mi aveva frenato una chiusa che lasciava vedere il poco budget, ma giusto qui e lì, e una parte crime giusto abbozzata. Anche Suburra, che devi vedere, è, appunto, un gran bel vedere. Marinelli bravissimo - ma sono curioso di vederlo recitare non in ruoli al limite, non con accento romano - e rivelazione la Pastorelli, che è dolcissima. Però, senza spoilerare troppo... In un eventuale sequel, senza di loro, che combinano? :/

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    1. Marinelli è stato bravo anche in "Tutti i Santi giorni" di Virzì.
      Pure a me sembra particolare l'idea di un seguito, dato che il film funziona benissimo così. Però voglio dare fiducia a Mainetti & Co.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U