mercoledì 18 maggio 2016

Last night


Tempo fa ho fatto una discussione con una persona che non vedevo da molto tempo e, inevitabilmente, si è finito per parlare delle nostre vite amorose. Senza dilungarmi troppo sulla questione, questa persona ha concluso dicendo che il mio problema è che "non mi accontento". E' stata una frase semplice, detta anche abbastanza frettolosamente e con una naturalezza così estrema che rasentava l'indifferenza, ma ha saputo scuotermi abbastanza. Questo è un periodo in cui sto mettendo in discussione molte di quelle che erano le mie passate credenze sulla vita quotidiana, ma una frase simile mi ha reso abbastanza triste come non accadeva da tempo, di quella tristezza che ti fa guardare fuori dalla finestra quando fuori piove, mormorando che la vita è una merda - la stessa cosa che mi era successa nel vedere il secondo episodio di True detective, per dire. Mi ha reso così triste perché, sì, ultimamente ho constatato che c'è del vero in queste parole, solo che sentirle dire da un elemento esterno mi ha fatto diventare ancora più lucida una realtà che fatico ad accettare. Perché sono questi piccoli dettagli del vivere quotidiano che finiscono per demoralizzarmi ancora di più, senza voler criticare chi decide di compiere scelte simili (non oserei mai, io che a malapena riesco a farmi carico delle mie, di scelte), soprattutto perché per me accontentarsi in certi casi vuol dire non vivere. Lo vedo più che altro come un sopravvivere.

Michael di lavoro si occupa di ristrutturare immobili ed è sposato con Joanna, giornalista freelance che sta cercando si superare l'insuccesso del suo primo romanzo, con la quale vive un'agiata vita borghese. Durante un ricevimento però Joanna vede come il marito guarda una nuova collega, con la quale dovrà fare un viaggio di lavoro. E proprio durante quel viaggio, la donna incontrerà un vecchio amore...

Una cosa che non sopporto è il dare giudizi. Tutti hanno sempre da criticare gli opposti senza però accorgersi di fare lo stesso gioco della parte avversaria. Ultimamente sui social network che bazzico c'è un gran fermento nel denigrare a prescindere religioni e credenti, ma posso assicurare che ho visto sia cristiani che atei permettersi di dare con molta signorile leggerezza della troia a una ragazza per la sua vita sessuale, segno che l'essere bigotti non è direttamente collegato alla teologia. Dal canto mio, ho deciso di essere agnostico perché mi spinge a pormi delle domande, spesso molto più importanti delle risposte; le risposte possono arrivare a chiunque e spesso sono il frutto di un pensiero frettoloso e programmato, da cui l'ignoranza. E' la stessa cosa che fa questo Last night, film scoperto bazzicando a caso nella biblioteca della mia città e che non avevo mai sentito nominare - non c'era molto altro come offerta, però ho visto che nel cast compariva il nome della Knightley e lei è sempre un bel vedere, nonostante quelle faccine che si ostina a fare. Si nota che ha il tocco femminile, non per nulla il film è stato scritto e diretto da Massy Tadjedin, già sceneggiatrice di The jackal con Adrien Brody (dove ha conosciuto la Knightley) e qui al suo esordio dietro la macchina da presa, e offre un punto di vista che solo l'occhio di una donna può dare sulla questione. E' un film che non dà delle risposte, offre un corrispettivo di due situazioni molto simili ma al contempo totalmente diverse, senza però chiedere al pubblico di prendere le parti di uno dei due protagonisti perché, alla fine, non c'è proprio nulla da difendere o meno. Però fa interrogare, quello sì. Mette in dubbio ogni cosa e offre un finale semplice ma ugualmente spiazzante, con quel disagio che solo l'incertezza e il non sapere sanno offrire. Una regola della narrativa horror dice che è proprio il cercare di dare un volto alla paure che toglie alla paura la funzione stessa, perché è proprio dare volto e forma a qualcosa che fa perdere l'effetto primario di ogni stimolo atavico. Last night per certi versi finisce proprio come un horror, dove regna il non detto e l'incertezza di una situazione che è rimasta intatta per il rotto della cuffia, ma che proprio per via della fragilità di questa risoluzione può distruggersi nuovamente da un momento all'altro. E' anche il resoconto di due vite, dei due personaggi principali ma anche dei due comprimari che dividono dialoghi e set con loro. Tutti in qualche maniera sono insoddisfatti o sono giunti a dei compromessi con l'esistenza, la Knightley più di tutti, ed è proprio con questo che arrivano a fare i conti per tutta la durata del film. Però non vengono mai giudicati, questo è il lato più importante di tutti, perché il film non vuole arrivare a dare delle risposte definitive sulla faccenda, e sarebbe stato proprio questo a limitarlo incredibilmente. Ovviamente non stiamo gridando al capolavoro. Nonostante tutte le cose buone che la pellicola racchiude al proprio interno, il film si dipana su spiragli molto classici e lineari, non offre situazioni particolarmente innovative e pure l'intreccio con cui tutto viene mostrato è già stato rodato da altri in passato, sia a livello estetico che narrativo. Anzi, diciamo pure che ci mette un pochetto a ingranare e non è che il ritmo sia proprio quello di un film d'azione, anche se a me i film particolarmente lenti non danno fastidio. Rimane un film onesto e sincero che riesce a dare molto di più di quanto può sembrare a prima vista, magari perdendosi in un paio di luoghi comuni in certi momenti, ma non facendo pesare nulla con ottusa solennità. E' onesto e, forse proprio per questo, riesce a fare male in una maniera alquanto sottile. Di questi tempi, una grandissima cosa, sia artisticamente che moralmente.

Comunque io a Worthington gli mollerei un ceffone. Hai la Knightley e vai a tradurla con la Mendes? Proprio non ci siamo. Ma a lui piacciono i giganti blu, quindi non fa testo.


Voto: 

14 commenti:

  1. Mai sentito... sembra un film che potrebbe piacere alla mia compagna, quindi visto il voto positivo me lo segno :)

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    1. In effetti non è molto conosciuto, però merita sicuramente più di altri.

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  2. Visto, visto... ho anche il dvd: di Keira non mi perdo nulla! Bel film, sincero e che ti spinge a farti le domande che ti sei fatto nella tua recensione. Film di dialoghi, di parole (dette e non dette), sentimento e coinvolgimento. Fa riflettere.

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    1. Infatti, fa riflettere e molto. Poi molto crudelmente ti fa rapportare tutto con la vita di tutti i giorni e ne esci abbastanza demoralizzato.

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  3. Anche io ho il DVD!Il film mi è piaciuto, e fa riflettere sul tradimento. Io l'ho vista così: è peggio tradire fisicamente, o cedere 'mentalmente'? Non so se mi sono spiegata... E ora ho un nuovo punto di vista in più! Ecco, lo devo rivedere! ^_^

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    1. Riassunto perfetto!
      E quel finale mi ha messo un'angoscia davvero incredibile...

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    2. Se non sbaglio, c'è il dettaglio delle scarpe, lui le guarda, poi vede lei che a stento trattiene le lacrime/occhi lucidi... Keira Knightley poi è bellissima! *_*

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    3. E lo stacco su lei che sembra stia per dire qualcosa...
      ... incredibile!
      Lei sì, davvero bella. Non facesse tutte quelle faccine sarebbe meglio.

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  4. Quindi sono l'unica ad averlo visto al cinema? A me era piaciuto, e comunque pure io - se fossi un uomo - tradirei un po' chiunque per Eva Mendes... Detto ciò ricordo ancora
    "non credevo sarebbe successo..."
    "neanche la seconda volta?"

    magnifica.

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    1. Ma ci sono un sacco di frasi che, fra le righe, hanno una violenza devastante.
      Boh, a me la Mendes non piace proprio...

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  5. Nonostante le tematiche che di solito non mi appassionano, il film mi era piaciuto parecchio, bel lavoro di regia e attori, indubbiamente!

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    1. Queste invece sono tematiche che ultimamente mi prendono molto, ma raramente trovo analisi soddisfacenti. Qui sono andati benone, anche se gli attori non sono proprio delle cime.

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  6. Altrochè film horror, a me sto film ha messo più ansia di qualsiasi pellicola che ne avesse davvero l'intenzione.
    Un bel film, fa molto riflettere e concordo sul fatto che non si possa stare "da una parte o dall'altra". Si può solo osservare e porsi mille interrogativi morali che aumentano ancora di più con il finale.
    Spiazza da matti, ma io amo tutto ciò che riesce a destabilizzarmi quindi non posso che averlo apprezzato.
    A proposito di riflessioni, comunque, dovresti prendere più positivamente la questione del non accontentarsi perchè comunque si tratta di un'estensione diretta dell'ambizione, e anche se alle volte può sembrare che questo atteggiamento faccia perdere delle cose o magari delle occasioni, in realtà non è così perchè nulla di tutto ciò sarebbe all'altezza delle aspettative che ti sei imposto. Abbassare l'asticella sarebbe una sconfitta e una mendace soluzione, quindi l'unica cosa da fare, oltre a dotarsi di infinita pazienza, è quella di rincarare la dose di testardaggine e perseguire con ogni forza i propri obiettivi.

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    1. Ma io la prendo positivamente, mi mette tristezza più che altro il constatare che c'è fin troppa gente che si accontenta XD e che spesso sono quelli che si permettono di fare la morale agli altri.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U