martedì 31 maggio 2016

Oculus - il riflesso del male


Ho passato uno dei week end più assurdi e impegnativi degli ultimi anni - quindi, se non ho fatto l'articolo sui Liebster Award, mi scuso, ma non ho un momento per respirare. In pratica è successo che un autore della Nativi Digitali si è unito a un circo e ha dovuto fare una serata dalle mie parti. Ci si trova, si fa bisboccia e tutto quanto... solo che la mattina dopo mi chiama per dirmi che ha perso le chiavi della macchina, così ho dovuto accompagnarlo per un po' di posti per contattare gli organizzatori e i concessionari della sua vettura. Nell'attesa fra una cosa e l'altra ci siamo pure guardati un film e, siccome era l'ospite, e l'ospite è come il pesce sacro, gli ho fatto scegliere. Ha proposto questo Oculus, film del quale avevo sepolto una visione furtiva del trailer in tv negli angoli remoti della mia memoria, ma di cui avevo scordato l'esistenza. L'horror però è sempre un ottimo compromesso, ancora più valido in tempi come questi, dato che non ne vedo poi molti, così ho deciso di accettare.

Tim Russel viene rilasciato dall'ospedale psichiatrico in cui era stato rinchiuso undici anni prima, dopo aver ucciso il padre che stava attaccando sua sorella Kaylie. Ed è proprio lei che vuole coinvolgerlo in uno strano esperimento, perché la follia del genitore sembra che sia stata dettata da... uno specchio.

Scorrono i titoli di testa ed ecco che si scopre che è stato prodotto dalla Blumhouse, la famigerata casa di Jason Blum, celebre per la creazione di horror a basso costo e dalla qualità abbastanza risibile. A lui si devono robe come Ouija e The gallows (iniziati a vedere ma mai conclusi per via dello sconforto generale), fino a che non ha fondato una moderna scuola con Paranormal activity e Insidious. Ma nella sua scuderia ci sono anche titoli inaspettati come The reader, Lawless e Whiplash, oltre a quel The visit che è l'unica cosa interessante fatta da quel povero cristo di Shyamalan dopo un lento e inesorabile declino. Come si colloca questo Oculus, quindi? Fondamentalmente rientra nella produzione media e tipica della Blumhouse, ma al suo interno c'è un discorso da fare piuttosto strano che mi ha fatto arrivare alla fine abbastanza interdetto. Si notano i pochi mezzi, cosa tipica della casa - il film di Oren Peli è costato solo quindicimila dollari - che però non impediscono una messa in scena parca ma comunque molto classica. I veri limiti stanno nella sceneggiatura, che però andrebbe divisa in due parti. La prima è davvero agghiacciante, con dei dialoghi davvero stupidi (davvero, fai uscire uno da uno studio psichiatrico così? Era una parte che si poteva togliere tranquillamente...) e due protagonisti davvero poco credibili (lei simpatica come un cactus nelle mutande, lui mi chiedo come faccia ad avere il fisico di un modello dopo undici anni di reclusione). Ma soprattutto la noia regna abbastanza sovrana e il pretesto che deve far partire il film non è credibile, tanto che si poteva risolvere tutto fin da subito con un sistema molto meno complicato. Il regista Mike Flanagan poi prova a imbastire una narrazione su due tempi, con questo avvicendarsi di passato e presente, con conseguente raggiungimento di un climax comune, ma la cosa si fa abbastanza pasticciata in più punti. Zero coinvolgimento emotivo, zero caratterizzazione e, soprattutto, un montaggio particolarmente assassino, senza che la fotografia riesca a sottolineare questo stacco - a tal proposito The dressmaker aveva fatto un mezzo miracolo. Arriva anche una scena piuttosto disturbante (sì, quella della lampadina) ma in mezzo a tutte quelle spiegazioni e a quegli step narrativi davvero basilari finisce col perdersi. Si procede abbastanza stancamente ma poi la seconda parte migliore, e anche notevolmente. Cosa impedisce quindi al film di decollare cove avrebbe dovuto? Il semplice fatto che Flanagan purtroppo si dimostra solo un onesto mestierante, perché alla sua regia manca quel quid che possa risollevare le sorti della pellicola, che dimostra di poter avere delle carte da giocare (seriamente, mantenere l'interesse sulla storia di uno specchio assassino non era propria facilissima, come cosama sfocia nella soluzione narrativa/visiva abbastanza grossolana che toglie tutta quella morbosità che si poteva avere con un autore dalla personalità più spiccata - sempre della Blumhouse, a tal proposito Sinister aveva fatto il suo bel lavorone. Oculus alla fine non è tanto peggio dell'horror estivo medio, resta su un livello di sufficienza che non te lo fa odiare del tutto ma manco ti permette di fartelo ricordare dopo molto tempo. Tutto sommato lo si può definire onesto, perché non cerca irritantemente di erigersi al di sopra di quello che è, proponendo una storia semplice che solca binari già rodati, ma è proprio la mancanza di carattere che lo fa sfociare nel comune qualunquismo che non gli permette di avere un'identità propria. La prova che dove non arriva la scrittura, al cinema deve essere compensata adeguatamente da una regia all'altezza.

Alla fine quel mio amico le chiavi le ha ritrovate ed è potuto tranquillamente ritornare a casa, se ve lo chiedete. Però ha avuto qualche problema con gli specchietti retrovisori...


Voto: 

20 commenti:

  1. Non ricordavo niente del film ma leggendoti, purtroppo, mi è tornato tutto alla mente.
    Condivido tutto. E avrei speso anche due parole in più sugli attori cani.
    Flanagan non sa scrivere, punto. Hush perà è buono, ma proprio perchè la protagonista è una sordomuta...

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    1. Se non altro non sa scrivere i dialoghi, perché la seconda parte ha degli spunti notevoli. Le note più negative stanno nella regia.

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  2. Mi associo alla poraccitudine della sceneggiatura,alla caninità degli attori ed alla miseria della regia.Non si salva niente,insomma XD XD XD

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    1. La Blumhouse qui rimane coerente con se stessa XD

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  3. Una sorpresa per te da parte mia! Una piccola cosa che spero potrà piacerti.
    Basta che segui il link... http://hollywoodciak.blogspot.it/2016/05/liebster-award-2016.html !!!
    #HollywoodCiak
    Bengi

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    1. Mi fa piacerissimo! :D
      Purtroppo non so quando riuscirò a fare un post in merito :(

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  4. Non è malissimo però troppo scemo, troppi cliché ;)

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  5. Quando ti propongono queste cose ti viene da morire dentro xD
    Comunque purtroppo lo vidi anche io, erroraccio enorme!!

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    1. Dai, sempre cultura, mettiamola così. Altrimenti non avrei mai scoperto che la Blumhouse ha fatto dei bei titoli come "Whiplash" o "The reader" ^^'

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    2. Già, bé io questo l'ho visto al cinema, quindi....

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    3. Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio ^^'

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  6. Per me, invece, regia e montaggio ottimi, nonostante il film lasci il tempo che trovi...

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    1. Ha me ha dato un senso di cose fatte in fretta :/ ma ricordo una vecchia discussione in cui dicevi la tua.

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  7. Mi spiace che non ti sia piaciuto, io ho adorato il film, è un horror da vedere a casa, il finale è prevedibile vero, ma secondo me è anche il bello della storia, sono giunto alla conclusione che Oculus funziona non perchè sorprende con un colpo di scena, ma perchè i protagonisti stessi (la scena della mela) realizzano che la fine è inevitabile... Però adesso aspetto di vedere "Somnia" per capire se Flanagan è un pacco oppure ha dei numeri ;-) Cheers!

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    1. La scena della mela guarda caso è l'unica che salvo XD

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    2. Noi l'abbiamo visto a casa, un secolo fa,mi ricordo una lentumia ed una noia insostenibili XD

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    3. Era tanto che su queste pagine i giudizi non erano così uniformi... XD

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  8. A me è piaciuto abbastanza, più del recente Somnia. Trovo che Flanagan sia un regista dal buon talento per il cinema di genere, ma che tende un po' a strafare e a voler fare quasi l'autore...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U