giovedì 26 maggio 2016

The dressmaker - il diavolo è tornato


Quella del distributore italiano è un'arte che continuo a non comprendere, perché ci sono una miriade di scelte che a mio parere sfuggono davvero alla normale logica. Innanzitutto non capisco come mai tappezzare ogni palinsesto televisivo di film di nicchia che però, puntualmente, vengono distribuiti in quattro sale in croce, ma l'aspetto più gravoso tocca proprio ai titoli e ai trailer. Sui primi ha fatto scuola Se mi lasci ti cancello, film che in tanti hanno evitato proprio per via del titolo italiano e che hanno riscoperto poi o per culo o grazie al passaparola, sui secondo invece mi ci sono rapportato proprio grazie a questo film. Che ammetto, mi ispirava solo per Kate Winslet, attrice che adoro da sempre e che nonostante gli anni che passano migliora come il vino, sennò il trailer mi dava l'impressione di una commedietta magari anche bellina ma per la quale non avrei dovuto perdere troppo tempo fin da subito. Qui devo ringraziare la blogsfera perché è stato proprio per via di alcune recensioni dei miei esimi colleghi che mi è venuta un poco di curiosità e ho deciso di visionarlo, ricevendo una delle più grandi e inaspettate sorprese di questo 2016 climaticamente instabile.

1951. Dopo essersi affermata come stilista in Europa, Myrtle Dunnage ritorna a Dungatar, il suo paesino natale. A mandarla lontana fu la madre quando aveva dieci anni, per via di alcune false accuse di omicidio. Per Myrtle quindi è giunto il momento di scoprire la verità e farsi valere sulle malelingue che l'hanno perseguitata per tutta la vita, e lo farà a colpi di stoffa e cucito.

Se c'è una cosa che mi fa particolarmente incavolare è quando vedo decantare le qualità delle piccole comunità. Ecco, io in una piccola città (o più precisamente, in un piccolo paesino quasi di montagna) ci sono cresciuto, e posso assicurarvi che ci sono tanti lati negativi. Gli stessi che si possono trovare in una grande città, perché i simpaticoni ci stanno un po' ovunque, ma dove le dimensioni sono ridotte le cose sembrano aumentare spropositatamente, così come la chiusura mentale. E i pettegolezzi in quel frangente hanno vita propria, arrivano ad ottenere dimensioni tali da riuscire a condizionare le esistenze di molti. Io l'ho sperimentato sulla mia pelle e ho visto altre persone subire lo stesso trattamento - perlopiù si tratta di ragazze giovani e piacenti che si vivono la loro vita sessuale in libertà, con commenti negativi sia da parte dei credenti che degli atei. The dressmaker in parte parla anche di questo, di come una diceria può condizionare il tuo presente e anche la tua crescita, che è stato il primo aspetto che mi ha colpito, facendomi provare una certa affinità con la protagonista - non sono mai stato accusato di omicidio, per ora, ma con tutte le voci che hanno preso a circolare sul mio conto non mi stupisco che prima o poi succeda. Ma quello che è davvero inaspettato nella pellicola della regista Jocelyn Moorhouse (tratta dal solito libro che non ho letto di Rosalie Ham) è la cattiveria insita in ogni snodo cruciale, un qualcosa che dal trailer non viene proprio annunciato, col risultato che ci si trova davanti a una pellicola totalmente diversa da quello che può sembrare a prima vista. The dressmaker è un film spietato, senza mai esagerare, più vicino al western in gonnella che alla commedia rosa, dove l'occhio femminile si vede senza problemi e riesce a trasmettere lo squallore di una piccola comunità bigotta e giudicante come solo una prospettiva femminile riesce a dare. E' un film che parla principalmente di donne, con questa battaglia che inizia coi centimetri di pelle mostrati, mettendo però alla berlina ogni cosa che riguardi ambo le sfere umane, riservando allo spettatore il peggio che tutti possono donare al prossimo. Ma è soprattutto un film che parla di vendetta, che si consuma attraverso degli intrecci inaspettati e mai scontati, dando una nuova versione delle cose ad ogni atto. Non fa ridere, al massimo strappa qualche sorriso, ma lo fa sempre con un sottotono grottesco che reca una certa dose di disagio, grazie anche all'ottima caratterizzazione dei personaggi. Gioca molto sulla sua natura corale, dando un respiro ampio allo svolgimento della trama che a una visione disattenta potrebbe confondere, ma permettendo ad ogni singolo attore (persino a Liam Hemsworth, incredibilmente, anche se mi ha fatto capire che io in palestra perlopiù cazzeggio) di dare il meglio di sé con una caratterizzazione estremizzata all'inverosimile che sottolinea costantemente tutto il marcio insito in quel di Dungatar. La Moorhouse gestisce il tutto in maniera egregia, non senza una qualche minima sbavatura, ma l'atmosfera sospesa fuori dal tempo e la solennità che riesce a conferire ai flashback del passato di Myrtle (finalmente qualcuno che ha imparato a usare la fotografia per sottolineare gli sbalzi temporali) creano un amalgamarsi coerente e ben studiato, dimostrando di essere un qualcosa di ben più profondo e ricercato di quello per cui è stato spacciato. E il finale è uno dei più cattivi che il cinema mainstream ci ha riservato negli ultimi anni, con tutta la potenza distruttrice che la rivalsa è in grado di trasmettere. E come succede solo nelle belle storie, la più grande delle vittorie può esistere solo dopo che hai perso molto. Sì, a Dungatar c'è davvero molta spazzatura.

Basito. Non potevo di certo immaginare che un trailer simile riservasse un film così. Ma si sa che i pubblicitari sono ingannatori ancora più dei sarti.


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. ehm, il tuo piccolo paesino quasi di montagna fa circa 40mila abitanti, non sarà New York, ok, ma "piccolo paesino" secondo me va bene se gli abitanti non arrivano a 1000... :)
    Detto ciò, il film lo avevo adorato. La Winslet è bravissima, Hugo Weaving fenomenale e l'estensione italiana del titolo la solita merda! :)

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    1. In realtà mi riferisco a uno di quelli circostanti, che confluiscono in quello. Lì il numero cala drasticamente ;)
      Weaving mi ha davvero stupito. Non l'avevo mai visto fare sfoggio di una verve quasi comica.

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    2. Ah, allora va bene! :)

      Hai ragione, per me Weaving è l'agente Smith di Matrix!

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    3. Credo lo conoscano tutti per quel ruolo. O in alternativa come re Elrond ^^'

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  2. Da ex abitante di un piccolo, ma davvero piccolo, buco di mondo, successivamente trapiantato in città, capisco molto bene la tua riflessione e a tratti in questo film ho rivisto una spaccato della vita della mia comunità Una sopresa anche per me, forse mi sono un filo annoiato nella parte centrale eccessivamente drammatica. Invece la carta del grottesco se la sono giocata alla grande. Ottima Judy Davis, il personaggio più riuscito della pellicole.

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    1. Brofist!
      A me è sembrata ok anche la parte centrale. Solo eccessiva la fine di un certo personaggio...

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  3. Non è il mio genere, c'è molto Melò, forse troppo, eppure... Sai che è piaciuto anche a me? Kate bravissima, quel tocco da commedia Australe, Weaving non era così "gaio" dai tempi di "Priscilla" ;-) Cheers

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    1. Non è manco il mio genere, ma sotto sotto nasconde una natura ben diversa. Weaving ruba la scena a tutti!

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  4. A me è piaciuto moltissimo, e scommetto che molti se lo sono perso a causa di titolo e trailer.

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    1. Ma come ho scritto dalle tue parti, rischiavo di perdermelo pure io per quei motivi. E infatti ringrazio te e tutti gli altri blogger per questo :)

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  5. Io avevo intenzione di andarlo a vedere al cinema, Kate mi ispira sempre... poi è passato. Lo recupererò!
    Intanto passa a prendere un premio:
    http://comeneifilm.blogspot.it/2016/06/liebster-award.html

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U