lunedì 9 maggio 2016

Treno di notte per Lisbona


Come sempre arrivano quei momenti in cui devo decidere come passare le serate a casa di madre e, nei limiti del possibile, scegliere un film che piaccia a entrambi. Chiedermi di scomporre un atomo risulterebbe una sfida più fattibile, credo. Che come dire, oltre per il fatto che abbiamo trent'anni di differenza, ci si mettono in mezzo gusti che più diversi di così non si può. A lei i registi non interessano, ma sa per esperienza che deve evitarne alcuni (uno su tutti: Cronenberg, a parte quando fa i film con Viggo), quindi se voglio convincerla a cedermi il monopolio televisivo mi tocca puntare sugli attori. Che pure su quelli ha gusti difficili, perché non posso manco convincerla con la scusa che ci stanno quelli fighi - altrimenti si vedrebbe i cinefumetti - perché alle donne in realtà piacciono quelli con fascino. Che poi vai a capire cos'è, questo fascino. Se magna? Fatto sta che per madre il non plus ultra del fascino è Jeremy Irons, quindi quando ho visto questo film nella biblioteca pubblica della mia città ho deciso che poteva fare al caso di entrambi. Complice anche il fatto che la trama sembrava una di quelle che possono intrigarmi e che di quel regista non conoscevo praticamente nulla, cosa che di certo non poteva influire sul giudizio finale, facendomi restare il più obiettivo possibile.

Raimund Gregorius è un apatico professore di latino austriaco che un giorno, nel dirigersi al lavoro, salva una ragazza che voleva buttarsi da un ponte. Lei fugge, e a lui resta solo il suo impermeabile rosso, dentro il quale trova un libro, scritto dal medico portoghese Amadeu Prado e un biglietto di sola andata per Lisbona, Conquistato dal romanzo, prenderà quel treno per far luce sulla vita dell'autore...

Alla fine ho scoperto che questo Bille August è il regista de Il senso di Smilla per la neve. filche non parla delle avventure di una yuppie milanese con la passione per la cocaina, ma si tratta di un thriller abbastanza morboso tratto dal romanzo omonimo di Peter Hoeg, libro che mi hanno regalato anni fa e che mi sono promesso di leggere prima di vedere il film - come lettore però sono molto discontinuo e ho maleducatamente dato precedenza a millemila altri titoli. Va detto però che, se non avessi questo appiglio (e la fama di semi cult che si porta dietro quel film) questa pellicola non mi spingerebbe mai nell'approfondire la visione della filmografia di questo regista. Night train to Lisbon non è assolutamente un brutto film, o almeno, non lo è se le richieste dello spettatore non sono particolarmente esagerate. Ovvero, se non siete degli estremi cagacazzi come il sottoscritto. Alla base ci sono molti temi, tipo il chiedersi del senso della vita, l'amore (che per me, anche se sotto diverse forme, è onnipresente in ogni storia), il confronto, la rivoluzione, il senso di libertà e, non ultimo, anche una rielaborazione narrativa di quella che è stata la Revoluçao dos Cravos (la Rivoluzione dei Garofani portoghese). Di mezzo ci sono le motivazioni personali dei personaggi, in ambo i livelli temporali che attraversano il film, ma anche il senso di mutamento di una nazione e di un paese. Non proprio pizza e fichi. Ciò che però pesa maggiormente sulla pellicola è quella di essere una trasposizione del libro omonimo di Pascal Mercier, un'opera che, oltre ad avere la libertà di sviscerare in tutto il tempo che vuole così tante tematiche, possibilità concessa più facilmente ai libri dato che non hanno vincoli di tempo, ha anche la meravigliosa caratteristica di essere un'opera che racconta della passione verso il proprio media, cosa che si riscontra col desiderio di Amadeu Prado di essere uno scrittore e di quell'unico libro da lui pubblicato che sarà il motore della vicenda. La cosa nel film viene sentita molto meno e il sentire riepilogare da una voce fuori campo gli scritti del giovane medico rivoluzionario fa intendere come a pesare maggiormente su questa pellicola sia la natura letteraria e non quella cinematografica, giacché più che sulle parole un film fa perno proprio sulle immagini. Qui le immagini non è che siano proprio questo granché. Ho trovato la regia di August davvero stanca e svogliata (essendo il suo primo lavoro che vedo non mi pronuncio in merito circa i suoi standard, ma unicamente su quest'opera), con una macchina da presa messa nei posti sbagliati più di una volta - funziona solo quando lavora di campi e controcampi - e, soprattutto, con delle tempistiche assassine che smorzano ogni possibile pathos quando questo serve, soprattutto in quella prevedibile e stucchevolissima scena finale. E si sa che un film vive di immagini, ma nel film le immagini vivono di tempo. Non ho nulla da dire su Irons, lui ormai è uno che pur andando col pilota automatico riesce a dare una grande prova di sé, ma sulla sua gestione del personaggio, un uomo che indagando sulla vita altrui scopre quanto è stata vuota e miserevole la propria, scoperta che dovrebbe avvenire gradualmente ma che qui viene fatta notare solo quando gli autori se lo ricordano, svilendo quello che poteva essere la decostruzione più interessante dell'intero progetto. Ancora più interessante della rivoluzione. Perché le rivoluzioni, prima di segnare la storia, sono fatte da uomini.

Ho finito la visione con la vaga sensazione di aver visto un corto, anziché un film intero. E con l'impressione che con un diverso trattamento mi sarebbe potuto piacere moltissimo.


Voto: 

6 commenti:

  1. condivido: un film piuttosto loffio, privo di ritmo
    mettere insieme degli attoroni (cast internazionale con Melania Laurent, Geremia Irons, Cristoforo Lee, Carlotta Rampling ecc) e tirarne fuori un minestrone freddo come questo è davvero uno spreco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli attori fanno quello che possono, ma se il regista è svogliato è tutto inutile...

      Elimina
  2. Capito l'antifona, lascio perdere malgrado la presenza di Geremia Ferroso, grazie per la dritta ;-) Cheers

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma magari sono io che ci sono andato troppo duro ^^' brutto non è di certo è ha delle tematiche interessanti, ma non va più in là della visione da domenica pomeriggio quando fuori piove...

      Elimina
  3. ammetto che un po' mi aveva ispirata quando era uscita, ma poi lo persi e non mi venne più voglia di recuperarlo... nemmeno un momento!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, magari può essere uno stimolo per recuperare il libro. Il film, a mio modesto avviso, vale più come visione 'riempitiva'.

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U