mercoledì 8 giugno 2016

A bigger splash


In questo periodo di quiete apparente sto continuando nella fase dei recuperi, quei titoli che mi stuzzicavano l'attenzione da un po' ma che per forza di cose ho finito con l'andare a perdere. Tra questi, siccome siamo ribelli solo di titolazione ma sotto-sotto nascondiamo la più borghese delle identità, ho deciso di andare a reperire anche delle pellicole italiane. No, è che a me della nazionalità di un film importa davvero poco, basta che sia bello. Certo però che vedere un film italiano meritevole, dato che è da quasi sempre che si dice che la nostra settima arte non se la passa benissimo (ci si è messo in mezzo pure Tarantino qualche anni fa), non può farmi che piacere. I titoli c'erano ancora prima di questa tanto sbandierata rinascita moderna, solo che non erano pubblicizzati. Uno di questi per me era il curioso Io sono l'amore, che forse a livello tematico non aveva molto da dire, ma che visivamente lanciava parecchie frecce dal suo arco. Era l'opera che aveva confermato la presenza di Luca Guadagnino nel panorama cinematografico italico dopo qualche titolo parecchio discutibile (incluso quel Melissa P che è stato considerato come il film più brutto del 2005 dopo Troppo belli), permettendogli così a questo giro di fare uno sfoggio di attori ai limiti della pornografia. Manco a dirlo, c'è Ralph Fiennes, che è uno dei miei preferiti.

Marianne è una cantante rock che dopo un'operazione alle corde vocali si prende un periodo sabbatico sull'isola di Pantelleria col giovane amante Paul. A sconvolgere la loro erotica routine sarà l'arrivo di Harry, carismatico e iperattivo produttore discografico, ex di Marianne, insieme alla giovanissima figlia Penelope, scoperta di avere da poco...

Inizi la visione sapendo poco o nulla sul film. Sapevo della presenza di Fiennes, che come al solito non delude le aspettative, così come di Tilda Swinton, attrice immensa che Guadagnino, da brava volpe, si è portato dietro per tutti i suoi film - tranne che per quello dei 'colpi di spazzola'. Non sapevo però di Matthias Schonqualcosa, che avevo apprezzato in Un sapore di ruggine e ossa, come di Dakota Johnson, figlia del più celebre Don e protagonista assoluta - insieme alle proprie grazie - del chiacchieratissimo 50 sfumature di grigio. Non sapevo nemmeno però che questo film fosse un libero remake del classico La piscina, film del '69 di Jacques Deray che vedeva fra i protagonisti nientemeno che Alain Delon e Jane Birkin. Io non ho visto la vecchia versione, quindi non posso fare i dovuti paragoni, ma l'apprendere una cosa simile - a visione già inoltrata, quindi immaginate il fastidio - mi ha condizionato il giudizio, dato che molto dell'appeal era andato perso. Non condanno i ramake, persino La mosca di Cronenberg e La cosa di Carpenter lo sono, però l'idea di vedere un qualcosa che pensavi nuovo e che si rivela un riadattamento dà un poco di fastidio. Remake o no, comunque, è innegabile che A bigger splash non funzioni del tutto, anche se le premesse ci sono tutte e sono addirittura ben motivate. Guadagnino torna sui lidi che già conosceva, parlando di amore borghese e triangoli mai del tutti dichiarati, cosa che inizia a dare i primi fastidi perché delle turbe amorose di gente carica di soldi si comincia a essere un poco stufi. E va bene che anche i ricchi piangono, ma io sono certo che bisogna arrivare a più gente possibile e che quindi non dico che si debbano esprimere i medesimi concetti con dei morti di fame come protagonisti, ma almeno con della gente 'normale'. Polemica sterile a parte, il film inizia bene, con una regia che si prende i suoi tempi e si concede dei particolari sperimentalismi narrativi, rendendo la visione mai troppo statica nonostante non sia un film action e puntando su un co-protagonista (Fiennes, appunto) che domina la scena, scanzonando una visione che in realtà vorrebbe sortire l'effetto opposto. E' un film che parla di gente insoddisfatta per vari motivi. Tutti hanno la loro, un qualche blocco (da qui molto bella l'idea di rendere Marianne una cantante muta) che impedisce di godersi appieno la vita, e lo stesso vale anche per il logorroico Harry. Ognuno reagisce come può nascondendosi dietro a qualcosa, chi dietro le parole, chi dietro l'accudimento maniacale e chi dietro le bugie. Tante mezze verità che porteranno a un epilogo che farà esplodere tutto quello che si è accumulato per un'ora e mezza di visione, dando un'inaspettata svolta thriller al tutto. Ed è lì che il film collassa, a mio parere. Il film in realtà punta tantissimo sugli attori e nonostante la regia che si fa sentire a ogni scena non colpisce mai direttamente, cosa di certo non positivissima per un film che vorrebbe parlare di emozioni. C'è anche la questione degli immigrati, discussa fuori campo dalla radio, in una scena verso la metà e sul finale, che però non porta a nulla e si prende un peso tematico non da poco all'interno dell'economia emozionale del film, rendendolo un attimo confuso, oltre che per quello che vuole dire al proprio interno. Il discorso generale però ne esce chiaro e anche abbastanza palese, anche se lo si poteva intuire già a metà film, ma non sono del tutto chiarissime le modalità con le quali è stato affrontato.

Guadagnino non crea l'ennesimo film più brutto della sua annata, però non si può dire che faccia un lavoro memorabile o che resti impresso.


Voto: 

8 commenti:

  1. Io sono stato più buono, a me il film è piaciuto pur non negando ovviamente difetti evidenti. Diciamo che senza il quarto d'ora finale (con l'assurdo cameo di Guzzanti) il giudizio poteva essere ben più alto... però a me il cinema di Guadagnino piace, e questo film non è altro che la versione "hard boiled" di "Io sono l'amore". A parte il ritmo, infatti, le tematiche sono le stesse: amori repressi, coppie che scoppiano, finto benessere, tanta rabbia covata dentro...
    Il film è soltanto ispirato a "La piscina" ma in realtà, a parte l'ambientazione e il soggetto, si tratta di due opere molto diverse. E questo è Guadagnino-style al 100%

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    1. Oddio Guzzanti... sì, ci sono rimasto di sasso XD
      Alla fine è vero, è proprio il quarto d'ora finale che rovina un po' tutto. Prima, anche se con degli inciampi, andava avanti. Non ho mai visto "La piscina", quindi ti ringrazio per questa precisazione :)

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  2. la prima parte mi ha divertito, l'ultima ha rovinato tutto il film

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    1. Direi proprio di sì. Ma poi anche la cosa degli immigrati è messa lì per caso.

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  3. Io concordo con Kris.
    Ne avevo letto così male, e me l'ero pure spoilerato per caso, che alla fine ne sono rimasto piacevolmente sorpreso, invece.
    Guadagnino ha un innato buon gusto, tiene a bada attoroni di un certo calibro e rende la Swinton, che a me altrove come donna proprio non piace, affascinantissima. Un tuffo nella piscina, in mezzo a tutte 'ste bellezze, l'ho fatto ben volentieri. A te, lascio Fiennes, che rovinava un po' il quadretto :-P

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    1. Dai, Fiennes deve piacere un po' a prescindere XD
      Sul Gusto estetico di Guadagnino non discuto assolutamente, un regista che quando ha fra le mani il soggetto giusto può esplodere. Purtroppo qui la fine presenta troppe magagne di scrittura, nonostante inizi molto bene.

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  4. Questo purtroppo me lo sono perso ma sarà uno dei recuperi dei prossimi mesi.
    E' un peccato che non sia granchè, ha nel cast un sacco di attori che adoro.

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    1. Il cast vizierebbe qualunque produzione, peccato che non sia stato usato al meglio.
      Magari per completezza guarda il film da cui è ispirato ^^'

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U