giovedì 2 giugno 2016

Alice in Wonderland


Ognuno ha i suoi idoli, da adolescente. Se musicalmente i miei erano Fabrizio De André e i Manowar (già solo per questo una certa instabilità psichica era ben evidente), cinematograficamente c'erano Stanley Kubrick e Tim Burton. Quest'ultimo lo riscoprii quando mi avvicinai esponenzialmente al mondo del metal, quando la rabbia esistenziale era ai massimi livelli, perché nella sua visione del mondo mi ci rivedevo. Lui era quello che faceva film abbastanza deprimenti, che affermava come da piccolo gli piacesse bazzicare nei cimiteri, che aveva la sua visione tetra e non la piegava per nulla al mondo e che, soprattutto, era tanto legato ai suoi outsider. E tutti da adolescenti si sentono un po' outsider, non è un caso quindi che Burton sia molto amato fra i giovani. Dal canto mio, durante la terza superiore avevo vissuto all'ombra del suo culto, cosa che mi riportò anche a leggere tutti i racconti di Edgar Allan Poe dopo aver visto il corto Vincent. Poi col tempo vennero altre manie - tipo Cristoforo Nolan - ma l'amore per quello strano tizio spettinato e con gli occhiali da sole non se ne è mai andato del tutto. Era ancora vivo quando in tv iniziarono a passare i primi trailer di questo Alice in Wonderland, suo famigerato ritorno alla Disney ma che però si preannunciava come il suo film della vita. Perché chi meglio di lui poteva mettere in scena quel mondo di freaks?

Dopo la morte dell'amato padre, Alice partecipa a una festa, che altro non è un espediente per farle accettare di convolare a nozze col ricco Hamish Ascot. Nel cercare di fuggire da tutto quello, però, finisce con l'inseguire un familiare coniglio bianco che la porterà in uno strano mondo. Un mondo in cui era già stata tredici anni prima, ma del quale non conservava memoria...

La cosa terribile degli idoli è quando deludono. Eppure la delusione si manifesta sotto molteplici forme. Un autore per me non delude quando fa un brutto film, perché prima o poi è fisiologico fare qualcosa che non soddisfi le aspettative (specie dopo una carriera lunga ed eccellente) e anche delle opere non riuscite possono dare diversi spunti di riflessione o dialogo. Non delude nemmeno quando cambia stile (a tal proposito, non ho mai appoggiato le critiche a Iñàrritu per Birdman) perché rimare sui propri binari impedisce di maturare come artista - e diciamolo, Burton è più ripetitivo di un album degli AC-DC. Per me un autore delude quando, in un solo colpo, sminchia clamorosamente quanto aveva detto in precedenza. Si potrebbe dire molto sul ritorno del vecchio Tim da mamma Disney, la stessa che lo aveva cacciato anni prima perché troppo tetro, ma pure quella dell'essersi commercializzato mi sembra una scusa blanda perché il commercio fa parte del cinema. Non mi sono mai lamentato dei suoi vecchi Batman, quindi non vedo perché dovrei farlo per questo. Il fatto è che Alice in Wonderland è un film davvero brutto, mal fatto, mal gestito e anche abbastanza inquietante in quello che vuol dire. Burton aveva detto che voleva un Alice più attiva e non solo semplice spettatrice degli eventi che le accadevano, in modo da essere più affine alla psicologia del libro (che stando ad alcune teorie, era una metafora della pedofilia, ispirato all'autore dalla sia piccola amica Alice Liddel), ma il risultato è quello di una bambocciata clamorosa, irritante ed esagerata. Viene da chiedersi come mai un autore navigato come Burton debba ricorrere al mezzo del sogno come espediente narrativo e come mai tutti i personaggi formino solo apparentemente il solito discorso del freak, arrivando però a gestire una trama che se letta fra le righe sembra comunicare un messaggio quasi razzista e classista, di certo non in linea con quello che è stato il classico pensiero dell'autore. Burton qui si destreggia bene a livello visivo, la CG appare fin troppo invasiva ma certi passaggi sono di innegabile bellezza estetica, ma è proprio il messaggio concettuale alla basa che manca. E a chi banalizza la cosa giustificando il fatto che si tratta di un film per bambini, mi basta ricordare la profondità di uno Spider-man 2. Qui ne abbiamo di ogni, il Paese delle Meraviglie si conferma come il manipolo di pazzi a cui tutte le versioni ci hanno abituati, ma quella che viene mostrata è una pazzia programmata e 'socialmente accettabile' a un pensiero comune dove, ironicamente, l'unico verso emarginato sembra essere il villain, il solo personaggio interessante e al quale viene riservata la fine più atroce e ingiusta, come a dire che va bene essere originali ma solo fino a che la cosa non ti renda accettabile agli occhi di una maggioranza. Quello che per me però mette la definitiva pietra tombale sul progetto però è proprio il Cappellaio di Johnny Depp, un attore che ormai si è rivelato una delle più grandi sòle della storia recente dato che da La maledizione della prima luna non fa altro che ripetersi, e qui replica per l'ennesima volta il solito character che fa parte del suo abituale andamento attoriale, confermandosi più un personaggio che un vero e proprio interprete, arrivando anche a offrire una scena come quella della deliranza che, non so voi, ma a me ha fatto rivalutare in positivo la pena di morte. Una scena che manco la canzone di Avril Lavigne ha superato in quanto a bruttezza. Ciò che resta alla fine della visione quindi è la sensazione di essere stati presi per i fondelli per tutta la stupidità che si è vista per un'ora e quaranta di durata, oltre che per il pensiero della mente che sta dietro al progetto e che qui, per davvero, ha stravolto la propria visione. ma anche senza pensare al fatto che è un film diretto da Tim Burton - manco a dirlo, dopo una pellicola simile lo ho rivalutato pesantemente - rimane un'opera di rara bruttezza. Sì, agli stessi livelli di Batman v Superman, anche se i momenti alla Malick dei poveri ci sono fortunatamente risparmiati.

Rara bruttezza che, a fronte di un budget di duecento milioni di dollari, non gli ha impedito di essere uno degli incassi più remunerativi di sempre.


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. Uno dei film peggiori degli ultimi anni.
    Mi dispiace che Burton abbia macchiato la sua carriera con questa roba.

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    1. Non so se fra i dieci peggiori (l'ultimo Snyder per me quasi lo surclassa), diciamo che però l'undicesimo posto non glielo leva nessuno.

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  2. Mi limito ad aggiungere Amen. Il film con per cui ho smesso di apprezzare Burton, non credo serva aggiungere altro. Cheers!

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    1. Io gli voglio ancora bene per tutte le cose bellissime fatte in passato, ma... diciamo che anche a distanza di anni devo ancora perdonargliela.

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  3. A me era piaciuto, sarà che al tempo avevo l'età.
    Non lo rivedrei per quello.

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    1. Sarà che io invece avevo vent'anni... orrore e raccapriccio...

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  4. Sei stato premiato con il liebster award

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  5. Io da piccina ancor più di Burton idolatravo Carroll, infatti per me è stato un doppio tuffo al cuore... Non conoscevo il dettaglio della pedofilia, grazie dello spunto, me lo vado a cercare. :-)

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    1. Scoperto pure io per caso quest'anno. E sì, è stata una news shockante...

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  6. Io l'ho trovato proprio brutto esteticamente, della trama giuro di non ricordare più nulla, tranne la deliranza di Depp. Alla fine della visione (in 3D, santiddio!) volevo strapparmi gli occhi per la sovrabbondanza di CGI. Non andrò a vedere il seguito nemmeno se mi minacciassero con la pistola!

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    1. Dovrei rivederlo, ma all'epoca esteticamente mi piacque. E certi orrori di trama proprio non sono riusciti a dimenticarli...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U