domenica 5 giugno 2016

L'ultimo terrestre


A questo film sono legato per motivi particolari. Un po' perché è un film italiano che cerca di uscire dai canoni, e questo è un motivo che mi fa tifare per la pellicola un po' a prescindere (In the market escluso); un po' perché è il primo film di cui ho pagato il biglietto al cinema con la mia prima busta paga, ai tempi in cui facevo l'operaio chimico in una fabbrica della mia zona; e poi perché ho avuto modo di rivederlo in una speciale serata dove c'era il regista stesso a presentarlo. Regista che ho incontrato in maniera del tutto casuale a Pisa un paio di anni dopo, insieme all'attore protagonista, durante il primo raduno dei Batmaniaci. Va detto poi che a quel primo incontro era seguita una serie di domande da parte del pubblico, io ebbi la geniale idea di farne una così articolata da andare fuori contesto, con tanto di sbigottimento di Pacinotti stesso e di tutto il pubblico presente, collezionando la figura di Emmenthal dell'anno. Da allora il film lo ho rivisto solo una volta, perché lo stava guardando mio padre, ma nonostante non mi sia mai sentito di replicare più volte la visione ne conservo un ricordo particolare e tenero. Perché è così, in fondo, un film particolare e tenero che chiede di avere un piccolo ricordo.

Un primo contatto con gli extraterrestri è avvenuto, ma la cosa non sembra scuotere nessuno. Il paese è in preda a una forte crisi economica e sociale e, in questo scenario, si muove Luca Bertacci, uomo solo e divenuto fortemente misogino in seguito all'abbandono della madre a tredici anni. Sarà però proprio la sua vita ad essere sconvolta dall'arrivo degli alieni, che...

Per molti il nome di Gian Alfonso Pacinotti non dirà nulla - nonostante passasse il trailer in tv, il film non è che abbia avuto chissà quale distribuzione e le altre sue opere cinematografiche non sono passate per i canali ufficiali - ma ad alcuni suonerà familiare il suo nove d'arte: Gipi. Perché il buon Pacinotti era conosciuto inizialmente come fumettista, realizzando cose davvero belle, tanto che il suo Unastoria è stato nominato allo Strega - al che mi viene da domandarmi quanti nerd lo abbiano mai letto. Però il passaggio da un media all'altro non sempre è un qualcosa di felice, come purtroppo ci ha insegnato Frank Miller in più di un'occasione, ma per fortuna questo non è uno di quei casi. Per firmare il suo debutto (se si esclude il corto Vaffanculo del terzo tipo) prende ispirazione dal fumetto di Giacomo Monti Nessuno mi farà del male, creandone un'opera similare ma ben diversa. Perché se il fumetto - no, il termine graphic novel lo aborro - è composto da una serie di strisce quasi auto conclusive che però alla fine formano un discorso be preciso, qui si inventa la storia inedita di Luca Bertacci, chiedendo all'amico Gabriele Spinelli di personificarlo. E' un film fatto sulle sue fattezze e che ci porta in un mondo estremizzato ma, nonostante tutto, perfettamente credibile. La vita del protagonista gira intorno allo squallore, lavora in un bingo dove ha modo di vedere i peggiori casi umani - magnifica la carrellata di quando prende servizio, a distanza di tempo me la ricordavo ancora - sia fra i clienti che fra i colleghi, la sua unica amicizia è un trans, suo vecchio amico d'infanzia (Luca Marinelli, poi, quello di Non essere cattivo, Tutti i santi giorni e Lo chiamavano Jeeg Robot, un vero istrionico, altro che Johnny "faccio-sempre-lo-stesso-ruolo" Depp) e le uniche esperienze amorose le ha avute pagando. Pacinotti gestisce tutto questo con un tatto inusuale, riuscendo a farci percepire tutta la bruttura di questo mondo, che altri non è che il nostro, con un'ironia dissacrante che non ferisce in profondità ma lascia come se l'avesse fatto. senza prendersi mai troppo sul serio ma sapendo essere serio quando serve - due cose simili ma estremamente diverse. Ciò che ne esce è un film che di certo non cambierà il mondo della cinematografia, ma che fa un suo discorso onesto e coerente e offre un ritratto di questa nostra società impietoso e realistico. Non aspettatevi un film di fantascienza all'ammerigana, qui gli extraterrestri sono solo un pretesto per mettere in scena tutti i controsensi della nostra società, cosa su cui si basa veramente la pellicola, che sminuzza i concetti manichei di bene e male a favore di un discorso ricco di sfumature. Perché non è che l'uomo è composto anche da sfumature, l'uomo è fatto unicamente di sfumature ed è per questo che l'arrivo degli alieni è così fondamentale. Luca può essere scambiato inizialmente per un omuncolo squallido che si muove in un ambiente squallido, una delle tante persone disgustose intorno a lui che si barcamenano in un'esistenza deviata e deviantema chi siamo noi per muovere giudizi simili sulle persone? L'ultimo terrestre è anche un viaggio analitico nella vita di un piccolo uomo che ci porterà a scoprire cosa lo ha reso così, con tanto di colpo di scena e un finale davvero catartico e ben orchestrato. Con questo film Pacinotti arriva a mostrarci che la bontà, e anche la bellezza, possiamo arrivare a trovarla nei luoghi più impensabili e nelle persone più improbabili, piccoli eroi che non sanno di esserlo, affogate in un mare di gente delusa e veramente cattiva, spesso col favore della quotidianità e dell'indifferenza. E' un film che nella sua modestia dimostra di avere molto coraggio, imbastendo un discorso semplice ma che non può arrivare alle orecchie di tutti. Per me un titolo tutto italiano che, anche per questo, andrebbe valorizzato più di quanto gli è stato concesso.

Io lo ho adorato, anche al di là di quelli che sono i meriti affettivi. Ed è un film nostrano che invito tutti a vedere.


Voto: ★ ½

8 commenti:

  1. Devo ammettere che non ne avevo nemmeno sentito parlare. Ultimamente mi ero proprio ripromessa di recuperare qualcosa di italiano data la mia ignoranza nel campo ;-) ma...non so quando avrò tempo di farlo ;-)

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    1. Trovalo. Ultimamente stiamo dando il meglio di noi.

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    2. sull'ultimamente concordo! per esempio Lo chiamavano Jeeg robot. Le ho viste le ultime cose.. anche se poi non ho recensito ;-)

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    3. A me ne mancano ancora alcune, tipo "Veloce come il vento" e gli altri film di quel regista. In realtà però credo che le nostre perle le abbiamo sempre fatte, sono solo difficili da trovare - ironicamente, più difficili di quelle straniere.

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  2. Ero andato a vederlo più che altro per la mia passione per il grande Gipi, risultato? Un film strano nel senso migliore del termine, non perfetto, ma che mi ha fatto apprezzare per la prima volta il talento di Luca Marinelli... Mamma mia cosa mi hai ricordato "In the market" che clamorosa cagata ;-) Cheers!

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  3. Mai sentito ma mi è venuta voglia di vederlo!

    CervelloBacato

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U