martedì 7 giugno 2016

Midnight special


Accade che finalmente hai un po' di tempo libero e riesci a dare un'occhiata al mondo... peccato però che la parte di mondo in cui vivo mi faccia abbastanza schifo, quindi preferisco di gran lunga guardare film. Ultimamente poi, fra una roba e l'altra, non sono riuscito a stare al passo con tutte le cose che volevo vedere - per dire, sto ancora recuperando molti titoli dello scorso anno che hanno fatto parlare - quindi quando mi capitano questi momenti di quiete tiro sempre un sospiro di sollievo. Che poi però in tutto questo tempo non mi perda mai le minchiate (manco a dirlo, Batman v Superman l'ho visto già il primo giorno di uscita) è un'altra faccenda con cui sto discorrendo col mio analista, però la buon volontà ce la metto. Piccole colpe le ha anche la distribuzione, che non premia mai nella dislocazione delle sale quelli che possono essere gli autori più meritevoli, come questo Jeff Nichols, nome che forse ai più non dirà nulla e la cui ultima controversa fatica, sempre ai più, suonerà del tutto sconosciuta nonostante sia stata presentata ai più importanti festival cinematografici. E da quelle che sembrano le intenzioni della distribuzione, continuerà a non essere conosciuta ancora a lungo.

Roy è un uomo in fuga col figlio di otto anni Alton, dotato di strani poteri paranormali, e per questo ricercato da una strana setta che lo vede come un salvatore e dall'FBI.

Tempo fa qui sulla blogsfera si era parlato non poco di Jeff Nichols per via del suo Mud, atipico western moderno che sembrava aver messo d'accordo più o meno tutti, oltre che ad aver confermato al mondo che Matthew McConacoso era un eccellente interprete anche di parti drammatiche e non solo un bel paio di bicipiti prestati alle commedie romantiche. Ovviamente da noi come film è arrivato con un discreto ritardo, senza contare che tempo fa lo hanno trasmesso su RaiTre con una noncuranza pubblicitaria davvero incredibile. Prima di quello però c'erano stati Shotgun stories e Take shelter, altre due pellicole accomunate da questa logica distributiva davvero castrante oltre che dalla presenza di Michael Shannon, attore che dopo un certo film è diventato ufficialmente uno dei miei interpreti preferiti ma che, a differenza di un Johnny "faccio-sempre-lo-stesso-ruolo" Depp che ormai ha stufato anche se stesso, non ha la benché minima attenzione del pubblico - ah no, aveva fatto Zodd ne L'uomo d'acciaio. Shannon qui collabora per la quarta volta consecutiva (ed è già confermato per il lavoro successivo) con Nichols, che a fronte di un budget di diciotto milioni di dollari ha realizzato il suo primo film non indipendente. Film che nasce poi da un vissuto traumatico del regista, che dopo aver dovuto accompagnare d'urgenza il figlio più piccolo all'ospedale ha compreso come un genitore, nel mettere al mondo la propria prole, lascia una parte di sé all'universo. Quello della famiglia e del legame genitoriale è un tema che accomuna tutta la produzione di Nichols e qui è più forte che mai, tanto che la storia sci-fi - che rimanda molto allo Spielberg dei primi anni Ottanta - è ridotta all'osso. Il vero epicentro del film è proprio il rapporto fra Roy e Alton, un rapporto non retorico perché non ostentato con del sensazionalismo facilone e che verte tutto su delle scene molto delicate e sulla fisicità di Shannon, attore che si conferma sempre come una garanzia in ogni sua interpretazione. La pellicola quindi inizia in maniera volto convincente, con la solita formula pulita e collaudata del cinema di Nichols che invoglia a proseguire la visione, mettendo in scena una situazione accattivante e un'atmosfera che fa avvertire la gravità del tutto. Pensavo di trovarmi di fronte all'ennesimo buon lavoro di questo autore, ormai una delle nuove promesse della New Hollywood, quando ecco che le magagne arrivano con l'inizio del secondo tempo e dell'entrata in scena del lato più fantascientifico della storia. Perché il bello di questo film era proprio quello di lasciare da parte la sci-fi, un vero pretesto per far avviare gli eventi, per concentrarsi quasi unicamente sul rapporto genitoriale. Non si sfocia mai nella melassa e Nichols si dimostra capace di gestire anche gli effetti speciali, per quanto ridotti all'osso, ponendo delle soluzioni visive interessanti, ma è proprio la tematica basilare che finisce per risentirne. La storia finisce per aggrovigliarsi su se stessa, senza fare dei pastrocchi narrativi particolari, ma perdendo di vista quello che era l'obiettivo principale della pellicola e aprendo delle parentesi che non chiude più (la setta religiosa poteva immettere delle tematiche davvero interessanti che però sono solo accennate). Non vengono molto sviluppati manco i personaggi di contorno, sprecando degli attori come Joel Edgerton, Kirsten Dunst (se pensate che non sia brava, guardate Melancholia - comunque, ho fatto fatica a riconoscerla) e Adam Driver (il Kylo Ren de Il risveglio della forza). Un film abbastanza confuso e che si dimostra un innegabile calo nella produzione di un regista comunque sempre molto interessante e in grado di distinguersi anche nei filmeno riusciti, ma che lascia comunque spazio a discussioni e riflessioni di un certo peso. Un inciampo fisiologico, piuttosto che una vera fedina sulla propria carriera, e quindi Nichols - forse offuscato in fase di scrittura da quella che è la genesi della storia - ne esce comunque a testa alta.

Un film che comunque si dimostra onesto, intelligente e ben fatto. Credo che ad alcuni, se visto come omaggio a certe produzioni Eighties, potrà piacere.


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. E' da molto tempo che l'ho per così dire messo da parte, in attesa di guardarlo, ma non riesco mai a decidermi. Vediamo se questa recensione mi da la spinta giusta :)

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    1. Oddio, considerando che l'ho mezzo stroncato... ^^'
      Film onesto, nonostante tutto. Se lo si guarda senza pensare a chi è il regista può piacere anche di più di quanto abbia fatto a me.

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  2. il voto finale non è altissimo, ma comunque conto di vederlo, tema, regista e cast mi stanno tutti a cuore ;-) Cheers!

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    1. Ma come ho ben detto, non fosse che si sa chi lo ha diretto, potrebbe finire per piacere. Forse :/

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  3. Visto di recente, non perfetto, ma secondo me molto emozionante, e molto eighties.

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    1. Forse troppo Eighties, per fare presa su chi non ha vissuto quel periodo.

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  4. A me ispira tantissimo, mi sa che me o sparo a breve

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  5. A me è piaciuto molto, oltretutto leggo recensioni che partono dal -1 al capolavoro..

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    1. Infatti o lo hanno amato o lo hanno odiato. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.
      A questo giro però non ne sono rimasto particolarmente soddisfatto, però :/

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U