venerdì 10 giugno 2016

The words


Credo che una delle più grandi figure di Emmenthal che ho mai fatto sia stata a una presentazione. Ero in una sala abbastanza grande e, inaspettatamente, era venuta più gente di quel che avevo previsto - ma essendo molto pessimista, era molto facile superare lo zero - e l'organizzazione era stata così gentile che mi aveva dato persino un'asta col microfono. Non c'era nulla che poteva andare storto ma, da bravo pirla, sono riuscito a rovinare quel momento facendo una delle solite battute che non fanno ridere. Il guaio è che nella mia testa era così spassosa che l'avevo detto con a stolida convinzione, rendendo il tutto ancora più imbarazzante. Tanto imbarazzante che l'asta del microfono era caduta verso il basso. Stranamente è stato proprio quest'ultimo fatto a salvarmi, ho chiesto chi in sala avesse un po' di viagra e a quella hanno tutti riso - ancora non mi capacito perché, per me è una battuta ancora più stupida di quella prima, che dall'imbarazzo ho rimosso. Quel giorno ho capito, non che ce ne fosse questo gran bisogno in realtà, che a rendere maggiormente ridicolo non è chi non sa fare le cose, ma quelli che falliscono con l'arrogante convinzione di aver fatto qualcosa di memorabile. Alle volte credo che è per difenderci da quest'eventualità che ci nascondiamo dietro molta falsa modestia.

Lo scrittore Clayton Hammond partecipa a una lettura pubblica del suo nuovo libro, The words. In quel romanzo viene raccontata la storia di Rory Jansen, aspirante scrittore che non riesce a emergere, che per caso trova un manoscritto in una valigetta acquistata da un antiquario. Colpito dalla bellezza di quelle pagine, decide così di presentarlo come una sua idea, ma...

The words è un film che ormai comincia ad avere i suoi annetti. All'epoca la Saldana era stata lanciata da Avatar e non era ancora una dei Guardiani della galassiamentre Bradley Cooper era reduce da Una notte da leoni e Christian Iansante era appena diventato il suo doppiatore ufficiale. Era un film che aveva saputo incuriosirmi e che mi ero promesso di vedere, ma come al solito ho finito col perdermelo fino a dimenticarlo del tutto. A farmelo ritornare in mente è stata una mia conoscente molto appassionata di Bradley Cooper che ha postato su Facebook una sua foto, guarda caso proprio di questo film, così ho approfittato della serata libera per vederlo - finalmente. Sulla carta (ahahah!) sembra proprio il film che fa per me: una regia che pare abbastanza patinata, un intreccio incrociato, dilemmi esistenziali profondi e il tutto che ruota sul potere del raccontare. Poteva andare storto? Sì, perché è andato. Il film d'esordio della coppia Klugman-Sternthal si pone come un prodotto interessante, con questa storia che racconta una storia a proposito di uno che vuole raccontare una storia e che invece finisce per trovarne una (sembra complicata come cosa, ma è più difficile a farsi che a dirsi), ma purtroppo oltre alla materia di scrittura c'è quella cinematografica che latita parecchio e, dove funziona, pone ugualmente diverse riserve. Su tutte il cast. Bradley Cooper è sicuramente un bellone e ha tutta la mia invidia, ma come attore l'ho sempre trovato piuttosto anonimo; la Saldana... beh, se è diventata più famosa per un personaggio al computer che per quando recita normalmente, un motivo ci sarà; Dennis Quaid  mi è sempre stato indifferente e il ruolo che ha qui non gli permette di spiccare; sulla Wilde e su Barnes invece mi sa che è meglio non infierire. Si distingue unicamente Jeremy Irons, una leggenda vivente, ma se non era riuscito a sfigurare nemmeno in Batman v Superman o Treno di notte per Lisbona, è naturale che anche qui dia il suo contributo. Nessun attore riesce a dare una vera e propria intensità al personaggio che si trova a dover gestire, cosa che qui si sente particolarmente e in diversi momenti topici, ma è proprio la regia che non riesce a creare la giusta alchimia e a sopperire dove gli attori (in particolar modo i più giovani, che fanno a gara a chi fa peggio) hanno le varie mancanze. Soprattutto è un film il cui epicentro è svelato quasi interamente dal trailer (almeno, ero memore di averlo visto e mi ero fatto una storia in mente che era identica alla seconda parte, che però anziché come punto di partenza funge da conclusione) e che, in ogni caso, fa perno su un twist finale parecchio prevedibile e che non offre nessuna nuova chiave di lettura del tutto. E' questa la sua colpa maggiore. Nel mezzo c'è anche un controllo dei diversi tempi cronologici della storia non proprio da manuale, le scene ambientate nella Parigi della Seconda Guerra mondiale che sono di una stucchevolezza estrema, delle storie d'amore che non mantengono il minimo interesse... sì insomma, grandi pecche che vanno a conglomerare in quella finale, la più importante, che però contribuisce alla non riuscita della pellicola nonostante la sua ambizione di partenza. Un vero peccato, perché aveva molte potenzialità e lo spunto di base, per quanto abusatissimo, è un evergreen che può dare molte possibilità di sviluppo. In mezzo poi ci sono mille altre questioni: c'è il debito con la Storia, la propria e quella che merita per davvero la S maiuscola, e le storie, sulle responsabilità dell'agire e del raccontare. E' un film che gioca molto con queste ambivalenze, ma che prima di salire sul palco magari avrebbe dovuto fare più esercizio. Se non altro ha una scena finale, l'unica ad avermi davvero colpito, davvero riuscita. Peccato per tutto quello che venga prima.

Davvero deluso. Delusione aumentata poi dall'estrema convinzione con cui si pone, a ribadire quello che ho scritto nel primo paragrafo.


Voto: 

4 commenti:

  1. Di visto l'ho visto, ma non ricordo se mi piacque o meno però la storia del libro e quindi dell'anziano è forse l'unica cosa che si salva ;)

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    1. Concordo. Ed è anche l'unica parte vagamente interessante, anche se non è stata resa al meglio.

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  2. Da fan di Bradley,mi piacerebbe recuperarlo,anche se da come ne parli,la voglia un pò mi passa :(

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    1. Vabbeh, ma si sa che sono cagacazzo e mi lamento del pelo nell'uovo XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U