venerdì 1 luglio 2016

Enter the void


Si prosegue, lavoro debilitante permettendo, a seguire le proprie passioni e a cercare di spaziare oltre il cinefumetto medio. Perché anche se ci sono cinefumetti bellissimi, mi rendo conto che ultimamente sembrano essere le uniche uscite che non mi perdo, lasciando da parte tutto il resto che il cinema ha da offrire. Dato però che ultimamente non ho la possibilità di andare spesso al cinema a gustarmi le ultime novità, cerco almeno di recuperare i titoli passati più interessanti e meno conosciuti. Ultimamente mi sto interessando molto al regista Gaspar Noè, uno che ha fatto della provocazione a tutti i costi un'arte. Ma sotto questa provocazione onnipresente si nasconde anche del contenuto? Per alcuni sì, dato che le sue opere, anche se non molto conosciute, sono fonte di vero e proprio culto per una minonoranza di spettatori e critici, mentre altri lo ritengono solo un furbone che ha saputo vendersi bene. Per confutare meglio questa tesi ho deciso di vedermi Enter the void, da molti ritenuto il suo capolavoro se non proprio la summa del suo cinema, un'opera particolarissima ed (immancabilmente) estrema che sembra non lasciare nessuno indifferente. Già mi pregustavo il fatto che, come al solito, sarei rimasto nel mio solito comodo e salutare mezzo.

Oscar vive in Giappone con la sorella Linda. Lui fa lo spacciatore, lei la spogliarellista. Un giorno Oscar riceve una telefonata dall'amico Victor, con la cui madre ha una relazione extraconiugale, che gli chiede di portarli della droga nel locale The void. Peccato che quella è una trappola fatta dalla polizia e Oscar rimane ferito a morte. La sua anima prende così a vagare avanti e indietro nel tempo...

Di Noè finora ho visto solo il contestatissimo (parola usata un po' gratuitamente, dato che tutti i suoi film vengono accolti con polemiche incredibili e gente indignata già dai titoli di testa) Irreversible, che da quel che mi dicono però è un titolo ideale per farsi un'idea di che tipo di cinema sia il suo. Un cinema che vuole essere provocatore, scuotere a tutti i costi ma, con tutti i pro e i contro della cosa, farsi pure veicolare da un messaggio ben specifico. Da quel poco che ho avuto modo di visionare, nel film con la Bellucci ha rischiato di scazzato un poco, sfociando leggermente nel gratuito ma facendosi salvare da una messa in scena e un montaggio originali che contribuivano a renderlo più interessante di quello che poteva essere realmente. Qui invece? Qui si gioca pesante, si concede tutto il tempo che gli serve (il film dura quasi due ore e mezza) e decide di prendere per mano lo spettatore e accompagnarlo in un viaggio molto particolare. Che è quello che dovrebbe fare ogni opera, ma c'è differenza fra il mostrare, lo sbatterti dentro (come succedeva, appunto, in Irreversible) e l'accompagnare. E' quello che prova a fare Noè, confluendo in diversi stadi. Inizia mostrandoci la realtà degradata che sembra piacergli tanto, attraverso questa soggettiva infranta in un paio di punti, per poi proseguire con un altro tipo di soggettiva, che abbandona il campo fisico per andare a sfiorare quello teologico. Vediamo sempre tutto attraverso gli occhi di Oscar, ma se il film inizia con la sua visione fisica, prosegue poi con quella della sua anima che, rifacendosi a un discorso fatto da un suo amico circa la metempsicosi, permette all'autore sudamericano di sbizzarrirsi in tutte le maniere, e da lì inizia tutta la stratificazione del film. Noè non si fa mancare nulla, attraverso vari flashback ci fa vedere il passato di Oscar e di sua sorella, poi arriva anche a far vedere come si sviluppa l'esistenza dei comprimari sia prima che dopo il fattaccio, come le azioni di un singolo hanno influito sulla vita di molti e a come la sua perdita influirà sulle esistenze di ognuno. Lo fa attraverso l'uso di immagini, sequenze ottenute con una macchina da presa più abile che mai, che non ha paura di far volteggiare nelle panoramiche e nelle riprese più esagerate (piccolo spoiler: si assiste alla diretta di una pratica d'aborto e a una penetrazione vaginale vista dall'interno della vulva, non dico altro) riuscendo però a fare un discorso molto limpido nel suo non dire nulla. Alcuni dicono, con tanto di anacronismo, che è la versione sporca e pulp di The tree of lifema le differenze col capolavoro di Malick sono abissali. A parte che questo Enter the void è troppo ricercato nell'immagine e nella struttura per essere definito pulp, ma qui, anche se similare, il discorso è anche nettamente diverso. Sono entrambi due inni alla vita ma, nell'affrontare la medesima tematica, lo fanno attraverso metodologie e filtri che li diversificano appieno. Noè guarda al lato sporco, malvagio e disfattista dell'esistenza, non ci sono bestialità e purezza, anche perché l'atto stesso della creazione è qualcosa di selvaggio e animale che forse di puro non ha nulla. Solo bestialità, sudore e liquidi vari. C'è solo la carne che, in quanto tale, agisce e pulsa. A quello, segue la vita. Vite di merda per azioni di merda che però meritano di essere vissute in quanto perpetrate da esseri umani, fallibili e portatori di storie tristi, che in nove di questa loro esistenza sbagliano e si barcamenano in un labirinto nel quale non sanno di essere stati piazzati. E certo, nel mezzo ci sono un sacco di esagerazioni, che potevano essere più o meno evitate, ma sono esagerazioni che dimostrano d'essere puro cinema. Un cinema che parla con la lingua delle immagini e dove l'aspetto visivo la fa da padrone. Ad alcuni potrà piacere e ad altri, giustamente, può sembrare unicamente pretenzioso. Ma già il fatto che possa scatenare emozioni così violente è un dato di pregio.

Per una volta non mi metto nel mezzo e faccio un piccolo, timido salto nelle file degli entusiasti. Una cosa simile è riuscita a pochi, e fra questi c'è Noé.


Voto: 

6 commenti:

  1. E' una vita che voglio vederlo, devo proprio mettermi di buzzo buono e guardarmelo, il tuo commento ha aiutato in tal senso ;-) Cheers!

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    1. Idem. Ho deciso di vederlo perché una persona di recente me lo ha nominato spesso.
      Una visione davvero assurda, non c'è che dire. Per quanto mi sia piaciuto non condanno quelli che non lo sopportano.

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  2. Un'esperienza visiva come poche altre nella mia vita di spettatore.
    Spettacolare.

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    1. Concordo. Due ore e mezza di gola asciutta.

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  3. Devo vederlo, ma mi intimorisce e dura un botto.
    Di Noé, però, ho amato l'ultimo, il provocatorio Love.
    Per vederlo ho dovuto cacciare tutti fuori di casa, eh, però è intensissimo. Ho provato a spiegare a qualche conoscente che non è un porno ma missione fallita...

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    1. "Love" è in dirittura d'arrivo. Aspetto solo di essere psicologicamente pronto e di avere la casa libera...
      Comunque questo è un film per cui bisogna essere pronti. Le tematiche, il modus operandi e la durata possono essere una kombo micidiale.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U