mercoledì 3 agosto 2016

Batman: the killing joke


Se dovessi scegliere le letture che hanno maggiormente condizionato la mia adolescenza, ci sarebbero anche molti fumetti. Dal mondo della nona arte poi mi ci sono allontanato per vari motivi - fra i quali si contano anche delle fallimentari esperienze lavorative - ma le meraviglie che mi hanno dato autori come Katsuhiro Otomo, Kentaro Miura, Frank Miller, Grant Morrison, Neil Gaiman (anche lui ha realizzato una storia sul Crociato Incappucciato, il bellissimo Che è successo al cavaliere oscuro?) e Daniel Clowes restano ancora intatte, permettendomi di riconoscere ancora oggi tutte le potenzialità artistiche del media - e di aver scoperto anche un film come Unbreakable. Ma l'autore che più di ogni altro è riuscito a scuotermi e a segnarmi nel profondo è senza alcun dubbio sua maestà Alan Moore, che anche se ultimamente è diventato la parodia di se stesso, rimane sempre la mente che ha realizzato delle opere monumentali come Watchmen e From Hell, per me i punti di non ritorno dell'arte del fumetto. Un'altra sua creazione che nel suo piccolo mi sono portato nel cuore (parrebbe che ne ho uno...) è proprio The killing joke, una storia su Batman che ha l'ardire di narrare finalmente le origini del super-nemico per eccellenza. Una storia breve, malatissima e tanto politicamente scorretta che mi fa supporre che nessun nerd l'abbia capita, e come tutte le cose scritte dal bardo di Southampton di una perversa profondità. Pare che la DC ne abbia tratto un film animato per il mercato home video...

Batgirl/Barbara Gordon sta continuando il suo apprendistato presso il crociato di Gotham, ma la tensione (sia ideologica che sessuale) fra i due si fa insostenibile, tanto che alla fine la ragazza decide di mollare tutto. Le cose si complicano però quando il Joker evade di prigione per l'ennesima volta...

Alan Moore con le trasposizioni cinematografiche delle sue opere ha sempre avuto uno strano rapporto, tanto che ancora oggi il suo nome continua a non comparire nei credits. Queste ultime poi hanno avuto sorti anche molto altalenanti a livello di risultato finale, infatti ritengo La vera storia di Jack lo squartatore dei fratelli Huges un ottimo prodotto, V for vendetta una mezza minchiata, nonostante sia osannato da mezzo mondo, e Watchmen, nonostante degli evidenti difetti (ciao Zack, tivvibbì!), un film più che riuscito - su La leggenda degli uomini straordinari manco mi pronuncio. In questo caso? Il nome di Moore continua a non comparire, tanto che Brian Bollard soffre un po' di solitudine, e le sorti... beh, diciamo che era una storia così corta che per farle superare l'ora dovevano per forza inventarsi qualcosa per allungare il brodo. Il che porta all'annosa questione che affligge questi tempi tormentati, ovvero quanto un'opera cinematografica debba distanziarsi dalla controparte cartacea. Io non ho mai nascosto di odiare quando un film segue troppo fedelmente l'opera di partenza, e penso che cose come Sin city abbiano fatto più danni della peste. Non a caso, in Una donna per cui uccidere le parti che funzionavano meglio erano quelle inventate ex novo per il film, il che è tutto dire. D'altronde se pure Peter Jackson, che è il fanboy numero uno, ha dovuto tagliare e rimaneggiare molti punti dell'opera tolkieniana per via delle esigenze cinematografiche, lo stesso si può fare coi fumetti, cosa che pure Zack Snyder ha capito. Non a caso A history of violence è un capolavoro, ma del fumetto originale è rimasto ben poco, questo perché a rendere grande una storia non è proprio quello che racconta, ma il messaggio che riesce a dare grazie all'evoluzione dei personaggi, che deve avvenire con una certa coerenza. Coerenza che qui manca, perché si aggiungono parti (cosa più che legittima) ma poi ci si limita a fare un misero copia-e-incolla di quanto aveva già fatto la premiata ditta Moore- Bolland. Brian Azzarello alla sceneggiatura - non proprio il primo scemo che passa, andate tutti a leggere subito il suo Joker disegnato da Lee Bermejo - introduce le vicende con un lungo prologo che narra del rapporto fra Barbara e Bruce, una parte che non aggiunge nulla di nuovo su quanto già detto a proposito del Crociato di Gotham, ma comunque coerente e ben fatta, per poi andare a ripiegare sulla storia che dà il titolo al film che però, ahinoi, lascia la sensazione di dessert finale anziché di vera e propria portata principale. Ed è qui che Sam Liu si limita a riproporre sullo schermo le vignette del fumetto, dimenticandosi però che se nella nona arte le vignette comunicano tutto grazie allo spazio, nel cinema, e anche nei cartoni animati, la stessa cosa si rispecchia col tempo. Quindi se mi riproponi la scena simbolica del Joker che esce dalle acque contaminate e inizia a ridere, devi darle anche la giusta tempistica, perché la brevità concessa in questo cartoon lascia davvero il tempo che trova. Ed è così per tutta la parte finale, riprodotta fedelmente ma senza tener conto delle necessita narrative per la sua natura filmica, con tutto lo svantaggio che il fuorviante prologo fornisce. Perché se tutto iniziava e finiva col Joker, lasciando all'intera faccenda quella implausibilità che faceva quasi dubitare del suo effettivo essere avvenuta, confermandola toglie tutta la potenza (anche qui, minutaggio osceno, come per tutto il resto) di quella risata finale, che appare quasi non-sense anche di fronte alla scena in cui Barbara dimostra di essere diventata Oracle - oltre al fatto che Batgirl apre il film come voce narrante e poi, sia alla chiusura che nel proseguire, viene bellamente dimenticata. L'unica scena da segnalare, guarda caso, è proprio quella inserita appositamente per il film, dove il Joker accende le luci del luna park e abbiamo quella carrellata circolare sul suo volto sorridente: la follia e l'esagerazione del personaggio usate attraverso espressioni, spazio e movimento. Una scena davvero bella e che rende ancora più misere le riproposizioni dei flashback ideati da Moore e qui sviliti in una maniera davvero pressapochista.

Ogni storia ha il suo peso e quando si vanno a scomodare quelle grosse come macigni, nonostante la durata quasi irrisoria, bisogna tener conto dei rischi, O avere il minimo rispetto necessario.


Voto: ★ ½

6 commenti:

  1. La presenza massiccia di Batgirl era il mio principale dubbio, in effetti si è confermata come una presenza allunga brodo e poco altro. Brian Azzarello è forte, lo apprezzo dai tempi della sua run su “Hellbalzer” ma qui è stato troppo aderente al materiale originale, sudditanza psicologica nei confronti di Moore, come non comprenderlo. Risultato, concordo con te, un adattamento che sposta poco, anzi, risulta troppo lungo ed efficace la metà rispetto al racconto originale. Peccato. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando ci si scontra con Moore un certo timore è inevitabile, ma da Azzarello è lecito aspettarsi di più...

      Elimina
  2. Ne avevo letto bene, adesso ho qualche dubbio.
    Anche se per me V per vendetta è una bomba. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Su "V for Valtrumpia" mi rendo conto di essere una mosca bianca ^^'

      Elimina
  3. L'ho messo da parte in attesa di guardarmelo come antipasto di Suicide Squad, anche se quasi tutti ne parlano come di un'occasione perduta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo è, purtroppo :/ già dal trailer era palese che il budget non fosse altissimo, poi le due storie sono del tutto scollegate e il piatto forte - quello che dà il titolo al tutto - sembra un contentino.

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U