domenica 7 agosto 2016

Microbo e Gasolina


La prima volta che ho fatto la conoscenza di messieur Gondry è stato nel 2007, quando sulla Rai (in seconda serata, un giorno di vacanza dove non dovevo andare a scuola) mi era capitato di vedere uno stralcio di Se mi lasci ti cancello, film che poi è entrato prepotentemente a far parte della mia fantomatica top10. Figuratevi che ero così imbornito che nel cercare informazioni su quello spettacolare film ho letto male il suo nome e per un po' di tempo lo ho chiamato Michael Gondry, credendolo americano, per scoprire solo dopo che era francese. E solo dopo scoprii che gran parte del merito per le disavventure amorose della premiata ditta Carrey/Winslet era da dare a Charlie Kaufman, vera mente geniale di quel progetto, ma anche il francesino aveva qualche freccia da tirare al suo arco. Certo, non ha più toccato le vette di quell'opera, però ha un suo modo molto artigianale di fare cinema che mi spinge sempre a recuperare ogni sua nuova uscita, sia americana che d'oltralpe, ma più che sulla sua realizzazione il punto interrogativo più grosso lo rivolgo sempre ai personaggi che si muovono all'interno della storia, e per motivi che vanno al di là della caratterizzazione o della semplice cinematografia.

Microbo è il soprannome di un quattordicenne timido e introverso con la passione per il disegno e una compagna di classe. La sua vita verrà sconvolta con l'arrivo di un nuovo ragazzo, figlio di un meccanico e per ciò soprannominato Gasolina, con cui instaurerà una strana amicizia e inizierà un particolare viaggio su una casa mobile costruita da loro...

La grande domanda che mi assilla ogniqualvolta vedo un film di Michel Gondry è: ma lui nella sua vita sarà davvero così? Perché è innegabile che i suoi personaggi siano davvero uno più folgorati dell'altro, e non perché facciano cose particolarmente eclatanti, ma mi riferisco proprio a quelle piccole azioni quotidiane e ai comportamenti della vita di tutti i giorni che fanno intuire una strana particolarità di fondo. E se è vero che un autore mette se stesso in ciò che crea, allora ti viene proprio da chiedertelo, se Gondry nella vita di tutti i giorni si comporti in quella maniera - e ammettiamolo, un po' malignamente ci si domanda quanto la cosa lo impedisca. E' così che film come L'arte del sogno, Be kind rewind e Mood indigo assumono una valenza quasi inquietante. E tale caratteristica si fa predominante in questo Microbe et Gasoil, proprio perché si tratta di un racconto di formazione e qui il comportamento, o la sua evoluzione, la fanno da padroni. Gondry è ben lontano dai suoi film più riusciti, a questo giro realizza una pellicola molto intima e personale, dove non è tanto interessato a superare i propri limiti ma a concentrarsi su cose che sa già, a ribattere un suo personalissimo concetto di cinema e cercando di raccontare non tanto il processo di crescita che fa diventare adulti, quanto il fermarsi dietro la sottile linea rossa che separa dall'infanzia all'ingresso della maturità. Diventa questa la cosa più curiosa, perché a conti fatti nei film di Gondry sembrano tutti dei bambini troppo cresciuti e, in questo caso più che mai, la maturità non arriva mai del tutto. I genitori di Microbo sono del tutto incapaci di gestirsi la propria vita e non sanno rapportarsi con sufficiente spirito critico con i figli, sui quali hanno un controllo semi-inesistente, mentre su quelli di Gasolina è meglio stendere un velo pietoso, dato che cercano di castrare le volontà creative ed espressive del figlio con una rassegnazione a tratti quasi raggelante - me sempre pregna di quella sottile ironia gondryana. Quindi ecco che la casa mobile diventa una metafora del viaggio e dell'esplorazione (molto banalmente) ma gran parte del lavoro lo fanno gli incontri che effettueranno durante quella odissea mignon, fatta di umani che non si rassegnano a far andare i propri figli ad esplorare il mondo e persone che crescendo hanno finito col perdersi. Il cinema di Gondry, uno che sembra aver abbandonato la capacità di raziocinio dopo la seconda media (o forse ha solo saputo conservare quell'essenza in maniera miracolosa), continua quindi a proporre i suoi giochi visivi, quell'aura di fai-da-te ripresa anche nel video Go, che rinuncia quasi totalmente alla computer grafica a favore di un artigianato che, anziché inficiarlo, diventa un vero e proprio valore aggiunto. Io non ho nulla contro gli effetti speciali digitali e anzi, non disdegno manco i blockbusteroni pieni di CG, però pur senza appartenere a quei puristi esaltati che vogliono un cinema che rinunci a quel tipo di tecnica, ammetto che per il genere di pellicole e per quelli che sono gli intenti del francesino smilzo sono una scelta più che azzeccata. Meno azzeccate sono certe scelte registiche sul finale che tolgono omogeneità al film, creando dei momenti davvero stranianti e dei momenti anche abbastanza 'peso' piazzati in maniera quasi casuale. Non raggiunge l'esagerazione stilistica de L'ècume des jours, quello sì che metteva davvero a dura prova in più di un punto e che ne voler essere visivamente originale ad ogni punto finiva anche per ripetere delle gag visive fino allo sfinimento, ma per me è stato inevitabile giungere ai minuti finali senza chiedermi il perché di certe scelte. Molto poetica la scena finale, con quel ribaltamento della situazione che pone quell'amarezza tipica dell'età adulta e la disillusione alla quale il film sembrava voler prendere un così forte distacco.

Gondry le cose la sa fare e dire, questo è indubbio, e lo fa alla sua maniera. Solo che ogni tanto ha bisogno di qualcuno che gli molli uno scappellotto.


Voto: 

6 commenti:

  1. Mi manca questo titolo ma lo devo recuperar, Gondry mi piace molto, devo fare la pace dopo quella marchetta di "Green Hornet". Cheers!

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    1. A me "The Green Hornet" aveva divertito un botto, invece XD anche se il suo stile cozzava pesantemente in alcuni punti e rimaneva la medesima perplessità datami dai personaggi.

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  2. Piaciuto molto, finale a parte.
    Però Gondry lo trovo tanto discontinuo e di suo, qui, non ci ho visto granché.

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    1. Che sia discontinuo è innegabile.
      Di suo ci ho visto l'aspetto artigianale e il carattere assurdo dei protagonisti. Più che altro il finale mi ha fatto chiedere il perché di un paio di scelte di regia, davvero nonsense - e la scena del treno...

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  3. A me Gondry fa sempre storcere il naso. Da Eternal Sunshine a Mood Indigo non sono mai riuscita del tutto ad apprezzarlo. Forse è proprio questo suo occhio un po' stravagante, forse troppo per i miei gusti, che mi inquieta e mi rende la visione dei suoi film vagamente ansiogena.
    Non credo di essere adatta ad essere il suo pubblico, quindi mi sa che sta volta passo.

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    1. Per quanto mi sia piaciuto, a questo giro ti perdi davvero poca roba. Se poi il suo stile non ti piace a prescindere allora dubito che questo possa anche solo minimamente intrattenerti.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U