mercoledì 31 agosto 2016

Possession [1981]


Non ho mai nascosto che ci sono titoli e autori coi quali ho paura ad approcciarmi. Coi libri ad esempio ho superato tempo fa il mio timore verso i romanzi di Jonathan Franzen, trovandolo più accessibile di quanto mi aspettassi, ma devo ancora superare il mio sacro terrore verso mostri del calibro di David Foster Wallace o Proust. Incredibilmente questo senso di inadeguatezza per partito preso lo nutro anche verso il cinema, ma sto cercando di superarlo mano a mano. Questo perché tengo un blog e mi sento quasi in dovere di parlare delle cose che vedo, solo che sono ben conscio che per trattare certi titoli bisogna aver fatto dei determinati studi - eh sì, si studia pure il cinema, guarda un po' - e se me ne intendessi veramente di film scriverei su una rivista e non su un democratico (da intendersi con l'accezione di web data da Umberto Eco) blog su internet. Siccome una persona a cui tengo molto mi ha parlato spesso di questo film e di questo autore, ho deciso di colmare la mia lacuna, spinto pure dal fatto che di horror, sempre che si possa parlare di genere specifico con una pellicola come questa, ultimamente non trovo praticamente nulla in grado di ispirarmi.

Mark scopre che la bellissima moglie Anna lo tradisce, cosa che fa naufragare la loro relazione e la sua vita. Ingaggia persino due investigatori per scoprire la vera identità dell'uomo, ma questi scompaiono uno dopo l'altro. La verità sarà decisamente più agghiacciante di quanto poteva aspettarsi...

La prima cosa agghiacciante di questo film però è il trattamento che ha avuto. Pare infatti che tranne per la Francia (e anche se è una co-produzione tedesca, in Germania non è mai stato distribuito) in ogni paese in cui è stato proiettato abbia subito dei pesanti tagli dalla censura, tanto che qui in Italia la durata è stata ridotta di ottanta minuti e molti dialoghi stravolti per dare una coerenza alla trama, in quella versione più improntata sulla possessione demoniaca che sull'excursus extra-diegetico che è il risultato finale. Si è dovuto aspettare il 2013 per una versione che mettesse d'accordo un po' tutti, approvata dallo stesso regista e che è circolata in bluray, ma solo per il mercato inglese, quindi non so se il cut di 118 minuti che ho visto io può essere ritenuto affidabile, ma è l'unico che ho trovato disponibile. Detto ciò va sottolineato che, nonostante tutto, si tratta di un film estremamente particolare e forse bisognerebbe parlarne solo dopo avere una visione più approfondita della cinematografia di Andrzej Zulawski (morto il 17 febbraio di questo mortifero 2016), ma nel bene e nel male è l'unico titolo che porta la sua firma che ho visto. Sapevo che era una pellicola cult, una di quelle che è entrata nel vademecum di ogni cinefilo, ma quando vedo questo tipo di film cerco sempre di capire 'perché' ha avuto così tanto risalto, al di là di quello che può essere il mio gusto o il mio parere (ma anche conoscenza, per stare al primo paragrafo) personale. Perché forse Possession non è un film che si può valutare come una pellicola qualsiasi, tenendo conto della linearità della trama o di eventuali errori di sceneggiatura. Lo script è volutamente criptico e ambiguo, mentre molte scene sono realizzate con un'enfasi innaturale che finisce per sfociare nel ridicolo volontario, come l'incontro col primo presunto amante bohemienne di Anna (lo ammetto, il primo pensiero è stato che a quel punto tutti sul set si fossero fumati una canna). Possession è un film che cerca di riflettere sul male ma che lo fa attraverso le atmosfere che riescono a suggerire le immagini e la sequenzialità, forse la cosa più cinematografica che si può fare con una storia. E la trama sì, è abbozzata, sopra le righe e con un finale che sembra giustificare alcune inesattezze per scadere nell'apocalittico, ma credo che questo sia uno di quei titoli dove conta più il percorso che l'arrivo. Lo ammetto, molto probabilmente non ho i mezzi, le conoscenze e le competenze per poter parlare di film di levatura così alta, però posso dire che tutto quello che mi è passato davanti agli occhi, pur non comprendendolo o approvandolo (narrativamente parlando) del tutto, mi ha creato delle sensazione contrastanti. Un po' come un senso di fastidio e disagio che però non mi ha spinto a staccare gli occhi dallo schermo. Forse continuavo a guardare per via di Isabelle Adjani, una che manco la sequenza in metropolitana ha saputo rendere abbastanza brutta (e premiata un po' in ogni dove per questa sua interpretazione), o forse perché in ogni singola scena c'è un fascino morboso, per quanto ripugnante, che è da imputare solo alle abilità di narratore di Zulawski. O forse proprio perché è un film che riesce a dare delle sensazioni, anche se sgradevoli, e non per merito dei classici jumpscare o dei 'momenti bubusettete' che vanno molto di moda adesso. E neppure perché è horror. E' un film che regala sensazioni, che non sempre devono essere belle, perché l'arte deve darti cose che vanno al di là del semplice piacere e in questo tale pellicola vince su tutto. Ma siete avvisati, se volete un horror tradizionale o una visione prima di andare a dormire, non dovete manco iniziarlo.

Viene però da chiedersi come mai un attore come Sam Neill sia ultimamente finito nel dimenticatoio, sorte che non si merita di certo.


Voto: ★ ½

11 commenti:

  1. La vergogna ricada su di me che ancora non ho visto questo film. CamPierò! CamPierò! No dai, basta, lo devo guardare, non ho più scuse! Cheers

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    1. Oh beh, mancava pure a me. Poi con tutte le versioni esistenti uno non sa neppure cosa ha guardato...

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  2. Ma sai che manca anche a me!?
    Prima o poi, comunque, recupererò.

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    1. Wow, mi aspetto un fioccare di recensioni a tema XD

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  3. è li pronto, lo vedrà a breve anche io...

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    1. Oh, ma c'è qualcuno che lo ha visto? XD

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  4. Ciao, sono Maddalena, l'ho visto oggi. Sono d'accordo con te, l'ho trovato straordinariamente affascinante nonostante gli scivoloni nel comico (e non sono nemmeno troppo sicura che sia del tutto involontario, vedi la scena treno/barbone/banana :). Ogni scena contiene elementi sorprendenti e non ti tiene incollato tanto perchè vuoi sapere "come andrà a finire" quanto per la continua tensione che pare sgorgare da sè medesima. Non si può parlare di trama no, ovviamente, ma si può parlare di temi, anzi di uno, declinato in ogni modo possibile, l'amore ossessivo la cui ferocia confina con l'odio, con il dolore che comporta, con la violenza che comporta, con l'egoismo che comporta e le "mostruosità" che comporta. A parte il fatto che il film ha una bellezza impattante dovuta a un'estetica ben precisa, pulitissima, e le performace sono si sopra le righe ma in maniera credibile perchè si parla di uno stato (la possessione da parte di una passione amore odio totalizzante) che non può certo manifestarsi nelle righe. Mi piacerebbe dettagliare di più ma ho paura di fare degli spoiler. Comunque grazie ho scoperto questo film grazie al tuo blog! :)

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  5. Ps: siccome essendo onirico la tentazione di interpretare tutto in chiave simbokica è fortissima, ma anche l'unica strada percorribile per approdare al significato, ma secondo te quel calamaro gigante opera di Rambaldi cosa mi vuol rappresentare? La concrezione della mostruosità stessa? Sono serissima. :)

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  6. La tua è una bellissima analisi, complimenti Maddalena :) ma a me ha colpito anche il continuo riferirsi al muro di Berlino in più punti e, ironicamente, il finale è la cosa che mi ha colpito meno. Più che una bella storia, è un film visivamente e atmosfericamente molto affascinante.
    Il calamaro è il mostro che ha posseduto la Adjani in forma fisica. Io lo interpreto così :/

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  7. Io sento il bisogno di rivederlo. A me ha colpito tantissimo la parte in cui lei fa la lezione di danza e poi fa quel monologo in cui dice "You say i for me". Forse perché l'io e il tu si fondono, che per me è sempre uno dei temi del film. Come del resto penso che ci sia quasi una somiglianza fisica tra Isabelle Adjani e Sam Neill. Si il muro di Berlino si vede continuamente, credo che lo abbiano ambientato a Berlino proprio perché ai tempi era divisa da un muro e quindi rafforza il tema della spaccatura in due di qualcosa che è uno, sto rapporto ossessivo. Grazie dei complimenti, ma Mulholland Drive non lo hai messo da nessuna parte?:)

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  8. Cmq tendo a fare questo tipo di analisi perché secondo me è uno di quei film che ti va nell'inconscio.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U