venerdì 19 agosto 2016

The wailing


Ok, il periodo è un pochetto stressante, tanto da avermi spinto a una vaga nullafacenza e a farmi concedere solo alle visioni più tamarre perché ho bisogno di rilassarmi, ma sto notando che il blog sta venendo colpevolmente messo da parte - e chi di cinema ne capisce davvero qualcosa magari sta tirando un sospiro di sollievo. Il fatto è che, detto senza mezzi termini, sto vedendo cose molto sceme e di recensirle dicendo sempre le solite cose (bella regia, fotografia così-così, attori nella media) è una cosa che comincia a starmi stretta. Fisiologico penso, alla fine con queste Recensioni ribelli sto andando avanti da anni ininterrottamente e prima o poi un periodo così doveva accadere, così come doveva accadere che finalmente riuscissi a vedere un film sul quale valesse bene spendere un paio di parole perché effettivamente c'era qualcosa da dire in merito. E mi fa piacere che il tutto avvenga con un film coreano, perché sulla cinematografia della Corea del Sud non ci sono mai abbastanza cose da dire, anche nei casi peggiori. Solo loro sanno fare certe cose, solo loro curano l'immagine in una maniera così certosina (se Stoker, al di là di tutto, fosse stato curato da un americano non sarebbe stato quella gioia per gli occhi che è), anche nei risultati più scandenti. Sarà che comunque da noi, al netto della produzione totale, arrivano forse solo i titoli che hanno fatto più discutere, però finora quello coreano, anche se non posso definirmi un esperto del settore, è forse uno dei panorami che più mi affascina in assoluto. In questo caso non si è assolutamente smentito.

Una misteriosa febbre comincia a rendere pazzi gli abitanti di un villaggio coreano e si pensa che la colpa sia di un vecchio giapponese che abita in eremitaggio sulle montagne. Un goffo poliziotto inizia a indagare insieme a uno sciamano e...

La prima scoperta è stato il sapere che il Na Hong-jin, l'occhio dietro la macchina da presa di questo assurdo film, è lo stesso regista che ha firmato The chaser, altra pellicola che mi era piaciuta molto e che, nonostante il rischio fosse proprio dietro l'angolo, non faceva finire il tutto con una sviolinata di melassa che poteva diventare fatale. La seconda invece è che il film dura due ore e mezza, durata decisamente rischiosa per una pellicola che non è proprio pregna di azione e situazioni adrenaliniche. Ma la sapere la cosa migliore di tutte? Alle fine i centocinquanta minuti di lunghezza non pesano affatto, si inizia la visione con un minimo di dubbio (e di hype, una volta che sai di chi è la firma) e si assiste allo svolgersi degli eventi con la gola asciutta fino a che i titoli di coda non iniziano a scorrere. Anche se non tutto appare chiaro in maniera subitanea, anche se apparentemente certe domande sembrano non avere risposta e certi passaggi di trama sembrano messi a casaccio - per dire, a una certa compare uno zombi. Non è un film unidirezionale e questo lo rende ancora più curioso, data la moltitudine di registri che conserva al proprio interno. Mantiene innegabilmente la struttura di un thriller classico, con una spruzzata di momenti comici (volontari) fino alla deriva horror/metafisica, che finisce col dominare tutta la seconda parte. E lo fa nella maniera più cinematografica possibile, giocando con il montaggio, i colori, le luci e, soprattutto, gli interpreti. Certo, vista la durata ci sono un paio di momenti più lenti degli altri e la trama, con tutto questo continuo giocare di generi, sembra ruotare su se stessa in più punti e il finale si carica così tanto, sia a livello contenutistico che emozionale, da fornire allo spettatore fin troppe cose da tenere a bada, tanto da rendere necessaria per i più una seconda visione per raggruppare le idee. Ma rimane innegabile il suo fascino sinistro, la sua capacità di trasportare lo spettatore in un mondo simile al nostro ma che differisce in toto, pur restandovi apparentemente uguale negli intenti. E' un film che dietro la sua natura horror strabordante nasconde degli intenti totalmente politici che finiscono per racchiudere l'umanità tutta. Non è un caso che la natura dello straniero al quale si imputano le colpe sia giapponese, perché proprio nel 1910 la Corea venne annessa all'impero giapponese col nome di Chosen e il dominio finì ufficialmente col trattato di San Francisco nel 1952, facendo così finire il paese al centro della guerra fredda fra Stai Uniti e Russia; si tratta quindi di un odio radicato che coinvolge tutti (non per nulla il titolo originale 곡성, Goksung, che può essere tradotto come Stranieri) e che fa perno su quelle che sono le pulsioni naturali. Viene così naturale prendere di mezzo la religione e le due figure comandanti della stessa che, con una certa arroganza, provano a dare delle risposte razionali laddove solo l'irrazionalità ha potere. E' per questo che il film si gioca tutto sull'ambiguità, su questo cambio di ruolo che, se prima passa per la paura per lo straniero fino a sconfinare nella caccia alla sua persona, più si va avanti e maggiormente sconfina nel dubbio totale circa quello che sta succedendo. E sta proprio lì la potenza di The wailing, nel suo non dare risposte, mentre cerca - e riesce - in tutti i modi a trasmettere una forte e crescente incertezza nello spettatore. Alla fine il poliziotto Jong-goo (ma com'è che in quasi tutti i loro film i coreani vogliono dare questo ritratto della polizia?) siamo noi spettatori, che cerchiamo di vederci chiaro in un mondo dove di chiaro non c'è nulla, fra morti che ritornano in vita, spiriti dubbiosi, umani che mangiano carogne nei boschi e spiriti che si fanno trappole a vicenda. Resta solo l'annientamento finale, il crogiolarsi in questo dubbio mentre il fallimento si protrae indisturbato davanti ai nostri occhi, colpendoci proprio dove fa più male. E' inutile che cerchiamo di dare delle risposte, sia che siamo poliziotti, comuni cittadini, sacerdoti o preti. Il male esiste, ce lo portiamo dietro nelle azioni di ogni giorno perché fa parte della nostra natura e della nostra storia. E prima o poi ci esploderà davanti agli occhi.

Il film che mi serviva per scuotermi a dovere e farmi venire voglia di dire qualcosa. Una visione spiazzante come non mi capitava da tempo.


Voto: 

6 commenti:

  1. Una delle visioni più incredibili dell'anno. Se lo consigli a qualcuno e questo te fa la domanda "ma tipo che è? a chi assomiglia?" è impossibile rispondere, questo è un film unico sia per trama che per gioco coi registri (come dici). Hai fatto benissimo a porre l'attenzione sull'aspetto politico, anzi, ti ringrazio di avermi fatto conoscere quelle cose.
    Filmone!

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    1. L'aspetto politico gli dà una luce totalmente diversa, che completa quello che il miscuglio di registri da solo non raggiunge. Purtroppo è una parte della storia non conosciutissima, io mi ci ero avvicinato nel seguire delle interviste di approfondimento per "Mr Vendetta" di Park Chan-wook.
      E sì, un filmone. E felice di aver reso noti anche quegli aspetti ;)

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  2. Non sapevo che fosse il regista di Chaser.
    A questo punto me lo segno e lo recupero al volo!

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    1. Recupera in tutta sicurezza, qui si vola alti!

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  3. lo tengo li da un po' mi spaventava la durata, ora non ho più dubbi...

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    1. Fidati, ne vale assolutamente la pena ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U