martedì 27 settembre 2016

Goodnight mommy - Ich seh, ich seh


Io odio i bambini. Credo che l'unico lavoro che ho mai patito veramente (e non perché sul posto c'erano dei colleghi o dei capi antipatici, disorganizzazione o altro, ma proprio il lavoro stesso in ogni sua forma) sia stato quando, a diciotto anni, ho dovuto fare l'animatore per una colonia estiva. Due mesi che da soli sono bastati a farmi rivalutare la politica delle nascite cinese e a farmi desiderare che re David avesse proseguito dritto nel tranciare a metà l'infante per dare poi la colpa a entrambe le donne - a quello aggiungete poi che il caldo tira fuori tutta la cattiveria che normalmente tengo sopita. Ecco perché quando sento la parola horror e la si affianca a bambino, allora mi sale di scatto l'automatismo, perché credo che a farmi davvero paura sia proprio l'idea di avere a che fare quotidianamente con dei bambini indiavolati, da qui il mio desiderio di non diventare padre. Ovvio quindi che gli horror a tema infantile finiscono sempre con l'incuriosirmi, certo che solo il collegamento a quel lavoro asfissiante - sia per il carico psicologico che per il caldo del periodo - sia in grado di mettermi una terribile strizza.

Lukas e Elias sono due gemelli. Quando loro madre, che è dovuta stare in ospedale per effettuare una plastica facciale a seguito di un incidente, ritorna a casa col volto bendato, iniziano a pensare che sotto le garze ci sia in realtà un'altra donna...

Uno degli horror visti negli ultimi tempi che ricordo con maggior piacere, forse anche al di là di quelli che sono i suoi effettivi meriti, è il belga Cub - piccole prede, quello che nella mia testa ho ribattezzato come "il film di quando Jason Voorhees andava all'asilo". Ed è anche il film a cui ho ripensato più di una volta mentre vedevo questo austriaco Ich seh, ich seh, prodotto da quel simpaticone di Ulrich Seidl (regista della Trilogia del Paradiso), dato che sempre di bambini si parla, ma in maniera totalmente opposta. Se nel primo c'era questo stile ricercato, quasi fiabesco in alcuni tratti e dai chiari intenti di denuncia semi-sociale, qui invece abbiamo una messa in scena asettica, che per certi versi mi ha ricordato Luton, e uno sviluppo decisamente meno ritmato ma comunque molto più carico di ansia e disturbante. Perché sì, verso la fine questo film diventa davvero qualcosa di disturbante e di difficile sopportazione, contrapponendosi al gusto estetico molto ricercato del quale si riveste. Ma è proprio l'angoscia quella che pervade questa pellicola, a cominciare da quell'inizio nel campo di pannocchie, dove i registi Veronika Franz e Severin Fiala (lei di vent'anni più vecchia, ed entrambi al proprio esordio cinematografico dopo essersi fatti conoscere come realizzatori di documentari) sembrano volerci suggerire che per quanto cerchiamo di scappare, alla fine loro ci raggiungeranno comunque e faranno i loro porci comodi. Tutto questo intendono farlo con un film decisamente non rivoluzionario, con una storia molto basic e un colpo di scena finale telefonatissimo (e dopo un certo film, che non linko nemmeno per evitare spoiler, telefonato più che mai) che però non inficia minimamente sul risultato finale. Che si presente per quello che è, senza voglia di strafare o di dare grandi lezioni di vita o una qualche analisi sociale, facendosi apprezzare ancora di più per la coerenza. La premiata ditta Fiala/Franz capisce che se vuole rendere in qualche modo interessante la vicenda del diabolico duo gemellare deve puntare non tanto sul cosa racconta ma, lezioncina che non mi stancherò mai di ripetere, su come vogliono raccontare il tutto, dimostrando una padronanza tale che non fa sembrare i due come dei novellini nella direzione di un lungometraggio vero e proprio tanta è la raffinatezza che propongono ad ogni scena. Forse si concedono a troppe lungaggini nella parte centrale (e il film dura novanta minuti giusti) ma è tutto un costruire e disseminare indizi per far arrivare a quel finale, a quella lunga tortura che precede la follia e che mi ha davvero messo alla prova. Non ci sono scene splatter, non vedremo mai persone che vengono sgozzate e fiotti di sangue che inondano le stanze, è tutto costruito sul filo dell'ambiguità e della morbosità, cose che unite all'assurdità della situazione riescono davvero a stringere lo stomaco anche ai più allenati, specie perché sono proprio le scene dove la telecamera decide di non mostrare nulla a shockare maggiormente. Soprattutto Ich seh, ich seh è un film rispettoso della propria natura cinematografica, che mostra (e non mostra) tutto tramite le immagini, senza irritanti voice-over e altri trucchetti da horror estivi, ma affidandosi unicamente alla suggestione delle immagini. Ed è così che un finale telefonato, prevedibile e del tutto scontato finisce per acquisire una potenza personale e non indifferente. Magari è solo un esercizio di stile, magari come al solito mi sono fatto conquistare dalla forma a discapito del resto, ma penso che quando qualcosa che dovrebbe passare inosservato riesce a ritagliarsi il proprio spazio con tanto gusto e competenza, allora il gioco vale la candela.

E comunque quei due gemellini, che si chiamano Lukas ed Elias anche nella vita reale, sono davvero inquietanti. Fortuna che in colonia non ho mai avuto nessuno come loro.


Voto: 

11 commenti:

  1. L'ho trovato affascinante e molto riuscito, peccato per quell'intuibilissimo colpo di scena visto già mille volte. Il film vorrebbe puntarci tanto, ma l'effetto sorpresa manca - e, insieme a quello, anche qualcos'altro. :/

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    1. Purtroppo è vero, ci punta troppo. Però tra pregi e difetti vari trova il giusto equilibrio.

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  2. Affascinante ed angoscioso, ce ne vorrebbero di più di film così! Contentissima che ti sia piaciuto :)

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    1. Questi due, quando capiterà loro la sceneggiatura perfetta, faranno il colpaccio!

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  3. Sono sempre più incuriosito.
    Ce l'ho nell'hard disk da un pò, vedrò di fargli scalare qualche posizione per il recupero. :)

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    1. Per me può piacerti, anche se è molto patinato. Di certo non può deluderti più di "It follows" XD

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  4. «Io odio i bambini» Chiudete Internet, abbiamo un vincitore! ;-) Il film è ben fatto e angosciante, ci ha messo una vita ad uscire da noi, ma mi è piaciuto. Cheers

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    1. ahahah! Non me ne voglia la moglie del reverendo dei Simpson...

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  5. Troppa forma e poca sostanza,al Khalasar più che i piattini da nouvelle cuisine piacciono le amatriciane in porzione abbondante,e qua di sugo ce n'è poco.
    Il colpo di scena principale non esiste,si capisce tutto in 5 minuti,e da lì diventa una mezza palla fino all'ultima mezz'ora,dove finalmente succede qualcosa.
    A noi ha deluso parecchio,ma non siamo di certo nè fini cinefili nè amanti della forma sopra la sostanza ;)

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    1. Fine cinefilo manco io, tranquilla ;) a me però la mezz'ora finale ha messo una discreta angoscia con quella scena di tortura...

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    2. La mezz'ora finale sì,il resto,come diceva il califfo,è noia ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U