mercoledì 14 settembre 2016

Knight of cups


Mi dicevano che dopo i venticinque anni arrivi a vedere la vita in maniera molto diversa. E in effetti certi cambiamenti li ho cominciati a scorgere già dopo i venti, tipo il tempo che sembra trascorrere incredibilmente in fretta, ma ora che ne ho ventisei molte cose, effettivamente, mi sembrano stravolte per davvero. Perché effettivamente sono cambiate. Di sicuro c'è il processo tecnologico, costumi (no, non quelli di carnevale) che mutano ed altro che, senza tanti giri di parole, cambia radicalmente. Tra tutto questo c'è anche la presenza di Terrence Malick, il texano dagli occhi pallati, quello famoso per fare film che piacevano solo a lui e a sua mamma e che i suddetti li faceva ogni dieci anni. Ora che ha superato la settantina sembra aver trovato una certa prolificità, tanto che la distanza tra un film e l'altro (in precedenza c'era stato uno stacco di vent'anni, arrivando poi a farne uno ogni sei o sette) si limita a tre, tanto che dopo quest'ultima fatica, da noi ancora inedita, ne ha girati altre due che verranno distribuite negli anni a venire. Detto fra noi non so se sono pronto a una scorpacciata malickiana, se questa dovrà mai avvenire, e infatti per riuscire a vedermi questo film ho dovuto scegliere una 'serata propizia', perché i film del buon Terenzio vanno visti solo quando si è mentalmente predisposti. E' anche questo a renderli speciali, per certi versi.

Rick è uno sceneggiatore in crisi alla ricerca del proprio io, in questo viaggio interiore fra passato, presente e domande esistenziali.

Malick è un regista che lo ami o lo odi. Nel migliore dei casi o lo consideri il solito pippaiolo autoriale oppure, come faccio io, uno che ha il suo stile e che più che i suoi film ti piacciono le riflessioni che ti porta a fare. Perché lui non è mai stato uno dei miei idoli cinefili, però sarei un ipocrita se non ammettessi che a me The tree of life ha commosso ed emozionato, però devo anche dire che dopo quello il suo sia diventato uno stile autoreferenziale e 'canonizzato' nel suo essere anti-canonico, un po' come se volesse creare a tutti i costi la formula-Malick, che nel suo essere così discostante dal cinema di largo consumo diventi comunque un richiamo rassicurante per la nicchia di pubblico che si è creato. Me lo aveva fatto pensare To the wonder perché, al di là dello stile personale e ricercato che ogni autore può avere, mi sembrava voler emulare le formule narrative del precedente lavoro con Brad Pitt e tale pensiero si consolida anche dopo la visione di questo fante di coppe. Certo, Malick si è sempre fatto conoscere per le sue telecamere svolazzanti e i pensieri sparsi, prima c'era stato The new world che poteva ricordare questa sua gestazione poetica, ma quello che mi ha sempre affascinato dei suoi film è il continuo rinnovarsi dei temi, tanto da far apparire diverse le formule già utilizzate. Il film con Ben Affleck che sembra saper recitare infatti, pur perdendosi, si discostava dalla precedente fatica per come si concentrava su un amore umano e non più assoluto. Qui invece Malick mi è sembrato sprofondare nel suo stesso ego, che doveva essere già grandino, creando forse il suo film più anarchico ma nel quale, pur essendomi immerso con tutto me stesso, ho patito la noia e diverse cose che la mia natura più 'terrena' ha trovato in forte contrasto. Detto senza finti intellettualismi, infatti, il film a una certa ti fa proprio esclamare "Che due palle!", perché per quanto visivamente sia sempre su ottimi livelli (ma ho preferito di gran lunga i precedenti due film, da quel punto di vista) alla lunga di seguire di spalle Christian Bale nelle sue riflessioni sull'esistenza, il passato, le donne e gli affetti, ero un po' stufo. Tutto mi sembrava avvenire secondo una formula collaudata, come se avessi avuto la copia dei film visti prima e delle loro formule. Malick nella sua carriera ha osato l'inosabile e, per quanto la cosa gli abbia portato prestigio e gloria, gli ha anche tagliato le gambe perché ogni argomento trattato ormai sembra essere ripreso da quanto già fatto. Non sto quindi a lamentarmi della storia quasi assente, per non dire del tutto inesistente se non per una caratterizzazione di base del protagonista e del suo passato, ma proprio per come Malick ha deciso di mettere tutto in scena. Anche l'escamotage dei tarocchi che suddividono il film in ideali capitoli, mi è sembrato un'idea che ha lasciato il tempo che trova, ma soprattutto mi chiedo come mai per trattare la vita di un uomo che mette in discussione l'amore estremo si è dovuto scegliere proprio uno sceneggiatore. Perché è vero che tutti soffrono e tutti passano una vita travagliati dai dubbi, ma non tutti si possono concedere il 'lusso' di passarla col fisico di Christian Bale, i suoi soldi, Cate Blachette e Natalie Portman come ex fidanzate, i festini con Banderas che ci dice il senso dell'amore in mezzo alle celebrities e le spogliarelliste che ci girano per casa. Quello che mi era piaciuto dei suoi film, per quanto estremi e non adatti a ogni visione, era proprio quello di usare quella narrazione per parlare di cose che alla fine ci riguardano tutti. Qui mi è sembrato tutto un esercizio di stile abbastanza fighetto, per quanto stiloso e interessante, e quell'ambiente hollywoodiano avrei preferito vederlo decostruito piuttosto che fotografato in questa maniera. Un po' perché parlare di quell'amore spiritista e che trascende lo spirito, in certi contesti appare fin troppo semplice. Come far tremare una casa durante un terremoto e spaventarsi per gli scossoni...

Come sempre rimane il dubbio del fatto che possono esserci delle falle nella narrazione così come nel mio comprendonio. Ma a ognuno la sensibilità che merita.


Voto: ★ ½

10 commenti:

  1. ce l'ho lì da vedere da almeno quattro mesi. credo ne passeranno altri quattro...

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  2. Visivamente mi sembrava splendido, ma qualche recensione freddina me l'ha smontato, e anche io ce l'ho lì in attesa da tempo. Prima o poi troverò il tempo di recuperarlo, perché Malick è da sempre uno dei miei preferiti, da quando quindicenne o giù di lì guardai al cinema La Sottile Linea Rossa

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    1. Io lo scoprii a vent'anni, durante il mio soggiorno torinese, quando vidi al cinema "The tree of life". Se colpisce sa adolescente posso comprendere che diventi un autore seminale :)

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  3. Idem come poison, eppure Malick mi piace, ma devo vederlo nel momento in cui sono predisposto mentalmente, altrimenti è un casino ;-) Cheers

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    1. Idem. Pure io ho dovuto aspettare un po' prima di vederlo.

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  4. Ce l'ho anch'io da tempo immemore, ma considerato che Malick è passato dall'essere un genio schivo da un Capolavoro ogni dieci - e più - anni ad un pazzo esaltato innamorato della propria abilità da un filmaccio radical ogni due, penso attenderò ancora. :)

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    1. C'è un certo filmaccio radical sul quale non concordo :-P

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  5. la scorpacciata malickiana falla, anche perchè i primi sono diversi da questo...

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    1. Sì lo so, ma sono quelli a venire che mi preoccupano ^^'

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