lunedì 26 settembre 2016

La pazza gioia


Un giorno qualcuno dovrà spiegarmi cosa ha il mondo contro Paolo Virzì, perché sembra che in alcune cricche cinefile in cui mi è capitato di imbattermi viene trattato come l'anticristo nostrano. Non per dire che è il nuovo Kubrick - anche se vista l'appartenenza territoriale sarebbe meglio citare Fellini - però, anche se un film come Tutti i santi giorni non mi ha detto assolutamente nulla, l'ho sempre trovato come quello che con semplicità e senza nessuna supponenza riesce a dirti le banali verità della vita, quando gli riesce anche col suo tocco. E Caterina va in città, nonostante lo scivolone finale del ragazzo americano, mi è sempre sembrato una piccola perla. Questo lo attendevo per una serie di motivi ma, complice anche il fatto che questa estate ho lavorato come portinaio notturno, me lo sono perso, dato che i pochi momenti liberi che quel lavoro maledetto mi lasciava li passavo dormendo. Ho dovuto attendere un poco per vederlo e alla fine arrivo col mio solito ritardo, per una volta che non posso incolpare la distribuzione giacché questo è stato nei cinema della mia zona per un bel periodo e persino durante una strana iniziativa della mia città che ha messo a disposizione degli sconti speciali per l'inizio dell'estate. La pazza sfiga, insomma.

Beatrice Morandini Valdirana è una sedicente contessa che vive e Villa Biondi, una comunità per donne affette da disturbi mentali. L'arrivo di Donatella Morelli è la miccia che fa accendere una strana amicizia fra le due, tanto da essere inserite insieme in un programma lavorativo, durante il quale però riescono a scappare per darsi alla pazza gioia...

L'esperienza che più mi ha segnato negli ultimi tempi è stato il lavorare come animatore per disabili, attività che mi ha aiutato a mantenere una parvenza di sanità mentale durante quello che è stato uno degli anni più terribili della mia esistenza e che, detto senza tanta retorica, mi ha aperto gli occhi su diverse cose. Vedere un film simile mi ha riportato alla mente quel mestiere, insieme a una serie di ricordi quotidiani, quindi c'è stato un certo trasporto durante il proseguire dei minuti proprio per questo motivo. E mi ha fatto stimare maggiormente il lavoro di Virzì perché, davvero, ha saputo ritrarre una realtà difficile come quella delle comunità senza sfociare nella facile spettacolarizzazione della miseria, ma dandogli credibilità e realismo - parola di addetto ai lavori - cosa che penso possa essere possibile solo a chi ha una certa sensibilità, perché solo quella riesce a farci evitare i facili sensazionalismi che possono portare al cattivo gusto. Per quanto riguarda il nostro sensibilissimo Paolone quindi, dopo questa parentesi più che positiva, possiamo dire che è rimasto fedele alla sua cifra stilistica: dimostra di amare sua moglie (sì, Micaela Ramazzotti è sua moglie, e a dimostrazione che il mondo è ingiusto Zoe Kazan è fidanzata con Paul Dano e non con me) peggio di Rob Zombie o Benigni messi insieme, usa una messa in scena quasi favolistica e priva di orpelli registici, mentre la storia si barcamena fra i toni più leggeri della commedia per scavare poi negli aspetti più drammatici della vicenda. Tutte queste cose non portano a nulla, è solo per dire che se lo stile di Virzì non vi piace a prescindere e non vi è mai piaciuto, non sarà questo film a farvi cambiare idea, ma forse potrà farvi pensare che qualcosa da dire il nostro ce l'ha. Perché credo che siano tutti bravi a fare i fighetti parlando di disagio, ma pochi riescono davvero a farti sentire il dolore dei personaggi che vogliono raccontare con la delicatezza usata dal regista nostrano in questa pellicola, che in un punto è riuscito quasi a commuovermi con una scena davvero molto bella, di rara potenza drammatica ma al contempo estremamente delicata. Mi ha fatto provare una strana empatia con le avventure per nulla straordinarie delle due protagoniste, dimostrando come due "pazze" (notare le virgolette) alla fine possano essere molto più umane del mondo esterno, quello sì abitato da veri pazzi, con le loro contraddizioni e ipocrisie sociali che contribuiscono a creare lo schifo che ci circonda. Virzì si concentra sul quotidiano, non punta il dito contro nessuno ma fa vedere che i veri orrori nascono dalla vita di tutti i giorni e, nel fare questo, traccia la sua storia di amicizia. Un'amicizia particolare, perché si sa che le donne riescono a rendere particolare un po' tutto, e delle donne così ci riescono il doppio. Ma è proprio questo suo non essere convenzionale, eppure così umana, a renderla tanto appassionante e vera. Ed è merito soprattutto dell'alchimia delle due attrici, entrambe bravissime, perché se Valeria Bruni Tedeschi ha fatto un lavoro assurdo per rendere al meglio la sua Beatrice, così logorroica e iperattiva, la Donatella della Ramazzotti (la moglie di Virzì, non la conduttrice di X-factor) è un perfetto lavoro di sottrazione e sofferenza che fa scendere la lacrimuccia. Forse non cambierà la vita a nessuno, e dopo che il nostro cinema ha saggiato pellicole come La grande bellezza o Lo chiamavano Jeeg Robot nessuno finirà per stupirsi, ma penso che l'umanità, pur nelle sue contraddizioni e brutture, vada sempre innalzata sopra ogni cosa. E questo è un film umanissimo nella sua modesta semplicità.

Bravo Virzì! Anche se continuo a non capire come mai vieni bistrattato così tanto in certi ambienti. O forse è come quando andavo a scuola: tutti sono invidiosi di quello che si fidanza con la bella...


Voto: ★ ½

12 commenti:

  1. Agli Oscar avrei presentato questo, non c'è dubbio.
    L'ho visto al cinema verso giugno e, se non ho pianto come un vitello in una certa scena, è perché in pubblico certi momenti non rendono.
    Il monologo della Ramazzotti, sul lungomare, è struggente. Poi c'è la Bruni Tedeschi che ho sempre trovato brutta e antipatica, e invece qui mi rimangio entrambe le cose. In queste sere, lo riguardo volentieri. Senza gente in giro. :)

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    1. La Tedeschi non ce l'ho molto presente - sugli attori ho un'ignoranza abissale, deformazione professionale - ma qui è stata davvero superba. Ma la Ramazzotti non è stata da meno, decisamente.
      Io ho avuto la fortuna di vederlo da solo, e anch'io in una scena ero lì lì per...

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    2. Io l'ho vista in qualche film francese, e la conosco più che altro come sorella di Carlà e moglie di Garrel. Di solito, nevrotica e fumatrice incallita - vedi Il condominio dei cuori infranti.
      Qui mi ha piacevvolmente sorpreso. La Ramazzotti sempre bravissima, vero, sarà che ha ruoli cuciti a puntino.

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    3. Scopro solo ora che è sorella della Bruni XD sì, ricordo che c'era anche in quel film. Magari è la volta che recupero un po' della sua filmografia.

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  2. Mi toccherà vedere pure questo, Micaela Ramazzotti tutto sommato recita, oppure è bravissima a trovarsi i ruoli giusti, non lo so, però funziona. Cheers!

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    1. Io in tutte le parti in cui l'ho vista mi è sembrata brava, quindi direi un po' di entrambe.

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  3. A me è piaciuto molto e mi piace Virzì. Ne ho giusto parlato un po' di tempo fa anch'io sul blog.
    Racconta in modo semplice e ti fa sentire forte e chiaro certe cose che non sono facili da mettere in una storia senza scadere nel cattivo gusto.

    CervelloBacato

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  4. io sono stata tra quantti hanno pianto (tant), per questo film.
    una perla rara e meravigliosa della cinematografia italiana del 2016... un anno a tratti eccelso davvero per il nostro cinema!

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    1. Infatti abbiamo avuto un sacco di titoli eccellenti, o se non altro in grado di incuriosire anche i più accaniti detrattori.

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  5. Condivido quello che dici riguardo la sottovalutazione di Virzì. Ma se consideri che a Cannes, per dire, nemmeno Larraìn è stato ritenuto "degno" del concorso principale... capisci bene che figli e figliastri in questo mondo ci saranno sempre. Stesso discorso riguardo la critica: in Italia c'è chi tratta con sufficienza Virzì e poi, magari, si entusiasma per "Questi Giorni". Che vuoi farci?

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    1. Che tra l'altro, nessuno ha mai argomentato questo odio verso Virzì. Nel mentre, io mi godo quello che offre, e se sono cose come questa ben vengano :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U