domenica 11 settembre 2016

Love


Ci sono opere che possiamo capire solo in determinati momenti della nostra vita. L'esempio che uso sempre è quello inerente a Io e Annie, film che vidi a quattordici anni e che bollai come robetta, mentre quando lo rividi una seconda volta a diciassette (ndr: dopo la prima grossa, enorme, strabiliante cantonata amorosa) ne compresi tutto il potenziale. Pure adesso dico che libri come Il giovane Holden o Fiesta ho fatto bene a leggerli dopo i vent'anni, perché prima altrimenti non mi avrebbero colpito in quella maniera. Coi film di Gaspar Noé, amichevolmente ribattezzato Mosè o Zio Sam, invece devo scegliere il giorno della settimana adatto, ovvero quello in cui ho casa libera, altrimenti i miei genitori possono farsi l'idea che sono così screanzato da guardarmi i pornazzi in loro presenza. D'altronde per questo film il nostro si è sbizzarrito, facendo una campagna mediatica che è iniziata con la diffusione dei poster 'alternativi' del film che, per prevenire il rischio di querela delle madri dei minorenni che potrebbero bazzicare su queste pagine, preferisco evitare di postare direttamente. Comunque sia questo è un film che parla d'amore, casomai non si fosse capito e vi foste fatti distrarre da tutti gli orpelli che Gasparre il dritto (nel senso di "astuto", non con quell'altra analogia che si potrebbe usare in questo caso) ha usato per infarcire il contorno.

Murphy un giorno riceve una telefonata da Nora, la madre della sua storica ex Electra, con la quale interruppe dopo averla tradita con la giovane Omi - che da quel tradimento è rimasta incinta. La donna gli chiede se sappia dove sia sua figlia, che parrebbe scomparsa. Murphy così inizia a ripercorrere i vari passi della sua turbolenta relazione con la ragazza...

Gaspar Noé è un regista che dalla propria ha due talenti fondamentali: quelli espositivi e quelli mediatici. E' innegabile infatti che sia un ottimo tecnico, un tizio che il cinema lo mastica e lo digerisce in maniera infallibile, riuscendo proprio in virtù di questo a regalare dei fotogrammi di rara bellezza che da soli valgono la visione di una qualsiasi sua opera; va anche detto però che è un gran furbo, uno che riesce a far parlare di sé in ogni maniera e che a ogni nuova uscita è in grado di creare uno scandalo. Basti pesare al macello che ancora molti ricordano per Irreversible o certi dibattiti che sono in grado di aprirsi ancora oggi per certe sequenze di Enter the void (qui forse c'è un vago rimando...), scene che rimangono bene impresse e che sono un marchio di fabbrica del suo cinema. Accompagnate però da un'innegabile perizia tecnica e da una bellezza visiva davvero sconvolgente. Non credo, per quel poco che ho visto, che bisogna guardare i suoi film con la volontà che ci venga raccontata una storia, perché la storia il più delle volte sembra essere molto fallace e volutamente lasciato sul vago, dato che Noé è desideroso di accompagnarci in un viaggio dentro quella che per lui è l'umanità tutta, riassunta nella sua visuale. Una visuale che non a tutti può piacere, e lui sembra goderci molto nel non essere apprezzato da un certo tipo di spettatori, ma che comunque nonostante diversi dubbi che si riconfermano a ogni visione finisce sempre per appassionarmi, quasi non mi interessasse dove sto andando ma che mi basti essere accompagnato da lui in questo viaggio. E' impossibile però non accorgersi, al di là delle varie provocazioni che pure qui sono state inserite sia nel lungometraggio che nella tanto discussa campagna promozionale, che questo è un progetto al quale tiene molto e in cui ha riversato tutto se stesso. Un personaggio porta il suo nome e, cosa fondamentale, il protagonista cita la sua visione di cinema, il suo desideri di ritrarre la vita com'è in un film: sperma, sangue e lacrime. Noé in questo film cerca proprio di vertere su questo trittico, cercando di cristallizzare l'amore, scavando nell'autobiografico e senza seguire un apparente schema logico. Non c'è una vera struttura temporale, è tutto un andare avanti e indietro nel tempo, non seguendo uno schema logico preciso perché l'amore stesso non ha regole e vincoli. Da questo punto di vista, il film è riuscito, trasporta in quella micro area indefinita che sembra essere una sfumatura stessa del tempo, senza una collocazione precisa, quasi un'identità a sé, lasciando spaesato e in balia dei ricordi. Credo sia impossibile guardare questo film senza cominciare a pensare al proprio passato. Però ci sono doversi ma... dei ma che finiscono per riconoscersi proprio nell'ego del nostro amico argentino, che non riesce a trattenere la propria straripante personalità (ma nell'arte va mai fatta come cosa?) e finisce per strafare. Sempre senza negarci quella bellezza stilistica e compositiva che caratterizza il film dall'inizio alla fine per ogni fotogramma, ma anche quella bellezza a lungo andare può poco contro quello che sembra un mero esercizio di stile, anche nella provocazione, ormai così insistente ed ostentata da non fare più effetto, insieme a certi momenti vagamente ridicoli. Ironicamente tutto funziona, o dà l'illusione di funzionare, quando a parlare sono unicamente le immagini, raccontando solo il momento che vogliono rappresentare e senza caricarsi di tutta quella simbologia, quella cacofonia mnemonica e quella voglia di sconcertare a ogni costo. Noé conosce quel lato dell'umanità ed è giusto che lo rappresenti, ma trovo che mercificarci sopra in maniera così palesata alla lunga non sia più provocatorio ma unicamente di cattivo gusto. Però mi è stato ugualmente impossibile staccare gli occhi, complice anche la bellezza assoluta di Aomi Muyok, e vedere quella scena finale dopo tutte quelle che ci sono state prima, mi ha leggermente destabilizzato. Alla fine non credo che Noé abbia dato un ritratto dell'amore, perché ognuno lo vive e lo recepisce alla sua maniera; ha dato una versione del suo amore e, nonostante tutto, è stata una visione che mi ha appagato e rapito, anche se a tratti (fin troppo) auto-compiaciuta.

Ma soprattutto, Love è una dichiarazione d'amore al cinema. Quello forse è il punto in cui è totalmente riuscito senza riserva alcuna.


Voto: 

8 commenti:

  1. Ce l'ho in attesa da mesi perchè il ciuchino non riesce a completarmi il download, ma sono molto, molto, molto curioso.
    Il buon Gaspar con la macchina è un fenomeno.

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    1. Ti direi di abbassare un ciccinino l'hype, ma è comunque una visione che crea contrasto d'idee, ed è questa la cosa più importante.

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  2. Per me è stato una delusione, onestamente. Enter the Void mi era piaciuto molto di più, trovo Love piuttosto irrisolto, e anche le sequenze "scandalo" non sono poi così esagerate, se guardiamo la sua filmografia. Il talento di Noé dietro la camera, comunque, non si discute!

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    1. Anche per me un passo indietro rispetto a "Enter the void", ma comunque rimanendo fedele alla propria poetica ha fatto un altro tipo di film, diverso dalla sua produzione pur essendo perfettamente integrato.

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  3. A parte lo schizzo incriminato (evitabile), l'ho amato molto.
    Devastante e appassionato. E dire che Noé non lo capisco sempre.
    Una specie di boy meets girl, con tutto quello che c'è... durante. Ma letteralmente. L'ho straconsigliato a tutti, ma non vanno al di là dell'evidenza: scopano, scopano.

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    1. In effetti è superficiale concentrarsi solo su quell'aspetto, anche se a tratti è innegabile che Noé eccede.

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    2. Però, di fuori luogo, ho trovato solo la sequenza che ti dicevo. Il resto, locale scambista a parte, è lontano dalle acrobazie di Youporn.

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    3. Ma anche le scene più estreme non mi hanno scandalizzato, fanno parte dell'amore pure quelle. Noé per fortuna riesce anche a trasmettere altro, anche se non sempre riesce a far scollegare lo spettatore da quello e si auto-compiace in più punti.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U