martedì 13 settembre 2016

The neon demon


E finalmente sono riuscito a vedere anche questo ultimo film di Refn, tanto che in un modo o nell'altro credo di essere destinato a visionare sempre con estremo ritardo tutto quell che farà da ora in avanti. L'unico suo film che ho saputo vedere con un certo tempismo è stato Valhalla rising, dato che era uscito direttamente in dvd qui da noi, mentre Drive ho dovuto reperirlo in dvd l'anno dopo e idem per Solo Dio perdona, perché i distributori, nonostante il suo sia un nome ormai universalmente riconosciuto, sembrano non prenderlo affatto in considerazione. A questo giro si riesce a vedere l'ultima fatica di Mr Danimarca solo con tre mesi di ritardo, proprio però quando ogni chiacchiericcio in merito è terminato. Risultato: mi ero quasi già fatto un'idea di quello che avrei visto, dato che a parte per alcuni casi i pareri erano abbastanza unanimi, senza contare che ogni cosa in merito a questo film è stata detta, quindi non so cos'altro di nuovo potrei aggiungere, e il finale mi è stato spoilerato alla grande. Posso solo dire che poco prima di averlo visto, girovagando si Facebook, ho visto un meme dove si prendeva in giro la forma fisica dell'ultima Miss Italia, dopo giorni in cui l'etere è stato invaso da polemiche su come quel concorso denigri l'immagine della donna, cosa che mi ha dato abbastanza fastidio e che ho trovato ancora più squallida di quella manifestazione. Insomma, di demoni al neon sembra essere invaso il mondo intero, non solo quello della moda.

Jesse è una sedicenne orfana che sbarca a Los Angeles in cerca di fortuna come modella, La sua genuinità e innocenza faranno breccia nello sguardo di tutti, ma finirà anche per attirarsi addosso l'invidia delle colleghe più navigate...

Dopo il film del guidatore acrobatico affetto da mutismo, Refn ormai è un regista di culto, tanto da poter affermare di collezionare Barbie Vintage (storia vera, dice che quella sua collezione gli ha ispirato questo film, perché voleva maneggiare "bambole di carne") apparendo come un alternativo e non come un povero pirla. Tanto di culto da aver reinventato la sua formula, aver trovato il proprio zoccolo duro di sostenitori in un certo tipo di pubblico e da firmare, all'apice del proprio egocentrismo, i suoi film con l'acronimo NWR. La cosa ironica è che quella sigla compare in un film sulla moda, tanto da farlo sembrare un marchio, ma da un lato è innegabile che il cinema del danese risponde ormai a una formula collaudata che, sì, ha fatto diventare la sua visione un marchio di fabbrica. Abbandonata la fotografia sporca dei vari Pusher, della sua storia norrena e delle cronache di Michael Peterson, da che ha iniziato ad andare sugli autoscontri con Ryan Gosling il regista danese ha adottato una formula che ormai gli ha dato una (meritata) notorietà ma che, in questo caso, mostra diverse falle. The neon demon alla fine rispecchia in tutto e per tutti i canoni delle ultime fatiche del cineasta, con una storia flebile e dei dialoghi ridotti all'osso, supportato da un apparato visivo di prim'ordine che domina su ogni cosa, dando vero senso di esistere al film. E se è vero da una parte che una sceneggiatura solida e coerente è necessaria, dall'altra si può comodamente ribadire che il cinema non è solo scrittura poiché i concetti che vuole esprimere devono essere dirottati sull'onda di ciò che si può comunicare con le immagini, cosa alla quale do sempre primaria importanza. E di belle immagini qui ce ne sono in abbondanza, tanto che credo sia impossibile rimanere indifferente davanti alla fotografia di Natasha Braier e al connubio che ha saputo ricreare con la macchina da presa di Refn. Il problema principale però è che la bellezza visiva deve sempre accompagnarsi dal comunicare qualcosa, dal lasciare un'emozione, cosa che in questo film ho trovato del tutto assente. Perché The neon demon alla fine è proprio come le sue modelle: bellissime ma inespressive, vero riflesso della società che tanto critica (anche se, al massimo dell'incoerenza, nei titoli di coda è possibile vedere come quanti nomi dell'alta moda lo abbiano aiutato nel realizzare questa sua ultima fatica). Lo stesso specchio che serve alla vanità per potersi ammirare, ma il riflesso non è cablato secondo un'ottica precisa e appare solo un mero esercizio di stile che chiude un discorso sterile, fuori tempo e, spiace dirlo, anche banale, ma di quella banalità anche veritiera che però non riesce a reinventarsi, puro frutto dell'ormai smisurato ego del regista che sembra intento a ricreare fino allo sfinimento il marchio di fabbrica che sembra avergli dato molto successo. Avevo detto di Love che era un viaggio nel quale mi era piaciuto farmi accompagnare, ebbene anche qui si tratta di un viaggio, ma è come se il conducente mi stesse portando nel suo giardino e si vantasse di quanto fosse stato bravo a mantenerlo in così buono stato. Certi potrebbero ribadire che dato il tema trattato tutto questo può essere voluto, ma sarebbe come dire che per parlare di una persona confusa bisogna fare un film confusionario o, come nel caso di Somewhere, per parlare di una vita insulsa si deve fare una pellicola altrettanto insulsa. Alla fine la stessa bellezza del film gli si rivolta contro, come accade alla dolce protagonista (che poi cosa ha di preciso la Fanning da farsi invidiare? E perché tutti sembrano recitare come se si stessero smarronando alla grande?) tanto che gli restano solo delle specifiche vie, le stesse riservate alle comprimarie dopo quell'assurdo finale di cattivo gusto: accettare il proprio lato demoniaco, soccombere a tutto questo o uscirne del tutto disumanizzati. Oppure abbracciare tutte e tre queste vie, con tutte le conseguenze del caso.

Se non altro non lascia indifferenti, cosa importante, se non fondamentale. Però a tratti è davvero il caso di dirlo: che due palle!


Voto: 

17 commenti:

  1. Per me siamo in zona capolavoro, pur non essendo snyder il regista, pensa... :-)

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    1. Ahahah, beh sempre di un regista molto patinato si tratta ;) solo che qui la fotografia non è dettata dalle esplosioni :-P

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  2. una bellissima confezione regalo. Ma quando la apri il regalo non c'è.

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    1. Il regalo per me è stato Jena Malone *.* la adoro!

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  3. Tra le mie cose da vedere, prometto di ripassare a leggerti dopo aver visto il film. Per ora assimilo le due stellette ;-) Cheers

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    1. Vedremo se sarà un brofist o una litigata :-P

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  4. Refn lo apprezzo soprattutto quando c'è Mikkelsen. Forse proprio per Mikkelsen (che so che pure nel tuo caso è un punto debole).
    Questo suo ultimo pippne d'autore (nonostante abbia detto di avere apprezzato Noé: nello specifico, il pippone del protagonista no, però), potrei non digerirlo. Però la Fanning s'è fatta bella bella. ;)

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    1. La Fanning... boh, non mi ha detto nulla, ma va detto che il suo è ironicamente il personaggio meno interessante di tutti. E bella poi...

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  5. Recuperato da poco, conto di vederlo nei prossimi giorni.
    Sono molto, molto curioso, anche perchè Refn io l'ho sempre trovato mitico.

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    1. Pure io. Qui se non altro rea discussione, quindi un totale fallimento non lo è per forza.

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  6. E niente, so che probabilmente dirò proprio ciò che ripetevi nelle ultime righe, ma a me quella freddezza sembrava completamente ricercata.
    Però c'è da dire che questo è stato un film è stato interpretato in svariati modi e, che io abbia sentito, o lo si ama o lo si odia.

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    1. Appunto per questo, nonostante non mi sia piaciuto, non lo ritengo un fallimento completo.

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  7. Un film che non si deve assolutamente provare a capire, va solo guardato (meglio se al cinema) e goduto. Esteticamente è un'esperienza esaltante!

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    1. Ma ormai l'estetica fine a se stessa non mi esalta più. Sarà la vecchiaia che rende cinici?

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  8. Come sai l'ho adorato, film assolutamente ipnotico che vorrei rivedere (aspetto con spasmodia il BluRay)... e sì che partivo prevenuta perché non sono una fan di NWR, come ama siglarsi XD

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    1. Visto in bluray deve essere un'esperienza al limite O.o io ancora non ho visto nulla su quel supporto, pensa...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U