giovedì 24 novembre 2016

Lolita [1997]


Parli di Lolita con me e tochi un pezzo di cuore. Visto il tema che tratta non so quanto sia saggio urlarlo ai quattro venti, ma resta il fatto che il libro di Vladimir Nabokov, letto forse troppo presto (quattordici anni), mi ha segnato l'esistenza e continua a farlo ancora adesso, tanto che lo considero senz'ombra di dubbio come uno dei pilastri della mia topten libraria. Una topten sempre in costante aggiornamento, ma della quale questo insieme a pochi altri rimane uno dei tasselli fondamentali e inalienabili - ma, se mi permettete un pessimo gioco di parole, forse uno dei più alienanti. Ovvio quindi che ogni trasposizione fatta in merito mi possa interessare, data l'importanza che ha per me quel libro, e proprio per questo sento di essere particolarmente ostico verso di esse. Per me Lolita è così intriso della propria natura cartacea, della sua forma romanzesca e delle parole, narrate in prima persona dal protagonista Humbert Humbert, da riuscire molto difficile da rendere altrettanto bene in altri media. Una sfida resa ancora più ostica da quello che le immagini possono trasmettere, soprattutto in un mezzo di più larga diffusione come il cinema, e infatti a ogni riproposta di questo soggetto sono nate polemiche e censure varie. In barba a tutte queste, in tv hanno trasmesso questo film di Adrian Lyne e io, da bravo, me lo sono gustato. Anche questa forse era una cosa che era meglio tenersi per sé, forse...

Nel 1947 il professore di letteratura francese Humbert Humbert lascia la natìa Europa per un posto di professore di lettere al Beardsley College. A causa di un incidente però è costretto a soggiornare presso la casa della vedova Charlitte Haze, facendo così conoscenza con la di lei figlia Dolores, altrimenti detta Lolita...

Il primo adattamento era stato fatto nel 1962 per mano di Stanley Kubrick, su una sceneggiatura scritta dallo stesso Nabokov (tagliata e riadattata dalla produzione per l'80%), il quale si dichiarò molto deluso del risultato finale. Lo stesso Kubrick ha sempre visto quel suo film come un fallimento, dato che voleva farlo "più spinto", ma nonostante tutto il risultato è più che dignitoso, soprattutto per le eccellenti prove degli attori. Trentacinque anni dopo ci prova Adrian Lyne, già regista di Nove settimane e mezza, Flashdance e Proposta indecente, con quello che è ufficialmente considerato un remake ma che per me altro non è che un'ennesima trasposizione, dato che dal lavoro di Kubrick prende le distanze, pur essendoci collegato per degli ovvi passaggi obbligati già presenti nel romanzo. La sceneggiatura di Stephen Schiff è molto fedele, riporta l'amore infantile di Humbert (assente nella versione del '62, che era il vero motivo che scatenava la passione nel protagonista) e permette di osare molto di più, anche se per evitare ulteriori scandali si è dovuto alzare ancora di più l'età di Lolita, ed è proprio lei il personaggio che ottiene la migliore caratterizzazione in questo adattamento. Con Humbert, per certi versi, è più semplice, è un personaggio tormentato portato in scena da Jeremy Irons, uno che se gli dai la parte giusta giganteggia come pochi altri, e qui lo fa, ma è proprio dare una dignità coerente a un personaggio ancora più ai margini come può essere Lolita la vera sfida. Ed era anche il particolare che più mi aveva detto meno nel film di Kubrick. La Lolita portata in scena da Dominique Swain (praticamente perfetta, ma purtroppo è rimasta sempre relegata a questo ruolo e non è mai esplosa) è capricciosa, mette una soggezione che lascia spazio poi a un'antipatia galoppante e Lyne non si spaventa nel mostrare il rapporto morboso e fetido che la lega a Humbert, creando delle sequenze che mi hanno davvero spiazzato nel loro piccolo. Non si entra nella visione pedo-pornografica, ma lascia ben intuire quello che succede e forse è proprio questo che crea tanto disturbo in questo film, senza strafare e senza entrare troppo nel volgare. Nonostante il tema c'è sempre una visione molto raffinata del tutto, ma resta lo scabroso. E' un film tutto giocato sui particolari, quelli che danno vera eleganza a una pellicola rischiosa e per nulla facile che, pur incespicando ugualmente in alcuni punti, mantiene sempre vivo l'interesse. Come dicevo, Lolita è un'opera così intricata nella sua natura romanzesca da rendere ogni trasposizione verso altri media davvero ardua e qui si usa un eccessivo uso di voice over, con stralci presi pari-pari dal romanzo, da far risaltare questa ambigua funzione. Quel "... ma fra le mie braccia, era sempre Lolita", forse uno degli incipit più belli della storia della letteratura (davvero mamma, ma ti sei mai accorta di cosa leggevo da piccolo?), non rende alla stessa maniera e fa capire che quest'opera, per quanto riuscita, in alcuni punti è fin troppo debitrice. Lyne rende tutto più armonico col suo tocco, con la sua visione, giocando proprio con quei particolari di cui sopra e con le sequenze dove sono proprio le immagini a parlare, su tutte quelle dove compare il personaggio di Frank Langella (parte che in passato toccò a Peter Sellers) che si tramutano in una visione quasi horror, con una sua comparsa finale che mi ha fatto sentire davvero sporco dentro - cosa che riesce a pochi. Non stiamo parlando di un capolavoro assoluto, com'era il libro, perché quello aveva anticipato i tempi (fu pubblicato da una casa editrice erotica nel 1955 e l'anno dopo messo fuori bando, nonostante avesse esaltato un autore come Graham Greene), ma stiamo comunque parlando di una trasposizione oneste, oltre che nei fatti, anche nelle intenzioni. Piaccia o non piaccia, quello che ci accompagnerà alla fine sarà il senso di colpa di Humbert per aver privato la sua Dolores dell'infanzia, oltre che una volontà di mettere in discussione ogni cosa che credevamo a proposito dell'amore. Un amore sofferto, morboso e (auto)distruttivo, ma comunque una delle sue interpretazioni più originali, malinconiche e discusse. Lyne ci mette molto del suo per rendere il più personale il tutto, e alla fine riesce a rendere il personaggio di Humbert vivo, personale e sincero, complice anche l'interpretazione riuscita di Irons. E anche se la sua è 'soltanto' una trasposizione, il personaggio di Lolita farete molta difficoltà a dimenticarlo.

Vedere questo film mi ha ricordato quanto ha significato quel libro per me, la sua bellezza e la sua profondità e quanto continuerà a farlo. Lolita, come ho detto, è un pezzo di cuore.


Voto: ★ ½

8 commenti:

  1. un film che ha un cuore tutto suo...
    tratto da un libro che ho amato moltissimo, forse uno dei pochi baluardi di scandalo vero e proprio, che ancora oggi fa scalpore...

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    1. Infatti, trattare un titolo simile con la delicatezza e il buon gusto necessario è arduo ma ce l'hanno fatta.

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  2. Mi è capitato di rivederlo, mi pare lo scorso anno dopo una vita che non lo rivedevo, beh ecco, lo ricordavo un pochino meglio, specialmente per la recitazione della protagonista. Sarà che dopo Kubrick mi è difficile pensare ad altre versioni non so. Però ho apprezzato leggere il tuo punto di vista sul film ;-) Cheers

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    1. Io lo ho visto per la prima volta da poco, e non dubito che in futuro potrò cambiare opinione. Però, forte anche il fatto che AMO il libro, mi è piaciuto molto contro ogni pronostico.

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  3. Posso dirlo? Sì, lo dico. Che due marroni. Che film inutilmente patinato. Che protagonisti fastidiosi (non che quelli di Kubrick lo fossero meno ma come attori ho sempre preferito i suoi). E ora uccidimi pure XD

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    1. Ahahah! XD i protagonisti nel libro so' pure peggio, ti dirò. Ma ci sta perfettamente che non piaccia ;)

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  4. Non ho mai letto il libro,non ho visto nessuno dei due film,vado a mettermi in un angolino a sentirmi ignorante per i fatti miei XD
    Battute a parte,sarebbe ora di recuperare ;)

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    1. Il libro assolutamente! Poi lo fai a un'età più "salutare" della mia XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U