giovedì 8 dicembre 2016

Filth - il lercio


Ho comprato il Kindle (uno dei vari lettori di e-book, per chi non lo sapesse) perché ho esordito nel mondo della narrativa con un libro disponibile solo sul mercato digitale, quindi mi sembrava ipocrita non avere uno di quei dispositivi. Ma era una scelta che ponderavo da tempo perché ormai a casa non ho più mensole dove mettere i libri e perché così pensavo di risparmiare. Sullo spazio tutto come previsto, sul risparmiare invece le cose sono andate storte perché ho scoperto le offerte lampo. Quando poi quest'anno c'è stato il Black Friday sono diventato un po' più povero, ma è stata l'occasione per fare man bassa di alcuni titoli di Irvine Welsh, lo Scottish bad boy che ha avuto tanto successo parlando di sbandati col linguaggio degli sbandati, ma anche uno di quegli autori che mi sono sempre promesso di leggere e dei quali per mera pigrizia non ho mai sfogliato una pagina. Ho deciso di iniziare la mia avventura nei bassifondi scozzesi con Il lercio, dai suoi stessi fan-talebani considerato come un titolo minore, ma anche il titolo che più mi ispirava per le 'voglie letterarie' che ho in questo periodo. E anche perché questo film lo volevo vedere da un po' ma mi ero promesso di visionarlo solo dopo aver letto il romanzo da cui è tratto.

Bruce "Robbo" Robertson è un poliziotto misogino, manipolatore, razzista, corrotto e drogato - ma ha anche dei difetti. Fa parte di una loggia massonica e ambisce a una promozione, che spera di ottenere indagando su un omicidio a sfondo razziale. Per ottenerla decidere di mettere tutti i propri colleghi l'uno contro l'altro, ma...

Quella de Il lercio per me è stata una lettura che ha attraversato molte fasi. Ghignate a ripetizione nei primi capitoli, perché il linguaggio sboccato (è Bruce Robertson stesso che racconta la vicenda) offriva delle sconce perle che penso ricorderò a lungo, succedute poi a uno strano senso di stanca. Fatti che sembravano fini a se stessi, sempre il solito turpiloquio che alla lunga annoia e altre corbellerie varie mi avevano fatto desiderare di non completare la lettura e di darmi ad altre opere di Welsh... poi però succede che, verso la fine, tutto appare sotto un'altra luce, alcuni aspetti sulla personalità del Robbo vengono chiariti e hai il quadro di tutta la situazione. Finisci il libro con una strana tristezza dentro, finendo per volere bene a un personaggio così meschino e provando una certa pena per lui. Tutto quello che mi aveva fatto storcere il naso prima continuava a rimanere e lo ricordavo bene, ma quelle ultime pagine mi hanno davvero scosso come non succedeva da tempo e mi hanno fatto capire che Welsh è uno che sa parlare di persone disagiate, ma nella maniera di chi li capisce davvero. Il regista e sceneggiatore Jon S. Baird quindi aveva un compito arduo, perché il romanzo di Welsh faceva delle rivelazioni in maniera del tutto meta-letteraria (spoiler: un narratore che si succede a Robertson è la tenia che vive nel suo intestino, appello dell'ultimo brandello della sua anima distrutta, e veniva introdotto anche all'interno di due parentesi che descrivevano i contorni delle sue budella), ma per il resto era un soggetto che sul gande schermo poteva prestarsi benissimo. Affidandosi a James McAvoy, che qui dimostra di essere in grado di sostenere parti molto impegnative, riesce a introdurre nel mondo devastato di questo detective, ma zoppica in più punti mano a mano che va avanti. I difetti riscontrati nella matrice letteraria vengono mantenuti anche qui, quindi abbiamo un bel po' di parti che sembrano segmenti isolati e un paio di giramenti a vuoto, ma Baird ci mette anche del suo gestendo malamente un sacco di cose. Innanzitutto alleggerisce di molto l'essere filth del protagonista, toglie la storia dell'eczema e McAvoy appare fin troppo pulito in certi casi, cambia l'etnia della vittima iniziale (qui un giapponese, nel libro un nero) e gestisce in maniera davvero impacciata quello che è il tormentato passato di Bruce. Il che non è da prendersi come un mero "ma nel libro era diverso", semplicemente non gli si dà il peso necessario e la riesamina finale del personaggio principale appare decisamente poco incisiva - e parlando con la coscienza del lettore, certe cose sono state cambiate inutilmente. Ci sono diverse trovate buffe e i tempi comici sono rispettati a dovere, ma è proprio su quel finale che mancano diversi elementi per promuovere il lavoro, snellito molto durante la parte centrale, ma al quale manca proprio il quid per andare oltre alla discreta sufficienza. Alla fine Bruce "Robbo" Robertson è una persona alla quale la mancanza d'amore durante i primi anni di vita ha condizionato l'intera esistenza, rendendolo l'individuo marcio che è diventato nell'età adulta, ma credo che per parlare di individui simili ci voglia o una grande sensibilità oppure si debba aver avuto una vita altrettanto travagliata, perché sono cose che si possono esprimere bene solo se le hai provate sulla tua pelle. A Jon S. Baird non manca la tecnica, e trova un buon sistema per la trovata meta-narrativa che ripercorre tutto il romanzo, ma è carente sul punto di vista dell'emotività. E la deriva finale appare di un tale trash involontario da far quasi sorridere controvoglia. E un film che poteva diventare una vera e propria bomba finisce per rivelarsi solo come una visione simpatica e nulla più.

Comunque è davvero difficile vedere un film con Jamie Bell e non immaginarlo ballare. Quando un ruolo ti condiziona l'esistenza...


Voto: ★ ½

4 commenti:

  1. James è bravissimo qui,e comunque,anche non avendo letto il libro,mi ha lasciato un certo disagio/amarezza,dopo la visione.
    Di Welsh ho letto solo Trainspotting,è nella luuuuunga lista di autori di cui vorrei recuperare altra roba...prima devo però eliminare un pò di roba che ho già comprato.
    Il lettore di ebook ce l'ho anch'io,ma poi alla fine vedo che leggo sempre prima quello che ho in carta.Mi piace molto di più.

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    1. McAvoy notevole, almeno per me che lo conoscevo quasi unicamente come Professor X. In certe scene mi ha fatto paura...
      Potendo comprerei solo cartaceo pure io, però mi sono adeguato e ora non trovo più differenza. Anzi, con certi mattoni mi evito dolore ai polsi XD

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  2. A me non era dispiaciuto affatto, e McAvoy è strepitoso.
    Ma sicuramente tu sei molto meno "lercio" di me. ;)

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    1. Oh beh, contro certi pesi massimi non ci provo proprio a confrontarmi :-P

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U